Lavitola resta in carcere dopo la decisione del Riesame. Confermata l’aggravante del metodo mafioso, mentre proseguono gli accertamenti sui messaggi cancellati.
Lavitola resta in carcere. Il Tribunale del Riesame di Roma ha respinto l’istanza presentata dalla difesa dell’imprenditore, detenuto nell’ambito dell’inchiesta sull’attentato dinamitardo contro il giornalista Sigfrido Ranucci. I giudici hanno confermato la misura cautelare e l’aggravante del metodo mafioso, mantenendo fermo, in questa fase del procedimento, l’impianto accusatorio delineato dalla Direzione distrettuale antimafia della Capitale. La decisione è stata resa nota il 10 settembre 2026.

L’attenzione degli investigatori si concentra ora sui dispositivi elettronici sequestrati a Valter Lavitola. Telefoni cellulari e computer stanno restituendo una trama incompleta, segnata da vuoti temporali e comunicazioni che non risultano più disponibili. Non è soltanto ciò che emerge dai dispositivi a interessare gli inquirenti, ma anche quello che sembra essere stato cancellato.
Le verifiche tecniche avrebbero infatti individuato alcuni “buchi” nelle conversazioni tra Lavitola e Ranucci, collocati anche nei giorni precedenti e successivi all’attentato avvenuto il 16 ottobre 2025 davanti all’abitazione del giornalista, nel territorio di Pomezia. Si tratta di elementi ancora sottoposti ad accertamento, che non consentono conclusioni anticipate ma aprono nuovi interrogativi sulla sequenza degli eventi e sulla natura dei rapporti intercorsi tra i protagonisti della vicenda.
Lavitola resta in carcere: la decisione del Riesame
La pronuncia del Riesame consolida, sul piano cautelare, la ricostruzione sostenuta dalla Procura di Roma. Lavitola, accusato di avere commissionato l’azione, ha ammesso di aver conferito un incarico a Clesio Gomes Tavares, indicato nell’inchiesta come intermediario, assumendosi la responsabilità dell’iniziativa.
La posizione dell’indagato presenta tuttavia un elemento centrale nella strategia difensiva. Lavitola sostiene di non avere richiesto l’impiego di un ordigno e afferma che il suo intento sarebbe stato quello di proteggere Ranucci da un attentato del quale avrebbe avuto notizia. Una versione che dovrà essere valutata alla luce degli atti, delle comunicazioni recuperate e delle dichiarazioni delle altre persone coinvolte.
Davanti ai giudici, l’imprenditore ha reso brevi dichiarazioni spontanee, parlando del legame personale con il giornalista. Ha descritto quel rapporto come una grande amicizia attraverso la quale sperava di ottenere una forma di riabilitazione e di riscatto sociale. Ha inoltre riferito di avere dato a Gomes Tavares un “mandato in bianco”, ribadendo di assumersi le proprie responsabilità.
La conferma dell’aggravante del metodo mafioso attribuisce particolare rilievo alle modalità dell’azione contestata. Non rappresenta una sentenza definitiva sulla responsabilità dell’indagato, che resta presunto innocente fino a un eventuale giudizio irrevocabile, ma costituisce una valutazione significativa nell’attuale fase cautelare.
I vuoti nelle comunicazioni digitali
Il passaggio investigativo più delicato riguarda l’analisi dei dispositivi sequestrati. Secondo quanto emerso, alcune conversazioni presenterebbero interruzioni temporali incompatibili con il normale andamento degli scambi. Gli specialisti incaricati dalla Procura stanno cercando di stabilire se i messaggi siano stati cancellati intenzionalmente, quando sia avvenuta l’eliminazione e se i contenuti possano essere recuperati.
L’attività tecnica potrebbe consentire di ricostruire frammenti di conversazioni, allegati, metadati e collegamenti con altri dispositivi. In un’indagine complessa, anche un orario, una sequenza incompleta o un contatto apparentemente marginale possono contribuire a definire meglio la cronologia.
Gli accertamenti sono stati affidati ai nuclei investigativi dei carabinieri di Roma e Frascati. Parallelamente proseguirà l’ascolto delle persone informate sui fatti. Una convocazione di Sigfrido Ranucci non risulta ancora calendarizzata, ma potrebbe essere valutata nelle prossime settimane insieme all’audizione di altre figure emerse nel corso dell’inchiesta.
Tra queste compare Natalia Potenza, compagna di Lavitola. Nella notte tra il 4 e il 5 luglio, poche ore dopo una perquisizione domiciliare, avrebbe ricevuto dal numero di Laura Cianfoni, persona vicina a Ranucci, l’ordinanza cautelare riguardante i quattro presunti esecutori materiali dell’attentato.
Ranucci ha negato l’esistenza di una comunicazione segreta, precisando che il documento trasmesso era già pubblico e che il successivo contatto avrebbe avuto esclusivamente carattere personale e di cortesia. Il giornalista ha inoltre denunciato quella che considera una campagna finalizzata a screditarlo e a colpire la sua immagine, la famiglia e le persone a lui vicine.
Sotto esame anche gli affari dell’imprenditore
L’indagine non sembra destinata a rimanere circoscritta alla preparazione e all’esecuzione dell’attentato. Gli inquirenti intendono approfondire anche la dimensione economica delle attività riconducibili a Lavitola, detenuto nel carcere romano di Rebibbia dal 10 agosto.
L’obiettivo è ricostruire i flussi finanziari, le fonti di finanziamento e le partecipazioni societarie dell’indagato. Una parte dell’attenzione sarebbe rivolta al settore dei crediti di carbonio in Africa, un mercato internazionale nel quale vengono scambiati certificati collegati alla riduzione o alla compensazione delle emissioni.
Le verifiche riguarderanno inoltre eventuali finanziamenti ottenuti negli ultimi anni e le differenti iniziative imprenditoriali alle quali Lavitola avrebbe partecipato. Il quadro emergente apparirebbe più ampio rispetto alla sola gestione di un’attività di ristorazione nel quartiere romano di Monteverde Vecchio.
Anche un’intervista rilasciata da Ranucci il 29 giugno a un giornalista dello Zimbabwe sarebbe stata considerata interessante dal punto di vista investigativo. Gli accertamenti riguardano inoltre una comunicazione con la quale il giornalista avrebbe informato Lavitola di quei colloqui. La rilevanza processuale di tali elementi dovrà però essere verificata, evitando di trasformare semplici contatti o rapporti professionali in conclusioni non sostenute dalle prove.
La difesa prepara il ricorso in Cassazione
I legali di Lavitola hanno annunciato una nuova iniziativa giudiziaria. L’avvocato Sergio Cola ha dichiarato di rispettare la decisione del Riesame, pur non condividendola “sia in fatto che in diritto”. La difesa attenderà il deposito delle motivazioni, previsto entro quarantacinque giorni, ma intende rivolgersi immediatamente alla Corte di Cassazione.
Il ricorso per saltum riguarderà la precedente ordinanza con cui il giudice per le indagini preliminari aveva respinto la richiesta di dichiarare inefficace la custodia cautelare. Sarà quindi la Suprema Corte a valutare i profili giuridici sollevati dai difensori, senza entrare nel merito delle responsabilità che dovranno essere esaminate nelle successive fasi del procedimento.
L’inchiesta sull’attentato a Sigfrido Ranucci attraversa così un momento decisivo. La conferma della detenzione e dell’aggravante rafforza il quadro cautelare, mentre i vuoti nelle comunicazioni digitali aprono un terreno investigativo ancora in larga parte da esplorare.
Lavitola resta in carcere, ma la vicenda giudiziaria è tutt’altro che conclusa. La risposta potrebbe trovarsi nei contenuti cancellati, nella ricostruzione dei rapporti economici e nelle testimonianze ancora da acquisire. In un caso che coinvolge la sicurezza di un giornalista e la libertà dell’informazione, accertare ogni responsabilità con rigore significa tutelare non soltanto le persone coinvolte, ma la credibilità stessa delle istituzioni democratiche.
