15 SETTEMBRE DEL 2020, L’OMICIDIO DI DON ROBERTO MALGESINI: I SASSOLINI NELLE MIE SCARPE E UNA SITUAZIONE CHE AD OGGI NON E’  CAMBIATA.

Tra pochi giorni, ricorderemo il sacrificio di Don Roberto Malgesini, il prete umile, il prete degli ultimi, oppure, come lo definì Alessandro Sallusti, “il Santo fuorilegge”, perché, come spiegò in un suo articolo: “Il Santo è uno che se ne frega delle regole e hanno sempre litigato con lo Stato e anche con la Chiesa ufficiale. Noi dobbiamo difendere le regole, ma meno male che ci sono i don Roberto che se ne fottono delle leggi. Un amministratore pubblico non potrebbe mai fare quello che faceva don Roberto, ma è normale che preti come lui non facciano distinzioni tra immigrati regolari e clandestini”.

Per chi non ricorda, Don Roberto, 51 anni, valtellinese, “prete degli ultimi” per incarico pastorale e vocazione personale, fu ucciso a coltellate con una serie di colpi inferti con violenza, uno mortale al polmone. E quando don Roberto era a terra, ormai esanime, l’omicida infierì sul corpo. Era la mattina del 15 settembre 2020 a Como, mentre in auto si apprestava a portare la prima colazione ai senzatetto della città, Don Roberto fu raggiunto dall’omicida, Ridha Mahmoudi, 57 anni, tunisino. Un uomo che don Roberto aveva aiutato più e più volte nel corso degli anni, in Italia dal 1993, senza permesso di soggiorno dal 2014, e che fu poi condannato in via definitiva a 25 anni di reclusione.

Per quella vicenda, all’epoca Consigliere Comunale di Fratelli d’Italia nel Comune di Como, feci un intervento consiliare prendendo come spunto l’azione forte dello Stato italiano quando, dopo la morte di Falcone e Borsellino, i boss mafiosi vennero trasferiti lontano dalla Sicilia, da dove continuavano a “governare”, e fu inasprito il regime di “carcere duro”, con le caratteristiche attuali di isolamento, come risposta delle istituzioni alle stragi di Capaci e di via d’Amelio. 

In sostanza dissi le seguenti parole, poi espresse anche sui social: ”Una risposta adeguata sarebbe stata quella, già da stanotte, di individuare tutti gli stranieri irregolari di Como, metterli sugli autobus, e portarli in un centro di rimpatrio del Sud Italia. Sarebbe stato un atto forte ed apprezzato dai cittadini”.

Questa frase, assolutamente legittima, mi costò cara.

Fa nulla che analoghe parole arrivarono dal Deputato di Fratelli d’Italia, Alessio Butti: “Ho invitato le autorità di governo a procedere con l’espulsione/rimpatrio degli irregolari. Se fosse accertato che l’assassino non solo è irregolare ma con a carico anche provvedimenti di espulsione non eseguiti…ci sarebbe da punire qualche responsabile”, o dai Deputati della Lega che chiesero con una interrogazione al Ministro dell’Interno:  “…numero effettivo degli immigrati irregolari presenti nella provincia di Como e quanti siano destinatari di un decreto di espulsione non eseguito, infine quali iniziative intenda assumere al fine di assicurare il trattenimento e l’effettivo rimpatrio degli stessi al fine di scongiurare il verificarsi di altri gravissimi episodi analoghi a quello accaduto davanti alla Parrocchia di San Rocco a Como.”

L’unico che subì pesanti ripercussioni fu solamente il sottoscritto. 

Innanzi tutto dalla mia stessa amministrazione di appartenenza, in quanto un quotidiano nazionale, La Verità, nel rammentare il mio passaggio, fece l’”errore” di citare il mio lavoro, anche se nel frangente non c’entrava assolutamente nulla: “…dall’altra il Consigliere Comunale Sergio De Santis di Fratelli d’Italia (Tenente Colonnello della Guardia di Finanza) annuncia: «Una risposta adeguata sarebbe stata quella di individuare tutti gli stranieri irregolari a Como, metterli sugli autobus e portarli in un centro di rimpatrio nel Sud». 

Ciò bastò per farmi arrivare telefonate e lettere di richiamo dai comandi superiori, e questo ci dice quanto un militare, autorizzato a fare politica essendo Consigliere Comunale, sia davvero libero di farlo.

Un altro attacco provenne da Nello Scavo, giornalista comasco, firma di punta del quotidiano “Avvenire” che così si espresse: “Perché se dici che il suo esempio non deve andare perduto (di Don Roberto Ndr), vuol dire che domattina qualcuno deve portare la colazione alla gente, non che vai a fare i rastrellamenti per portarli nei centri di rimpatrio del sud come suggerisce qualcuno (il consigliere comunale di Fratelli d’Italia Sergio De Santis, Ndr)”.

Ovviamente io non avevo usato la parola “rastrellamenti”, e questa fu la mia risposta: “La parola rastrellamenti l’ha usata la stimata “penna” dell’Avvenire. Io ho parlato di individuazione degli irregolari e del loro passaggio in un CPR del sud Italia (ma va bene anche quello di via Corelli di Milano, che sta per riaprire).

Oramai in Italia chiedere che le leggi sulla sicurezza vengano applicate, è diventato un problema? Don Roberto non è morto da solo, ma per mano di un criminale che non doveva essere in Italia, e non capire questo equivale ad ucciderlo una seconda volta.

Egregi, se non vi è sfuggito, la mia priorità è quella di prevenire altre morti “accidentali” come quella del Don, e sinceramente il problema di portare la colazione, davanti a ulteriori omicidi da evitare, è l’ultimo dei miei pensieri”.

E quindi si arrivò con la richiesta di Nello Scavo ad un confronto pubblico, che però dovetti declinare perché, a differenza del giornalista, io non solo non ero libero di poter esporre liberamente le mie idee, essendo a rischio di provvedimenti disciplinari – che sarebbero stati assolutamente illegittimi – ma che mi avrebbero costretto ad iniziare un problematico contenzioso con la mia amministrazione. 

Poi devo dire che con Nello Scavo ci fu un chiarimento privato che tolse ogni frizione alla vicenda.

Possiamo concludere con due riflessioni: 

la prima, è che il 6 giugno 2026 a Como-San Bartolomeo, il Vescovo di Como, Oscar card. Cantoni, ha aperto l’inchiesta diocesana per il processo di beatificazione di don Roberto Malgesini, che per quanto mi riguarda è già Santo.

La seconda, che dopo quattro anni di Governo, al netto dei successi rivendicati dalla Premier Giorgia Meloni nella lotta al degrado e alla microcriminalità, l’Italia è ancora oggi un Paese insicuro, con ancora tanti, troppi, irregolari, che delinquono, che spacciano, che violentano e che agitano la vita degli italiani.