In Vaticano presentato l’Osservatorio della Pontificia Accademia di Teologia dedicato all’impatto ambientale delle tecnologie digitali
CITTÀ DEL VATICANO – L’intelligenza artificiale e la rivoluzione digitale non possono essere governate soltanto attraverso regole tecniche o codici etici: serve una riflessione più profonda sull’uomo, sulla sua dignità e sul rapporto con il creato. È questo il messaggio emerso con forza dalla conferenza stampa che si è svolta il 19 maggio in Vaticano per la presentazione dell’Osservatorio sul contributo all’ambiente delle tecnologie digitali, promosso dal Consiglio di Alti Studi della Pontificia Accademia di Teologia (PATH).
L’iniziativa ha riunito rappresentanti del mondo ecclesiale, accademico, scientifico e industriale con l’obiettivo di avviare un confronto permanente sugli effetti ambientali, sociali e antropologici delle nuove tecnologie. Al centro del dibattito, la necessità di coniugare innovazione, sostenibilità e responsabilità umana in una fase storica segnata dalla rapida espansione dell’intelligenza artificiale e delle infrastrutture digitali.
Tra i protagonisti dell’incontro, Monsignor Antonio Staglianò, Vescovo e Presidente della Pontificia Accademia di Teologia, ha indicato la necessità di superare una visione puramente normativa dell’etica tecnologica. “Dare vita a un codice etico per l’Intelligenza Artificiale o per il digitale non è sufficiente. Un’etica slegata da una visione profonda dell’uomo rischia di diventare un regolamento freddo, facilmente manipolabile o sfruttabile a piacimento dai giganti del web”, ha affermato.

Secondo Staglianò, il nodo centrale resta l’antropologia. “Serve ripartire dall’antropologia: ricordare che l’uomo è creato a immagine e somiglianza di Dio. Solo difendendo questa dignità intrinseca si può indirizzare la tecnologia verso il vero bene”. Una riflessione che si inserisce nel solco del Magistero sociale della Chiesa e che richiama il tema della custodia del creato come responsabilità condivisa.
Il Presidente della PATH ha inoltre sottolineato il carattere interdisciplinare dell’Osservatorio, concepito non come uno spazio riservato ai teologi ma come un luogo aperto al dialogo tra competenze differenti. “L’Osservatorio non sarà un tavolo per soli teologi, ma uno spazio aperto in cui tutti i saperi metteranno in comune le proprie competenze per un fine condiviso: la pace e la custodia del creato”, ha spiegato. “Il pensiero teologico deve sapersi tradurre in buone pratiche per offrire soluzioni tangibili ai drammi della contemporaneità”.
Una visione condivisa anche da Padre Giuseppe Marco Salvati, Prelato Segretario della PATH e Presidente dell’Osservatorio. Salvati ha richiamato l’urgenza di affrontare le crisi ambientali contemporanee attraverso una rinnovata concezione della persona umana. “Conoscere i mali che affliggono l’ambiente e rivalutare l’idea di ‘essere umano’ come soggetto voluto da Dio quale nobile e speciale costruttore di pace e di rispetto fra tutte le creature è uno degli impegni costantemente sollecitati dall’insegnamento del Magistero ecclesiale contemporaneo”, ha dichiarato.
Nel corso dell’incontro, ampio spazio è stato dedicato anche alla governance ambientale della transizione digitale. Maria Siclari, Presidente del Consiglio di Alti Studi della PATH e Direttore Generale dell’ISPRA, ha evidenziato la necessità di sviluppare strumenti concreti di monitoraggio e valutazione degli effetti prodotti dall’innovazione tecnologica.
“Quando si valutano fenomeni complessi come quello delle innovazioni digitali, questi devono essere misurabili, valutabili e governabili”, ha sottolineato Siclari. Un approccio che, secondo il Direttore Generale dell’ISPRA, non può limitarsi ai soli dati tecnici ma deve integrare anche la dimensione umana e sociale. “Monitorare l’ambiente significa, in ultima analisi, monitorare la casa comune. L’integrazione con la visione dell’ecologia dell’uomo ci permette di superare una visione puramente formale; il dato ambientale diventa lo strumento per garantire la dignità umana, la salute e la sicurezza delle generazioni presenti e future”.
Tra gli interventi più significativi anche quello di Daniela Alba, Advocacy Coordinator del Segretariato di Giustizia Sociale ed Ecologia della Compagnia di Gesù, che ha posto l’attenzione sull’impatto globale delle tecnologie digitali in termini di consumo energetico e sfruttamento delle risorse naturali.
“Le tecnologie digitali amplificano la domanda di materie prime ed energia”, ha osservato Alba, ricordando come la Dottrina Sociale della Chiesa richiami la necessità di valutare non solo gli effetti economici ma anche quelli antropologici e morali dell’innovazione. “Occorrono trasparenza, regolamentazione e cooperazione internazionale per ridurre l’impatto estrattivo e favorire l’economia circolare, nell’orizzonte della solidarietà e della custodia del Creato”.
Nel dibattito è intervenuto anche il mondo dell’impresa tecnologica. Maria Vittoria Trussoni, Head of Sustainability & Green Tech di NTT DATA Italia, ha evidenziato come sostenibilità e innovazione non possano più essere considerate ambiti separati.
“La tecnologia non è una leva neutra, ma un abilitatore potente che genera a sua volta conseguenze: per questo sostenibilità e innovazione devono essere pensate insieme, come parte integrante delle scelte di progettazione e di business”, ha spiegato Trussoni. Dall’intelligenza artificiale alle infrastrutture digitali avanzate, fino allo sviluppo della fotonica, secondo la manager la vera innovazione responsabile nasce soltanto quando il digitale viene progettato sin dall’origine in una prospettiva sostenibile.
A chiudere la presentazione è stato Carlo Simeone, Segretario del Consiglio di Alti Studi della PATH, che ha illustrato le prospettive operative dell’Osservatorio. L’obiettivo sarà quello di creare un dialogo stabile tra produttori, istituzioni, ricercatori e utenti delle nuove tecnologie per individuare modelli di sviluppo più rispettosi dell’ambiente e delle relazioni umane.
“L’ambiente non è solo acqua, terra, mare, aria e cosmo, ma anche cultura e relazioni”, ha sottolineato Simeone, evidenziando come l’uso delle tecnologie digitali condizioni sempre più profondamente i rapporti sociali e la qualità della vita collettiva.
Il percorso avviato dalla Pontificia Accademia di Teologia proseguirà nel prossimo mese di ottobre con un Forum di due giorni dedicato ai temi affrontati dall’Osservatorio. L’appuntamento vedrà la partecipazione di rappresentanti del settore tecnologico, istituzioni, studiosi ed esperti impegnati a vario titolo nel campo dell’innovazione digitale.
La nascita dell’Osservatorio segna così un nuovo tentativo della Santa Sede di inserirsi nel dibattito internazionale sulle trasformazioni tecnologiche contemporanee, ponendo al centro non soltanto l’efficienza e lo sviluppo economico, ma soprattutto la persona umana, la sostenibilità e la tutela della “casa comune”. In un’epoca dominata dall’espansione dell’intelligenza artificiale, il Vaticano rilancia dunque una sfida culturale: senza una riflessione sull’uomo e sul suo destino, il futuro digitale rischia di perdere la propria direzione etica e sociale.
