La nuova legge elettorale supera il primo passaggio parlamentare, ma il percorso resta ancora lungo. Al centro del confronto il ritorno a un sistema proporzionale, il premio di maggioranza e le critiche delle opposizioni.
La riforma della legge elettorale italiana entra in una nuova fase politica. Dopo settimane di confronto e tensioni all’interno dello stesso Parlamento, il 16 luglio 2026 la Camera dei Deputati ha approvato il provvedimento con 217 voti favorevoli, 152 contrari e 2 astenuti. Il testo passa ora all’esame del Senato.
La riforma, sostenuta dalla maggioranza di governo, punta a modificare profondamente l’attuale sistema elettorale introducendo un impianto sostanzialmente proporzionale, accompagnato però da un meccanismo destinato a garantire una maggioranza parlamentare alla coalizione o alla lista capace di ottenere un risultato particolarmente elevato alle urne.
Premio di maggioranza sopra il 42%
Uno degli elementi centrali della proposta riguarda infatti la soglia del 42% dei voti.
Alla coalizione o alla lista che dovesse superarla verrebbe attribuito un premio di maggioranza: secondo il testo approvato dalla Camera si tratta di 70 seggi aggiuntivi alla Camera e 35 al Senato, nel rispetto dei tetti previsti dal provvedimento.
Se nessuna forza politica o coalizione dovesse raggiungere la soglia prevista, i seggi verrebbero invece distribuiti in maniera proporzionale sulla base dei voti ottenuti.

L’obiettivo dichiarato dalla maggioranza è cercare un punto di equilibrio tra rappresentatività e governabilità, riducendo il rischio che dalle elezioni emerga un Parlamento privo di una maggioranza sufficientemente solida.
Il candidato premier sulla scheda
Il nuovo sistema prevede inoltre l’indicazione sulla scheda elettorale del candidato alla Presidenza del Consiglio collegato alle diverse forze politiche.
Non si tratterebbe comunque di un’elezione diretta del Presidente del Consiglio, perché la nomina del premier continuerebbe a seguire le procedure previste dalla Costituzione.
La presenza del nome del candidato avrebbe quindi soprattutto una funzione politica: permettere all’elettore di conoscere già al momento del voto quale figura viene proposta dalla coalizione per guidare il governo.
Il nodo delle preferenze
Uno dei passaggi più delicati del confronto parlamentare ha riguardato le preferenze.
Una proposta sostenuta da Fratelli d’Italia, che avrebbe consentito agli elettori di indicare preferenze per i candidati nelle liste, è stata bocciata alla Camera per un solo voto in una votazione segreta.

Secondo Reuters, circa una trentina di parlamentari della coalizione di governo potrebbero non aver seguito l’indicazione della maggioranza, facendo emergere alcune divisioni interne.
Il testo successivamente approvato dalla Camera non prevede dunque le preferenze: l’elettore voterà la lista e l’elezione dei candidati dipenderà dall’ordine previsto nelle liste stesse.
Le opposizioni contestano la riforma
La riforma continua però a incontrare una forte opposizione politica.
Le forze del centrosinistra contestano soprattutto il premio di maggioranza e accusano il governo di voler modificare le regole elettorali alla vigilia della fase che porterà alle elezioni politiche del 2027.
Secondo Reuters, le opposizioni ritengono che il nuovo sistema possa favorire la coalizione guidata da Giorgia Meloni, soprattutto attraverso l’incentivo alla formazione di alleanze elettorali prima del voto.
La maggioranza respinge invece questa interpretazione e sostiene che la nuova legge sia necessaria per rafforzare la stabilità dei governi e rendere più chiaro il rapporto tra voto degli elettori e formazione della maggioranza parlamentare.
Ora la battaglia passa al Senato
Il voto della Camera rappresenta dunque soltanto una tappa.
Il provvedimento deve ora essere esaminato e approvato dal Senato della Repubblica. Se Palazzo Madama dovesse modificare anche una sola parte del testo, la riforma dovrebbe tornare nuovamente alla Camera.
La maggioranza punta a completare l’iter parlamentare nei prossimi mesi, ma il confronto si annuncia particolarmente acceso. Già a luglio il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani aveva indicato settembre come possibile periodo per l’approvazione da parte del Senato.
Una riforma destinata a pesare sulle elezioni del 2027
Non si tratta soltanto di una discussione tecnica.
Cambiare la legge elettorale significa inevitabilmente modificare anche le strategie dei partiti, la costruzione delle coalizioni e il rapporto tra le diverse forze politiche.
Con una soglia del 42% legata al premio di maggioranza, la capacità di costruire alleanze prima delle elezioni potrebbe diventare decisiva.
Ed è proprio questo il punto politico più importante: centrodestra e centrosinistra potrebbero essere spinti ancora più fortemente verso la formazione di coalizioni ampie, perché pochi punti percentuali potrebbero fare la differenza tra una semplice rappresentanza proporzionale e la conquista di una maggioranza parlamentare.
La riforma elettorale, quindi, è tutt’altro che una questione chiusa.
Dopo il primo sì della Camera, la vera partita si giocherà al Senato e nel confronto politico dei prossimi mesi, con lo sguardo inevitabilmente rivolto alle elezioni politiche del 2027.
