Si chiama lori lento di Bangka, vive sugli alberi e possiede una caratteristica rarissima tra i mammiferi: un morso velenoso. Per decenni gli studiosi ne avevano perso le tracce, ma gli abitanti di un’isola indonesiana hanno contribuito a documentarne la sopravvivenza. Ora bisogna salvarlo davvero.
Ha occhi enormi, un muso dall’espressione quasi infantile e movimenti talmente lenti da sembrare studiati per non disturbare nulla di ciò che lo circonda.
A guardarlo, difficilmente qualcuno immaginerebbe di trovarsi davanti a uno degli animali più particolari del pianeta.
Eppure il lori lento di Bangka, piccolo primate che vive nelle foreste dell’Indonesia, nasconde una caratteristica straordinaria: possiede un sistema velenifero in grado di provocare un morso doloroso e, in alcune circostanze, reazioni allergiche molto gravi.
Ma la notizia più sorprendente non riguarda soltanto questa insolita capacità.
Una nuova ricerca scientifica ha confermato che il lori lento di Bangka è ancora vivo, nonostante fosse assente dalla documentazione scientifica da quasi cento anni.
La scoperta riguarda l’isola di Bangka, situata a est di Sumatra, dove un centro locale di recupero della fauna selvatica ha documentato per anni la presenza degli animali.
Il lavoro, pubblicato sulla rivista scientifica Spixiana, rappresenta una notizia importante per la conservazione della biodiversità e racconta una storia nella quale la conoscenza della popolazione locale si è rivelata decisiva.
Una specie che gli scienziati non riuscivano più a documentare
Il lori lento di Bangka, conosciuto scientificamente come Nycticebus bancanus, venne descritto per la prima volta nel 1906.
Soltanto nel 2013 è stato riconosciuto formalmente come specie distinta.
Per molto tempo, però, gli studiosi hanno avuto a disposizione pochissime informazioni sulla sua distribuzione e sulla consistenza della popolazione.
Le ultime documentazioni scientifiche storiche risalivano agli anni Trenta del Novecento.
Il progressivo degrado degli ambienti naturali e l’assenza di osservazioni sistematiche avevano fatto temere che l’animale potesse essere scomparso.
L’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura lo aveva classificato come gravemente minacciato, con la possibilità che fosse già estinto.
La situazione era particolarmente preoccupante perché il lori di Bangka vive esclusivamente in una regione geografica limitata.
La scomparsa delle ultime popolazioni significherebbe perdere una specie unica.
La nuova ricerca ha finalmente permesso di superare un’incertezza durata decenni.
La scoperta nasce dalle persone comuni
L’aspetto più emozionante della vicenda è che l’animale non era completamente scomparso dalla vita degli abitanti dell’isola.
Mentre la comunità scientifica faticava a raccogliere informazioni aggiornate, diversi residenti continuavano a incontrare questi piccoli primati.
Alcuni apparivano nei giardini, altri venivano avvistati ai margini delle strade o vicino alle abitazioni.
Talvolta erano trovati sulle linee elettriche, esposti a rischi gravissimi.
Le segnalazioni arrivavano all’Alobi Wildlife Rescue Center, organizzazione impegnata nel recupero e nella protezione degli animali selvatici.
I volontari intervenivano, prestavano assistenza agli esemplari in difficoltà e, quando possibile, li riportavano in ambienti forestali.
Nel corso degli anni questa attività ha prodotto una quantità di informazioni preziosissime.
Soltanto in seguito i dati raccolti sono stati analizzati e trasformati in una pubblicazione scientifica.
È un esempio concreto di come la tutela della natura non dipenda esclusivamente dai grandi laboratori, ma anche dall’osservazione quotidiana di chi vive a stretto contatto con il territorio.
Oltre 90 animali recuperati e 86 restituiti alla natura
I numeri documentati dalla ricerca sono significativi.
Tra il 2015 e il 2025 il centro Alobi ha recuperato più di 90 lori lenti di Bangka.
Di questi, 86 sono stati successivamente liberati in sette aree dell’isola ritenute idonee.
Gli esemplari sono stati segnalati nelle quattro reggenze dell’isola e nella città di Pangkal Pinang.
Questo suggerisce che la specie possa essere ancora presente in diverse zone, anche se non permette di stabilire quanti animali vivano effettivamente allo stato selvatico.
I ricercatori invitano infatti alla prudenza.
Documentare decine di recuperi non significa aver dimostrato l’esistenza di una popolazione numerosa o al sicuro dal rischio di estinzione.
Gli animali potrebbero sopravvivere in piccoli nuclei isolati, separati dalla progressiva distruzione delle foreste.
Per comprendere la loro reale condizione saranno necessarie ricerche sul campo, indagini genetiche e programmi di monitoraggio.
Il segreto del veleno nascosto sotto il braccio
Il lori lento possiede una delle caratteristiche biologiche più insolite tra tutti i primati.
Sulla parte interna delle zampe anteriori sono presenti ghiandole che producono una particolare secrezione.
L’animale può leccare queste ghiandole, mescolando la sostanza con la saliva.
Il composto che ne deriva rende il morso velenoso.
Negli esseri umani può causare dolore, gonfiore e reazioni allergiche anche molto serie.
Si tratta di una caratteristica estremamente rara nei mammiferi e particolarmente sorprendente in un primate dall’aspetto così apparentemente innocuo.
Gli studiosi ritengono che il veleno possa svolgere un ruolo nei conflitti tra individui della stessa specie, oltre ad avere possibili funzioni difensive.
Non è però corretto descrivere questi animali come aggressivi nei confronti dell’uomo.
I lori lenti sono creature prevalentemente notturne, che trascorrono molto tempo sugli alberi e tendono a muoversi silenziosamente.
La loro difesa velenosa non rende meno importante il rispetto della loro natura selvatica: non devono essere maneggiati o considerati animali domestici.
Gli occhi enormi sono un adattamento alla vita notturna
Uno dei tratti più riconoscibili del lori lento sono gli occhi grandi e rotondi.
Non si tratta soltanto di una caratteristica estetica.
Questi organi visivi sono adattati a condizioni di scarsa luminosità e aiutano l’animale a muoversi durante le ore notturne.
I movimenti lenti e controllati costituiscono un altro elemento importante del suo comportamento.
Procedere senza bruschi spostamenti permette di rimanere meno visibile e di attraversare la vegetazione senza attirare continuamente l’attenzione.
La vita del lori si svolge soprattutto tra rami e foglie, in ambienti nei quali la continuità della copertura forestale è essenziale.
Ed è proprio questa continuità a essere oggi sempre più minacciata.
Miniere, piantagioni e deforestazione: il pericolo più grande
La sopravvivenza del lori di Bangka è strettamente legata al futuro delle foreste dell’isola.
L’attività estrattiva dello stagno, compresa quella illegale, e la conversione di ampie superfici naturali in piantagioni di palma da olio hanno ridotto sensibilmente gli habitat disponibili.
A questo si aggiungono l’espansione degli insediamenti umani, le infrastrutture stradali e il commercio illegale di animali selvatici.
Quando un primate arboricolo perde i collegamenti tra le aree forestali, può essere costretto ad attraversare zone abitate o infrastrutture pericolose.
È in queste circostanze che aumentano gli incidenti e le possibilità di cattura.
La riscoperta scientifica della specie, dunque, non rappresenta il lieto fine definitivo della vicenda.
È piuttosto il punto di partenza di una nuova responsabilità.
La vera sfida comincia adesso
I ricercatori hanno proposto programmi di conservazione capaci di proteggere gli ambienti ancora esistenti, monitorare gli animali liberati e raccogliere ulteriori informazioni genetiche.
Tra le possibilità considerate figura anche un progetto di riproduzione controllata a fini conservazionistici.
Ma il contributo delle comunità locali rimane fondamentale.
Sono state proprio le loro segnalazioni a dimostrare che il lori lento non era scomparso.
La sua storia ci ricorda qualcosa di importante: ciò che non compare più nelle ricerche scientifiche non è necessariamente sparito dalla Terra.
Talvolta una specie continua a sopravvivere lontano dai laboratori, nascosta tra gli alberi o a pochi metri dalle abitazioni.
E può accadere che siano proprio gli abitanti di un luogo a conoscere meglio di chiunque altro le creature che condividono il loro ambiente.
Per il lori lento di Bangka, dopo quasi cento anni di silenzio scientifico, è arrivato il momento di tornare all’attenzione del mondo.
Adesso bisogna evitare che questa riscoperta si trasformi, tra qualche decennio, nel racconto di un’occasione perduta.
