Da alleati strategici a rivali globali: la competizione tra Riad e Abu Dhabi si gioca tra soft power, Corno d’Africa, energia, intelligenza artificiale e controllo delle nuove rotte geopolitiche.
Per oltre un decennio, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti sono stati considerati i pilastri di una nuova architettura geopolitica del Golfo. Uniti da interessi comuni, da una visione condivisa sulla sicurezza regionale e dalla volontà di contenere le influenze rivali in Medio Oriente, Riad e Abu Dhabi hanno costruito una partnership che sembrava destinata a consolidarsi nel tempo.
Oggi, però, lo scenario è profondamente cambiato. Dietro la cooperazione istituzionale e le dichiarazioni diplomatiche, emerge una competizione sempre più evidente per la leadership politica, economica e strategica dell’intero quadrante mediorientale.
La rivalità tra le due monarchie non si manifesta attraverso uno scontro diretto, ma mediante una sofisticata competizione che coinvolge diplomazia, infrastrutture, investimenti, innovazione tecnologica, energia, sport e controllo delle principali rotte commerciali globali.

Da alleati a concorrenti: come è cambiato il rapporto tra Riad e Abu Dhabi
La collaborazione tra Arabia Saudita ed Emirati ha raggiunto il suo apice durante gli anni successivi alle Primavere arabe e nella guerra in Yemen, quando i due Paesi hanno agito come un fronte comune contro minacce percepite alla stabilità regionale.
Con il passare degli anni, tuttavia, le rispettive ambizioni nazionali hanno iniziato a divergere.
L’Arabia Saudita, guidata dal principe ereditario Mohammed bin Salman, punta a riaffermare il proprio ruolo storico di potenza dominante del mondo arabo e islamico.
Gli Emirati Arabi Uniti, guidati dalla visione strategica di Mohammed bin Zayed Al Nahyan, mirano invece a consolidarsi come centro globale della finanza, della tecnologia, della logistica e della diplomazia internazionale.
Questa differenza di prospettive ha progressivamente trasformato l’antica collaborazione in una competizione strutturale.
Il soft power come arma geopolitica
La lezione di Joseph Nye
Per comprendere la rivalità tra Arabia Saudita ed Emirati è necessario partire dal concetto di soft power, elaborato dal politologo statunitense Joseph Nye.
Secondo Nye, il vero potere non consiste soltanto nella capacità di imporre decisioni attraverso forza militare o pressioni economiche, ma anche nell’abilità di attrarre, convincere e influenzare altri attori internazionali.
È proprio su questo terreno che Riad e Abu Dhabi stanno investendo enormi risorse.

L’Arabia Saudita e la rivoluzione dell’immagine internazionale
Per decenni il Regno saudita è stato associato quasi esclusivamente al petrolio e alla sua dimensione religiosa.
Con il programma Vision 2030, il governo saudita ha invece intrapreso una gigantesca operazione di rebranding nazionale.
Sport, turismo e grandi eventi
L’acquisto di campioni internazionali come Cristiano Ronaldo, gli investimenti miliardari nel golf, nella Formula 1, nel tennis e nel calcio rappresentano soltanto una parte della strategia.
L’obiettivo è mostrare il Paese come una destinazione sicura per turismo, investimenti e innovazione.
L’assegnazione di grandi manifestazioni sportive internazionali e la costruzione di città futuristiche come NEOM rientrano nella stessa visione.
Gli Emirati e il modello della tolleranza globale
Gli Emirati Arabi Uniti hanno adottato una strategia diversa.
Abu Dhabi e Dubai si presentano come centri internazionali aperti agli affari, al dialogo interculturale e all’innovazione.
Attraverso cultura, turismo, istruzione e diplomazia, gli Emirati cercano di costruire l’immagine di una nazione moderna, inclusiva e proiettata verso il futuro.
La presenza di musei internazionali, eventi globali e grandi esposizioni contribuisce a rafforzare questa narrativa.

Il Corno d’Africa: il nuovo campo di battaglia geopolitico
Perché il Mar Rosso è diventato cruciale
Uno degli aspetti più interessanti della competizione tra Arabia Saudita ed Emirati riguarda il Corno d’Africa.
La regione controlla infatti uno dei passaggi marittimi più strategici del pianeta: lo stretto di Bab el-Mandeb.
Attraverso questo corridoio passa una quota significativa del commercio mondiale tra Asia, Europa e Africa.
Chi esercita influenza in quest’area dispone di un enorme vantaggio geopolitico.
Sudan: due strategie opposte
La guerra civile esplosa in Sudan nel 2023 ha evidenziato le differenze tra le due monarchie.
L’Arabia Saudita ha privilegiato una strategia diplomatica, promuovendo tavoli negoziali e tentativi di mediazione.
Gli Emirati, invece, sono stati frequentemente associati a una politica più pragmatica e orientata alla costruzione di relazioni dirette con attori locali e reti di potere sul territorio.
Il risultato è una competizione indiretta che riflette due modelli completamente differenti di influenza regionale.
Somalia e Somaliland
Anche la Somalia rappresenta un importante terreno di confronto.
Riad sostiene formalmente l’unità territoriale somala, rafforzando i rapporti con il governo centrale di Mogadiscio.
Gli Emirati hanno invece investito in relazioni con autorità locali e regionali.
Il caso del porto di Berbera
Particolarmente significativa è la gestione del porto di Berbera, nel Somaliland, affidata alla compagnia DP World.
L’infrastruttura rappresenta uno dei progetti logistici più ambiziosi della regione e consente agli Emirati di consolidare la propria presenza nelle rotte commerciali africane.
Etiopia ed Eritrea
In Etiopia, Abu Dhabi ha costruito una stretta cooperazione economica e strategica con il governo di Addis Abeba, sostenendo corridoi logistici e progetti infrastrutturali.
L’Arabia Saudita mantiene invece un approccio più prudente, influenzato anche dalle relazioni con Egitto e Sudan.
In Eritrea, il porto di Assab ha rappresentato per anni una piattaforma strategica fondamentale per le operazioni emiratine nel Mar Rosso.
Oggi Riad cerca di ampliare la propria presenza attraverso investimenti e cooperazione infrastrutturale.
Oltre il petrolio: la sfida energetica del futuro
Vision 2030 e la trasformazione saudita
La leadership regionale non si misura più soltanto in barili di petrolio.
Arabia Saudita ed Emirati stanno investendo enormemente nella transizione energetica.
Per Riad, il progetto Vision 2030 rappresenta la più ambiziosa trasformazione economica della sua storia.
I grandi progetti verdi sauditi
Tra i progetti simbolo figurano:
- NEOM;
- il mega impianto di idrogeno verde da oltre 8 miliardi di dollari;
- il parco solare di Sudair;
- il parco eolico di Dumat Al-Jandal.
L’obiettivo è ridurre la dipendenza dal petrolio e creare nuove fonti di crescita economica.
Il vantaggio emiratino
Gli Emirati hanno iniziato prima questo percorso.
Grazie a Masdar, Abu Dhabi è diventata uno dei principali attori mondiali nel settore delle energie pulite.
La presenza della International Renewable Energy Agency negli Emirati ha ulteriormente rafforzato il prestigio internazionale del Paese.
La capacità globale di energia pulita sviluppata da Masdar rappresenta oggi uno dei principali asset strategici della politica energetica emiratina.
Intelligenza artificiale: la nuova corsa all’oro del Golfo
Emirati pionieri dell’AI
Nel 2017 gli Emirati hanno stupito il mondo nominando il primo ministro dedicato all’intelligenza artificiale.
Attraverso aziende come G42, Abu Dhabi ha avviato partnership globali con colossi tecnologici occidentali.
L’obiettivo è fare dell’AI il motore dell’economia post-petrolifera.
L’accelerazione saudita
L’Arabia Saudita, però, sta recuperando rapidamente terreno.
Il Public Investment Fund finanzia enormi investimenti in:
- data center;
- supercalcolo;
- ricerca scientifica;
- infrastrutture digitali;
- sviluppo dell’intelligenza artificiale.
Le “data embassies”
Tra le idee più innovative emerge il concetto delle “data embassies”, infrastrutture digitali che consentirebbero agli Stati di archiviare dati strategici in territorio saudita mantenendone la sovranità.
Una proposta che potrebbe trasformare i dati in un nuovo strumento di influenza geopolitica.
Chi guiderà il Medio Oriente del XXI secolo?
Una competizione destinata a crescere
L’antagonismo tra Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti non è destinato a scomparire.
Al contrario, tutto lascia presagire un’estensione della rivalità verso nuovi ambiti:
- tecnologie avanzate;
- sicurezza informatica;
- spazio;
- logistica globale;
- infrastrutture digitali;
- finanza internazionale.
Le due monarchie continueranno probabilmente a collaborare su alcuni dossier comuni, ma la competizione per la leadership regionale appare ormai strutturale.
La rivalità tra Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti rappresenta una delle trasformazioni geopolitiche più significative del Medio Oriente contemporaneo. Ciò che un tempo appariva come una solida alleanza si è progressivamente evoluto in una competizione multidimensionale che coinvolge economia, diplomazia, energia, tecnologia e sicurezza. Il futuro della regione dipenderà in larga misura dalla capacità di Riad e Abu Dhabi di bilanciare cooperazione e competizione. In gioco non vi è soltanto la leadership del Golfo, ma la definizione stessa dei nuovi equilibri geopolitici che plasmeranno il Medio Oriente e il Corno d’Africa nei prossimi decenni.
