ITALIA, 155MILA OCCUPATI IN PIÙ IN TRE MESI: IL LAVORO CRESCE, MA IL DATO VA LETTO FINO IN FONDO

L’Istat fotografa 24,36 milioni di occupati. Crescono soprattutto i contratti a tempo indeterminato

È uno dei dati economici più importanti pubblicati oggi.

Nel secondo trimestre del 2026 gli occupati in Italia sono saliti a 24 milioni 363mila, con un incremento di 155mila persone rispetto ai tre mesi precedenti, pari al +0,6%. 

La parte forse più significativa riguarda la composizione dell’aumento. I dipendenti a tempo indeterminato crescono di 120mila unità, quelli a termine di 18mila e gli indipendenti di 17mila.

Il tasso di occupazione raggiunge così il 63,1%.

Il quadro, tuttavia, è più interessante di quanto possa suggerire un semplice titolo celebrativo. Contemporaneamente crescono infatti anche le persone in cerca di occupazione: 31mila in più nel trimestre, mentre gli inattivi tra 15 e 64 anni diminuiscono di 185mila.

In altre parole, una parte delle persone precedentemente fuori dal mercato del lavoro è tornata a cercare attivamente un’occupazione. Questo contribuisce a spiegare perché possano crescere contemporaneamente occupati e disoccupati.

Sul confronto annuale il quadro appare comunque positivo: rispetto al secondo trimestre 2025 ci sono 246mila occupati in più, mentre i disoccupati diminuiscono di 167mila. 

Anche le ore lavorate aumentano: +0,3% rispetto al trimestre precedente e +1,3% su base annua. Nello stesso periodo il Pil è cresciuto dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dell’1% rispetto a un anno prima. 

Il punto centrale sarà ora capire quanto questa crescita sia strutturale.

Creare occupazione è infatti soltanto una parte della sfida. La seconda riguarda salari reali, produttività, qualità dei contratti, occupazione giovanile e capacità delle aziende italiane di trovare le competenze necessarie.

Il dato di oggi resta comunque significativo: il mercato del lavoro italiano continua a mostrare una capacità di tenuta che merita di essere analizzata senza trasformarla né in propaganda né in pessimismo automatico.