Per il professor Giuliano Di Bernardo, l’Italia possiede le risorse storiche, culturali e spirituali per proporre una “terza via” tra l’Occidente guidato dagli Stati Uniti e l’Oriente rappresentato dalla Cina. Ma per tornare protagonista dovrà recuperare autonomia politica e consapevolezza della propria missione.
Il nuovo equilibrio geopolitico internazionale appare sempre più caratterizzato dal confronto tra due grandi polarità. Da una parte vi è l’Occidente guidato dalla potenza americana; dall’altra emerge l’Oriente, con la Cina nel ruolo di principale riferimento politico, economico e strategico.
Secondo il professor Giuliano Di Bernardo, queste due aree non rappresentano soltanto differenti centri di potere, ma esprimono concezioni profondamente diverse della politica, del diritto internazionale e dei rapporti tra gli Stati.
Di fronte a questa contrapposizione, diventa necessario interrogarsi sulla possibilità di costruire una terza via. Non una posizione intermedia, debole o ambigua, ma una prospettiva autonoma e superiore, capace di non subordinarsi automaticamente né alle strategie americane né a quelle cinesi.
Il Paese che potrebbe interpretare questa funzione è proprio l’Italia. La nostra nazione dispone infatti di un patrimonio storico e culturale difficilmente comparabile: Roma, la diffusione universale del cristianesimo, l’Umanesimo, il Rinascimento, Galileo Galilei e la nascita della scienza moderna. Nel corso dei secoli, l’Italia ha generato modelli di civiltà che hanno profondamente trasformato il mondo.
Oggi, tuttavia, il Paese non sembra esprimere una politica estera realmente autonoma. Nella lettura di Di Bernardo, i governi italiani sono rimasti per decenni subordinati agli Stati Uniti, rinunciando progressivamente a elaborare una propria visione delle relazioni internazionali.
Per tornare protagonista nel Mediterraneo e in Europa, l’Italia dovrebbe quindi superare questa dipendenza politica e culturale, presentando un autentico progetto di rinascita nazionale.
Non sarebbe però sufficiente richiamarsi al prestigio del passato. Servirebbe una leadership capace di trasformare l’eredità storica italiana in una proposta politica contemporanea, fondata sulla sovranità degli Stati, sul rispetto del diritto internazionale e sulla ricerca della pace.
L’Italia può dunque recuperare un ruolo centrale, ma soltanto tornando a credere nella propria identità e nella propria missione. La vera sfida sarà passare dalla memoria della grandezza alla costruzione concreta di un nuovo protagonismo nazionale.
