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24 Ott 2026, Sab

Dalla Germania all’Italia con 5 milioni di euro: Francesca Calegari e la sfida di riportare la grande ricerca scientifica nel nostro Paese

La fisica italiana lascia Amburgo per l’Università di Trento e avvia un progetto internazionale dedicato allo studio degli elettroni. Una storia di eccellenza che racconta un’Italia capace di attrarre competenze, finanziamenti e innovazione.

DESY News: Francesca Calegari new leading scientist at DESY and Professor of Hamburg University  - Deutsches Elektronen-Synchrotron DESY

TRENTO, 21 ottobre 2026 – In un Paese nel quale il dibattito sulla fuga dei cervelli accompagna da anni quello sulle difficoltà dell’università e della ricerca, arriva una notizia che racconta una prospettiva diversa. Quella di una scienziata italiana che, dopo un’importante esperienza internazionale, sceglie di tornare in patria portando con sé un finanziamento europeo di cinque milioni di euro.

La protagonista è Francesca Calegari, fisica di riconosciuta esperienza internazionale, proveniente dal Deutsches Elektronen-Synchrotron, il DESY di Amburgo, uno dei più importanti centri scientifici tedeschi.

Dal primo ottobre 2026 ha assunto il ruolo di professoressa ordinaria presso il Dipartimento di Fisica dell’Università di Trento, dove coordinerà una nuova iniziativa dedicata alla fisica ultraveloce.

Non è soltanto un trasferimento accademico. È la costruzione di una nuova infrastruttura scientifica che punta a collocare Trento tra i centri di riferimento internazionali per lo studio dei fenomeni più rapidi della materia.

Cinque milioni per osservare l’invisibile

Il finanziamento europeo, assegnato nell’ambito del programma dello European Research Council, sosterrà per sei anni, dal 2026 al 2032, la quota di ricerca affidata a Calegari.

Il contributo rientra nel progetto internazionale IDEAA, che dispone complessivamente di circa 14 milioni di euro.

L’obiettivo è ambizioso: sviluppare strumenti capaci di osservare la dinamica degli elettroni con una risoluzione temporale e spaziale estremamente elevata.

Gli elettroni sono protagonisti dei fenomeni fondamentali che governano il comportamento della materia. Comprendere meglio i loro movimenti significa avvicinarsi alla possibilità di descrivere e, in prospettiva, controllare processi che oggi sfuggono all’osservazione diretta.

Per raggiungere questo risultato, i ricercatori utilizzano impulsi luminosi ultrabrevi, capaci di misurare eventi che avvengono nell’arco di attosecondi.

Un attosecondo corrisponde a un miliardesimo di miliardesimo di secondo: una dimensione temporale difficile persino da immaginare.

Nasce ALPI, il nuovo centro scientifico di Trento

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La nuova iniziativa si chiamerà ALPI, acronimo di Attosecond and Ultrafast Laser Physics Initiative.

Il progetto prevede laboratori avanzati, nuove attrezzature sperimentali e collaborazioni internazionali con istituzioni scientifiche di primo piano.

Le nuove infrastrutture dovrebbero essere sviluppate entro il 2028, rafforzando le competenze già presenti nell’ateneo trentino.

Il 28 ottobre, presso il Polo Ferrari 1 di Povo, è prevista la presentazione ufficiale dell’iniziativa attraverso un workshop che riunirà studiosi italiani ed europei.

Tra gli organismi coinvolti nel confronto scientifico figurano il Consiglio Nazionale delle Ricerche e il DESY di Amburgo, con il quale resterà attivo un importante rapporto di collaborazione.

Dalla fisica fondamentale alle tecnologie del futuro

Ma perché una ricerca così complessa dovrebbe interessare anche chi non lavora in un laboratorio?

La risposta riguarda le possibili conseguenze scientifiche e tecnologiche.

Studiare con maggiore precisione i fenomeni elettronici può contribuire alla comprensione delle reazioni chimiche e delle proprietà dei materiali.

Da queste conoscenze potrebbero derivare, nel lungo periodo, progressi in campi quali elettronica avanzata, tecnologie energetiche, informazione quantistica e processi applicabili alla ricerca medica.

È importante distinguere le potenzialità dai risultati già raggiunti: il progetto nasce per sviluppare conoscenze e strumenti di frontiera, non per annunciare prodotti o terapie immediatamente disponibili.

Proprio questo caratterizza la grande ricerca scientifica, nella quale investire significa costruire le condizioni per innovazioni che potranno manifestarsi anche molti anni dopo.

Un segnale per l’università italiana

La scelta di Francesca Calegari rappresenta un caso significativo per l’intero sistema accademico nazionale.

Il trasferimento dimostra che il ritorno dei ricercatori italiani dall’estero può diventare possibile quando esistono condizioni adeguate, risorse consistenti e una progettualità scientifica credibile.

Non significa che il problema della fuga dei talenti sia risolto. Le difficoltà legate ai finanziamenti, alle carriere e alla competitività internazionale restano questioni centrali.

Ma raccontare anche le esperienze positive permette di comprendere meglio quali strumenti possano favorire un cambiamento.

Un grande progetto scientifico non porta soltanto risorse economiche. Può attrarre giovani ricercatori, stimolare collaborazioni e creare nuove occasioni di formazione.

La storia di Francesca Calegari ricorda che l’eccellenza italiana non si misura soltanto attraverso i successi ottenuti all’estero.

Si misura anche nella capacità di riportare in Italia conoscenze, relazioni internazionali e opportunità.

E quando questo avviene, il risultato non riguarda una sola università: diventa un investimento sul futuro del Paese.