Occidente e Oriente a ruoli invertiti? La provocazione geopolitica: «La Cina difende ciò che l’Occidente ha abbandonato»

Dal principio di tolleranza di Boccaccio e Locke alla pace di Westfalia, fino alla sfida tra capitalismo finanziario occidentale e modello cinese: il video propone una lettura radicale della transizione verso un mondo multipolare

L’Occidente avrebbe abbandonato alcuni dei principi che esso stesso ha contribuito a costruire, mentre Cina e Russia starebbero paradossalmente recuperandoli per sostenere un nuovo ordine internazionale multipolare.

È questa la tesi centrale, volutamente provocatoria e certamente destinata a far discutere, sviluppata nel video attraverso un percorso che intreccia geopolitica, filosofia, storia economica e trasformazioni del capitalismo.

Il punto di partenza è la fine della Seconda guerra mondiale.

Secondo la ricostruzione proposta, il sistema internazionale sarebbe stato inizialmente dominato dai due grandi blocchi americano e sovietico. Con la dissoluzione dell’Unione Sovietica e la fine della Guerra fredda, gli Stati Uniti sarebbero rimasti per alcuni decenni l’unica autentica potenza egemone globale.

Lo scenario, però, sarebbe ormai radicalmente cambiato.

DALL’EGEMONIA AMERICANA AL MONDO MULTIPOLARE

Russia e soprattutto Cina hanno progressivamente rivendicato un ruolo crescente negli equilibri mondiali.

Da qui nascerebbe quello che nel video viene definito un vero e proprio rovesciamento dei ruoli tra Occidente e Oriente.

La tesi è forte: principi nati dalla cultura politica europea e occidentale, come la sovranità degli Stati, la non ingerenza e l’equilibrio tra potenze, verrebbero oggi richiamati con maggiore insistenza da Pechino e Mosca, mentre gli Stati Uniti sarebbero sempre più inclini a subordinare questi principi alla propria visione dell’ordine internazionale.

Il riferimento storico centrale diventa così la pace di Westfalia del 1648, tradizionalmente considerata una delle tappe fondamentali nella formazione del moderno sistema degli Stati sovrani.

DA BOCCACCIO A LOCKE: NESSUNO POSSIEDE LA VERITÀ ASSOLUTA

Per spiegare il concetto di tolleranza, il video compie un salto ancora più indietro nella storia e arriva a Giovanni Boccaccio.

Nel Decameron viene individuato uno dei primi grandi esempi letterari europei di una riflessione sulla tolleranza religiosa e culturale: gli individui non dovrebbero essere giudicati semplicemente per la loro appartenenza religiosa o per la loro provenienza, ma per le loro qualità umane.

Il ragionamento viene successivamente collegato a John Locke e alla sua riflessione sulla tolleranza religiosa alla fine del Seicento.

Il filo conduttore sarebbe lo stesso: impedire che qualcuno possa rivendicare per sé il monopolio della verità assoluta.

È proprio da questa idea che il video arriva alla politica internazionale.

Se nessuno può pretendere di possedere una verità universale da imporre agli altri, anche gli Stati caratterizzati da culture, regimi politici e sistemi sociali differenti devono poter convivere.

LA DEMOCRAZIA PUÒ DIVENTARE UNA “VERITÀ ASSOLUTA”?

Ed è qui che arriva uno dei passaggi più controversi.

Secondo la tesi esposta, una parte dell’Occidente avrebbe progressivamente trasformato la democrazia liberale da modello politico in una sorta di criterio universale attraverso il quale giudicare la legittimità degli altri sistemi.

Un regime non democratico verrebbe così percepito non soltanto come diverso, ma potenzialmente come una minaccia.

Da questa impostazione nascerebbe quello che il video considera il grande paradosso contemporaneo: la pace sarebbe subordinata all’accettazione di uno specifico modello politico.

È una lettura fortemente critica della politica internazionale occidentale e non rappresenta naturalmente l’unica interpretazione possibile dei rapporti tra democrazie e regimi autoritari.

Ma è proprio questa provocazione ad alimentare l’intero ragionamento.

LA SECONDA TESI: NON SOLO GEOPOLITICA, MA ECONOMIA

La riflessione cambia quindi terreno.

Dal diritto internazionale si passa alla storia del debito.

Partendo dalle società mesopotamiche e dal Codice di Hammurabi, il video ricorda i meccanismi attraverso i quali, nel mondo antico, i sovrani potevano intervenire sui debiti per impedire che una parte eccessiva della popolazione finisse completamente subordinata ai creditori.

La tesi proposta è che Grecia e Roma avrebbero progressivamente sviluppato un sistema molto diverso, nel quale la concentrazione della terra e della ricchezza avrebbe favorito l’affermazione di potenti oligarchie.

Ed è proprio Roma a diventare la metafora del presente.

STIAMO ENTRANDO IN UN “NEOFEUDALESIMO FINANZIARIO”?

Il parallelismo avanzato è suggestivo.

I latifondi dell’antica Roma vengono accostati alla concentrazione contemporanea degli asset nelle mani di grandi soggetti finanziari.

Immobili, infrastrutture, reti energetiche e altre attività economiche possono trasformarsi sempre più in beni posseduti da grandi operatori, mentre il cittadino rischia progressivamente di passare dalla condizione di proprietario a quella di utilizzatore che paga canoni, rate, interessi o tariffe.

Il video definisce questa possibile evoluzione “neofeudalesimo tecnologico e finanziario”.

Una società, cioè, formalmente moderna e tecnologicamente avanzata, ma caratterizzata da una crescente concentrazione della proprietà e da rapporti economici sempre più dipendenti dalla rendita.

CAPITALISMO INDUSTRIALE CONTRO CAPITALISMO FINANZIARIO

Da qui nasce un’altra distinzione fondamentale.

Nel capitalismo industriale classico, il capitale dovrebbe finanziare l’economia reale: fabbriche, macchinari, lavoro, innovazione e aumento della produttività.

La finanza, in questa visione, rappresenta uno strumento al servizio della produzione.

Nel capitalismo finanziario, invece, secondo la critica proposta nel video, il rapporto rischierebbe di invertirsi.

Il denaro genera altro denaro attraverso interessi, rendite, dividendi, plusvalenze e strumenti finanziari, mentre la produzione reale perde progressivamente centralità.

La finanza smetterebbe quindi di essere uno strumento dell’economia per trasformarsi nel suo obiettivo.

IL PARADOSSO CINESE

È probabilmente la parte più provocatoria dell’intervento.

Secondo il video, la Cina di Xi Jinping rappresenterebbe oggi, sotto alcuni aspetti economici, non la negazione ma la continuazione di una parte della tradizione capitalistica industriale occidentale.

Pechino avrebbe mantenuto un forte controllo pubblico sul credito, sulla moneta e sui grandi settori strategici, consentendo contemporaneamente l’esistenza del mercato e dell’impresa privata.

La finanza resterebbe quindi subordinata agli obiettivi produttivi dello Stato.

Ne emerge un’affermazione destinata inevitabilmente a dividere: l’Occidente avrebbe progressivamente abbandonato il proprio capitalismo industriale, mentre la Cina ne avrebbe preservato alcuni principi fondamentali attraverso la pianificazione statale.

Una tesi che non cancella, naturalmente, le profonde differenze politiche, istituzionali e sociali tra il sistema cinese e quelli occidentali, ma che viene utilizzata nel video per mettere in discussione le categorie tradizionali con cui siamo abituati a interpretare il confronto tra i due mondi.

UN MONDO ALLA FINE DI UN CICLO?

Il ragionamento conduce infine alla questione centrale: stiamo assistendo alla fine dell’ordine mondiale dominato dagli Stati Uniti?

Secondo l’autore del video, l’umanità starebbe attraversando il passaggio dall’egemonia americana a una struttura internazionale multipolare nella quale Cina, Russia, Iran e altre potenze mirano ad acquisire un peso crescente.

Ed è proprio una transizione di questo genere a rappresentare uno dei momenti più delicati nella vita degli equilibri internazionali.

Nel finale vengono prospettati due scenari.

Il primo è quello più drammatico: una soluzione militare e l’allargamento progressivo dei conflitti fino a uno scontro incontrollabile.

Il secondo è quello dello sfinimento: guerre, crisi economiche e pressioni finanziarie diventano talmente costose da costringere progressivamente gli attori coinvolti a fermarsi.

UNA TESI DA DISCUTERE, NON UNA VERITÀ ASSOLUTA

Ed è forse proprio qui che il video diventa più interessante.

Non perché tutte le sue conclusioni debbano necessariamente essere condivise, ma perché obbliga a rovesciare la prospettiva.

Siamo abituati a dividere il mondo attraverso categorie consolidate: Occidente liberale contro Oriente autoritario, democrazia contro autocrazia, capitalismo contro pianificazione statale.

Ma cosa accade quando queste categorie non sono più sufficienti?

E soprattutto: è ancora l’Occidente a rappresentare pienamente i principi politici ed economici sui quali ha costruito la propria egemonia?

È la domanda che rimane aperta dopo il video.

E probabilmente è anche quella più importante.


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Occidente e Oriente si sono davvero scambiati i ruoli?

C’è una tesi che fa discutere: l’Occidente avrebbe progressivamente abbandonato il principio della convivenza tra sistemi differenti e il capitalismo produttivo, mentre Cina e Russia starebbero costruendo un nuovo ordine multipolare recuperando alcuni principi nati proprio dalla cultura occidentale.

Siete d’accordo oppure questa lettura ribalta troppo semplicisticamente la realtà?

Scrivetelo nei commenti.