Nel panorama della cardiochirurgia italiana, il dottor Matteo Ferrarini rappresenta una figura legata allo sviluppo della chirurgia cardiaca mininvasiva dell’adulto, con particolare riferimento alla chirurgia valvolare e agli approcci a ridotto trauma chirurgico. Vice Responsabile dell’Unità Operativa di Cardiochirurgia Mininvasiva dell’IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio di Milano, Ferrarini opera in un contesto clinico caratterizzato dall’integrazione tra chirurgia convenzionale, tecniche mininvasive, imaging avanzato e gestione multidisciplinare del paziente cardiopatico.

La sua formazione si colloca all’interno di un percorso cardiochirurgico classico e specialistico: laurea in Medicina e Chirurgia, abilitazione professionale e specializzazione in Cardiochirurgia. La successiva attività clinica si è orientata verso la chirurgia cardiaca dell’adulto, con progressiva focalizzazione sulle procedure valvolari mininvasive, ambito nel quale la qualità dell’indicazione, la precisione dell’accesso chirurgico e la riproducibilità del gesto tecnico hanno un ruolo determinante sugli outcome.
Il contesto del Galeazzi-Sant’Ambrogio
L’Unità di Cardiochirurgia Universitaria dell’IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio tratta le principali patologie cardiache dell’adulto, sia in elezione sia in urgenza, utilizzando tecniche tradizionali e procedure avanzate. Il campo di attività comprende la chirurgia valvolare, la chirurgia coronarica, il trattamento di cardiopatie congenite complesse nell’adulto e la gestione dei pazienti ad alto rischio operatorio.
In questo contesto, la cardiochirurgia mininvasiva non deve essere interpretata come una chirurgia “minore”, ma come una chirurgia ad alta complessità eseguita attraverso accessi meno traumatici rispetto alla sternotomia mediana convenzionale. L’obiettivo resta invariato: correzione anatomica efficace, stabilità emodinamica, protezione miocardica adeguata, riduzione delle complicanze e recupero funzionale più rapido.
Chirurgia valvolare mininvasiva
Uno degli ambiti centrali dell’attività cardiochirurgica di Ferrarini è rappresentato dalla chirurgia valvolare. Le patologie della valvola mitrale, della valvola aortica e, in casi selezionati, della tricuspide richiedono un inquadramento anatomico e funzionale estremamente dettagliato. L’ecocardiografia transtoracica e transesofagea, la TC cardiaca e la valutazione emodinamica consentono di definire meccanismo della valvulopatia, severità del vizio, funzione ventricolare, pressioni polmonari, calcificazioni, comorbidità e rischio operatorio.
Nella chirurgia mitralica, l’approccio mininvasivo mediante minitoracotomia destra consente di accedere alla valvola evitando la sternotomia completa. La procedura richiede circolazione extracorporea, spesso con cannulazione periferica, clampaggio aortico o strategie alternative di protezione miocardica, esposizione atriale sinistra e correzione della lesione valvolare. Nei casi di insufficienza mitralica degenerativa, il principio guida è la riparazione valvolare quando anatomicamente possibile: resezione o rimodellamento dei lembi, impianto di corde artificiali, anuloplastica protesica e correzione di eventuali lesioni associate.
Il vantaggio della riparazione mitralica, rispetto alla sostituzione, consiste nella preservazione dell’apparato sottovalvolare, nel mantenimento della geometria ventricolare sinistra e nella riduzione delle problematiche legate alle protesi, quando il risultato riparativo è stabile e duraturo. La mininvasività aggiunge a questo obiettivo un potenziale beneficio in termini di trauma chirurgico, sanguinamento, dolore postoperatorio, impatto respiratorio e recupero estetico-funzionale.
Chirurgia aortica e valvole a rapido impianto
Un altro settore rilevante riguarda la chirurgia della valvola aortica. La stenosi aortica degenerativa dell’anziano, le valvulopatie bicuspidiche e alcune forme di insufficienza aortica richiedono una valutazione integrata tra cardiochirurgo, cardiologo clinico, emodinamista, anestesista e imaging specialist. Nei pazienti candidabili a trattamento chirurgico, la sostituzione valvolare aortica può essere eseguita con accessi ridotti, come la minitoracotomia anteriore destra o la mini-sternotomia.
L’utilizzo di protesi sutureless o rapid deployment ha rappresentato una delle evoluzioni tecniche più significative della chirurgia aortica mininvasiva. Questi dispositivi possono ridurre i tempi di impianto e, in casi selezionati, contribuire a contenere i tempi di clampaggio aortico e circolazione extracorporea. Tuttavia, la selezione del paziente resta fondamentale: anatomia dell’anulus, calcificazioni, altezza degli osti coronarici, morfologia della radice aortica e rischio di disturbi di conduzione devono essere valutati con attenzione.
Il ruolo della minitoracotomia
La minitoracotomia destra è uno degli accessi simbolo della cardiochirurgia mininvasiva. A differenza della sternotomia, che prevede l’apertura longitudinale dello sterno, questo approccio utilizza un’incisione laterale o antero-laterale di dimensioni ridotte, attraverso la quale il chirurgo opera con visione diretta, supporto endoscopico e strumentario dedicato.
Dal punto di vista tecnico, la minitoracotomia richiede una curva di apprendimento specifica. Il campo operatorio è più ristretto, la profondità maggiore e i margini di manovra ridotti. Per questo la procedura richiede équipe addestrata, anestesia esperta nella gestione del polmone singolo quando necessaria, perfusionisti abituati alla cannulazione periferica e protocolli condivisi per la prevenzione delle complicanze vascolari, neurologiche e respiratorie.

La mininvasività, quindi, non riguarda soltanto la dimensione dell’incisione. È un modello organizzativo e tecnico che coinvolge tutto il percorso: selezione preoperatoria, pianificazione dell’accesso, imaging, sala operatoria, terapia intensiva, riabilitazione e follow-up.
Attività scientifica e contributo alla letteratura
L’attività di Ferrarini è associata anche a pubblicazioni scientifiche nell’ambito della chirurgia cardiaca mininvasiva. I lavori indicizzati lo collegano a studi e contributi su chirurgia mitralica mininvasiva mediante minitoracotomia destra, sostituzione valvolare aortica mininvasiva, protesi sutureless e procedure valvolari complesse.
Questa produzione scientifica è rilevante perché testimonia l’appartenenza a una scuola cardiochirurgica che ha lavorato sulla standardizzazione delle tecniche a ridotto accesso. In cardiochirurgia, la validazione di una procedura non dipende solo dalla fattibilità tecnica, ma da risultati misurabili: mortalità perioperatoria, complicanze neurologiche, sanguinamento, reintervento, durata della circolazione extracorporea, tempo di clampaggio, degenza in terapia intensiva, sopravvivenza a distanza e libertà da reintervento.
Il paziente cardiochirurgico moderno
Il paziente candidato a cardiochirurgia oggi è spesso più anziano, più fragile e portatore di comorbidità multiple rispetto al passato. Ipertensione, diabete, insufficienza renale, broncopneumopatia cronica, fibrillazione atriale, vasculopatia periferica e precedenti procedure cardiovascolari rendono l’indicazione più complessa. Per questo la scelta tra chirurgia tradizionale, chirurgia mininvasiva, trattamento transcatetere o terapia conservativa deve essere discussa in modo collegiale.
Il cardiochirurgo mininvasivo ha un ruolo centrale in questo processo. Deve saper identificare il paziente che trae reale beneficio da un accesso ridotto, ma anche riconoscere i casi in cui la sternotomia convenzionale resta più sicura o più appropriata. La buona chirurgia non coincide con la tecnica più innovativa in assoluto, ma con la tecnica più adatta al singolo paziente.
Conclusioni
Il profilo del dottor Matteo Ferrarini si inserisce in una cardiochirurgia moderna orientata alla precisione, alla riduzione dell’invasività e alla personalizzazione del trattamento. La sua attività presso l’IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio si colloca in un ambito di alta specializzazione, in cui la chirurgia valvolare e le procedure mininvasive rappresentano un settore di particolare rilievo clinico e scientifico.
La cardiochirurgia mininvasiva, nelle mani di équipe dedicate, non è semplicemente una variante tecnica della chirurgia tradizionale. È un approccio integrato che richiede esperienza, selezione rigorosa, tecnologia, coordinamento multidisciplinare e controllo degli outcome. In questo scenario, Ferrarini rappresenta una figura professionale legata a una delle direttrici più evolutive della chirurgia cardiaca contemporanea: trattare patologie complesse riducendo, quando possibile, il trauma chirurgico e preservando la qualità del risultato clinico.
