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24 Ott 2026, Sab

Dopo oltre mille anni emerge il nome di uno scienziato Maya: si chiamava Sak Tahn Waax

Una straordinaria scoperta archeologica restituisce un’identità a uno studioso dell’VIII secolo. In un’antica iscrizione del Guatemala è stato riconosciuto il nome di un matematico e astronomo Maya.

Unprecedented Maya Mural Found, Contradicts 2012 "Doomsday" Myth | National Geographic
Mayan Artwork Uncovered In A Guatemalan Forest : NPR

Name of ancient Maya astronomer-mathematician deciphered for the first time - The Art Newspaper - International art news and events

Un nome che attraversa i secoli

La storia è piena di grandi personaggi dei quali conosciamo imprese, opere e scoperte.

Ma è popolata anche da migliaia di uomini e donne che hanno contribuito allo sviluppo della conoscenza senza lasciare un nome riconoscibile.

Uno di questi era un matematico e astronomo vissuto nel mondo Maya durante l’VIII secolo.

Oggi, grazie al lavoro degli archeologi e degli studiosi delle antiche scritture, quell’uomo possiede nuovamente un’identità.

Si chiamava Sak Tahn Waax, nome che può essere tradotto come “Volpe dal petto bianco”.

La scoperta è stata presentata in una ricerca pubblicata online il 14 luglio 2026 sulla rivista Antiquity.

Il segreto custodito a Xultun

Il luogo della scoperta è Xultun, un antico centro Maya situato nell’attuale Guatemala.

All’interno di una struttura conosciuta dagli archeologi come 10K-2 è stato studiato un piccolo testo dipinto su una parete.

Le iscrizioni Maya dell’epoca classica raccontano spesso la vita dei sovrani, le genealogie dinastiche e gli avvenimenti religiosi.

Documenti legati al lavoro quotidiano degli studiosi sono invece molto più rari.

Il testo analizzato rappresenta proprio un’eccezione.

Contiene una formula astronomica e termina con un nome personale, interpretato dai ricercatori come l’attribuzione di quel lavoro a Sak Tahn Waax.

È un dettaglio apparentemente piccolo, ma di grande valore storico.

I Maya e la straordinaria conoscenza del cielo

La civiltà Maya sviluppò sistemi matematici e calendari di notevole complessità.

L’osservazione del Sole, della Luna e di altri corpi celesti era strettamente collegata alla vita religiosa, politica e sociale.

Le conoscenze astronomiche permettevano di organizzare calendari, interpretare cicli temporali e attribuire significati particolari a determinati momenti.

La matematica Maya utilizzava un sistema numerico vigesimale, basato sul numero venti, e comprendeva un simbolo con funzione di zero.

Si trattava di una tradizione intellettuale estremamente articolata, maturata indipendentemente da quella europea.

Il nome individuato a Xultun consente di osservare questa storia da un punto di vista nuovo.

Dietro i calcoli non c’era soltanto una civiltà astratta, ma anche una persona che studiava, elaborava formule e produceva conoscenza.

Perché questa identificazione è eccezionale

Gli autori della ricerca, Franco D. Rossi, David Stuart e Heather Hurst, sottolineano il valore dell’attribuzione personale.

Secondo lo studio, si tratta dell’unico esempio finora noto di un matematico dell’epoca classica Maya direttamente accreditato per il proprio lavoro.

Non significa che fosse necessariamente il più importante astronomo della sua epoca.

Significa che il suo nome, diversamente da quello di moltissimi altri studiosi, è sopravvissuto.

È una distinzione fondamentale.

La storia della scienza viene spesso raccontata attraverso una successione di grandi civiltà, ma molto meno frequentemente attraverso le identità dei singoli ricercatori vissuti al loro interno.

La scoperta rende quel passato più umano e concreto.

La ricerca che restituisce una voce al passato

Il risultato dimostra quanto possano essere importanti l’epigrafia, l’archeologia e lo studio sistematico dei documenti antichi.

Non sempre una grande scoperta consiste nel ritrovamento di un monumento imponente o di un tesoro prezioso.

A volte può essere una piccola iscrizione, conservata per secoli su una parete.

Il suo valore non risiede nell’oro o nelle dimensioni, ma nelle informazioni che custodisce.

Sak Tahn Waax probabilmente non avrebbe potuto immaginare che il suo lavoro sarebbe stato studiato oltre mille anni dopo.

Eppure oggi il suo nome torna a circolare, offrendo un riconoscimento postumo a una delle tante menti che contribuirono allo sviluppo del sapere astronomico.

È una storia che ricorda quanto la conoscenza umana sia il risultato di un cammino collettivo, fatto anche di persone che il tempo sembrava avere dimenticato.