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24 Ott 2026, Sab

Il robot che nuota con muscoli veri: al MIT nasce una macchina a metà strada tra tecnologia e vita

È sottile come un foglio, si muove nell’acqua e risponde alla luce. Non usa un normale motore, ma cellule muscolari viventi: un esperimento che potrebbe cambiare il futuro della robotica.

Powered by muscle cells, a paper-thin robot swims through watery maze | MIT News | Massachusetts Institute of Technology

Quando una macchina comincia ad assomigliare a un organismo

Immaginiamo un piccolo robot capace di muoversi senza ingranaggi, senza eliche e senza un motore elettrico tradizionale.

Non è la trama di un film di fantascienza. È il risultato di un progetto sviluppato dagli ingegneri del Massachusetts Institute of Technology.

La ricerca, presentata il 29 settembre 2026 e pubblicata sulla rivista scientifica Advanced Functional Materials, descrive un minuscolo robot acquatico alimentato da autentiche cellule muscolari viventi.

Gli scienziati lo definiscono un sistema bioibrido: una struttura artificiale che utilizza componenti biologiche per produrre movimento.

Un corpo di gel e minuscoli muscoli

Il robot, chiamato aquabot, possiede una struttura realizzata con una sottile pellicola di gel, di dimensioni paragonabili a quelle di una gomma da masticare.

Le due estremità funzionano come pinne.

Su ciascuna sono state collocate cellule muscolari viventi, organizzate in uno strato molto sottile, inferiore allo spessore di un capello.

Queste cellule sono state modificate affinché possano contrarsi quando vengono illuminate.

Quando il ricercatore dirige la luce verso una pinna, le cellule muscolari si attivano, provocando un movimento capace di spingere il robot nell’acqua.

Illuminando selettivamente le diverse parti, è possibile influenzarne la direzione.

Il risultato è una forma di locomozione che ricorda alcuni movimenti degli organismi acquatici.

Il segreto è nell’incontro tra due mondi

Per comprendere l’importanza di questa ricerca bisogna considerare un limite fondamentale della robotica tradizionale.

Anche le macchine più sofisticate dipendono da sistemi di alimentazione, attuatori e componenti meccaniche.

La natura, invece, utilizza da milioni di anni il tessuto muscolare per trasformare energia chimica in movimento.

L’idea dei ricercatori consiste nello sfruttare questa capacità biologica all’interno di un oggetto progettato artificialmente.

Non significa aver creato un essere vivente artificiale e neppure una macchina dotata di coscienza.

Il robot non pensa, non decide autonomamente dove andare e non possiede un sistema nervoso.

È un dispositivo sperimentale che sfrutta la risposta programmata delle cellule alla luce.

Proprio questa distinzione rende la ricerca interessante: dimostra che alcune funzioni biologiche possono essere integrate nella progettazione ingegneristica.

Le possibili applicazioni

Nel lungo periodo, sistemi bioibridi potrebbero contribuire allo sviluppo di minuscoli dispositivi mobili capaci di lavorare in ambienti nei quali i robot convenzionali incontrano difficoltà.

Si pensi a strumenti per la ricerca scientifica, dispositivi per la manipolazione delicata di materiali o nuove piattaforme per studiare il comportamento dei tessuti muscolari.

Le possibili applicazioni mediche richiederebbero però importanti progressi in biocompatibilità, controllo, sicurezza e alimentazione.

L’aquabot del MIT resta quindi un prototipo di laboratorio e non un prodotto pronto per l’utilizzo industriale o sanitario.

Il futuro potrebbe essere anche biologico

La vera rivoluzione potrebbe non essere costruire macchine sempre più grandi, potenti e veloci, ma ripensare il significato stesso di macchina.

Per secoli abbiamo progettato dispositivi imitando la natura dall’esterno.

Oggi gli scienziati iniziano a incorporare direttamente i suoi meccanismi nella tecnologia.

E un piccolo robot che nuota grazie a cellule muscolari dimostra che il confine tra ingegneria e biologia sta diventando sempre più interessante.