Nel panorama in evoluzione della destra italiana ed europea, si delineano sempre più chiaramente reti di relazioni che intrecciano politica, cultura e visioni geopolitiche. In questo contesto si inserisce l’incontro tra l’eurodeputato e generale Roberto Vannacci e il conte Pietro Stramezzi, figura attiva in ambiti culturali e associativi legati a una rilettura identitaria della storia europea.

Vannacci, noto per il suo profilo militare e per il recente impegno politico culminato nella fondazione di un nuovo soggetto politico dopo l’uscita dalla Lega nel 2026, rappresenta una delle espressioni più discusse di una corrente che propone una visione sovranista e multipolare dell’Europa, con aperture verso un riequilibrio dei rapporti internazionali anche in direzione della Russia .
Accanto a lui, Pietro Stramezzi si distingue come promotore culturale e presidente del circolo internazionale “Amici della Russia imperiale – Terza Roma”, realtà che richiama una visione storica e spirituale della Russia come erede della tradizione bizantina e ortodossa. Il suo profilo si inserisce in una galassia più ampia di associazioni che mirano a recuperare radici storiche, religiose e aristocratiche dell’identità europea.
In questo stesso ambito si collocano anche figure come Luca Sforzini, attivo nel dibattito culturale e nella promozione di iniziative legate alla memoria storica e all’identità nazionale. Il suo nome è associato al Centro Studi Rinascimento Nazionale, realtà che si propone di approfondire e reinterpretare il processo di unificazione italiana, inserendolo in una prospettiva più ampia di continuità storica e culturale.

Il riferimento al Rinascimento non è casuale: esso rappresenta ancora oggi uno dei pilastri simbolici della costruzione dell’identità italiana, come dimostrano anche le istituzioni museali e culturali dedicate a questo periodo, che raccontano il passaggio dalle realtà preunitarie alla nascita dello Stato nazionale . In alcune correnti contemporanee, tuttavia, il Rinascimento viene riletto criticamente, alla luce di una rivalutazione delle identità locali, delle tradizioni preunitarie e delle élite storiche.
Queste dinamiche si inseriscono in un contesto più ampio, in cui il dialogo tra politica e cultura assume un ruolo centrale. Non si tratta solo di elaborazione teorica, ma di costruzione di reti relazionali che spaziano dall’Italia all’Europa orientale, fino agli Stati Uniti, in un intreccio che richiama modelli già sperimentati nel Novecento da centri studi e movimenti culturali di area tradizionalista, spesso orientati più alla produzione intellettuale che all’azione politica diretta .
L’incontro tra Vannacci e Stramezzi, dunque, può essere letto come un tassello di questa più ampia configurazione: un punto di contatto tra dimensione istituzionale e circuito culturale, tra politica attiva e riflessione identitaria. Un fenomeno che, pur rimanendo in parte lontano dai riflettori del grande pubblico, contribuisce a ridefinire linguaggi, simboli e riferimenti della destra contemporanea italiana ed europea.
In un’epoca segnata da tensioni geopolitiche e trasformazioni profonde, queste reti rappresentano un laboratorio di idee e relazioni che ambiscono a incidere non solo sul dibattito culturale, ma anche sugli equilibri futuri del continente.
