Il percorso interiore di Alice Proserpi, artista “per necessità”
Non sempre il percorso artistico nasce da una vocazione dichiarata. Talvolta, prende forma come risposta a un’urgenza più profonda, quasi inevitabile. È il caso di Alice Proserpi, classe 1986, residente in Brianza, la cui traiettoria personale e creativa si sviluppa al confine tra introspezione psicologica e ricerca spirituale.

Dopo il Liceo Scientifico, Alice intraprende studi universitari in Psicologia, proseguendo poi con la formazione in Psicoterapia presso l’IRPA di Milano, istituto legato alla tradizione psicoanalitica lacaniana. Il percorso, tuttavia, si interrompe nel 2018, poco prima del completamento del quarto anno. È proprio in questo momento di sospensione che si apre una nuova fase: l’inizio di un’analisi personale di orientamento lacaniano, destinata a segnare profondamente la sua evoluzione.
Parallelamente, Alice si avvicina alla pittura frequentando, seppur in modo discontinuo, un atelier guidato dal maestro Massimo Bollani. Un’esperienza inizialmente marginale, dettata da ritagli di tempo, ma che presto si trasforma in un’esigenza crescente: quella di creare, di dare forma visiva a contenuti interiori difficilmente esprimibili attraverso il linguaggio verbale.
“Dipingo perché non posso parlare”: è questa la cifra dei suoi primi lavori. L’assenza di una formazione tecnica strutturata si rivela, paradossalmente, una risorsa. Libera da vincoli accademici, Alice sperimenta senza condizionamenti, lasciando emergere sulla tela ciò che appartiene all’inconscio. La pittura diventa così uno spazio di manifestazione diretta, un luogo in cui il non detto trova finalmente espressione.

Il 2021 segna una svolta decisiva. Dopo anni di distanza da qualsiasi forma di fede, Alice vive un momento di crisi e apertura: “chiedere un segno” diventa il gesto che precede un cambiamento radicale. Abbandona il percorso precedente e si iscrive a un corso di Concept Art, con l’obiettivo di colmare alcune lacune teoriche. Ma accanto alla formazione tecnica, si sviluppa qualcosa di inatteso: una relazione personale, complessa e trasformativa, con il divino.
In questa nuova fase, la funzione della pittura cambia profondamente. Non più soltanto mezzo espressivo dell’inconscio, ma tentativo di rappresentare un legame più ampio: quello tra l’Anima e l’Uomo. Un rapporto che, secondo l’artista, passa anche attraverso dimensioni non immediatamente accessibili, ma percepibili.
Nascono così i “cerchi”, elementi ricorrenti nelle sue opere. Forme essenziali, sospese in uno spazio atemporale, che possono essere interpretate come rappresentazioni dell’anima. Il tempo, in queste composizioni, non è lineare: si avvicina piuttosto a una dimensione altra, quella del divino, dove passato, presente e futuro perdono la loro rigidità.

Questa ricerca si inserisce in una riflessione più ampia sulla distanza tra identità e essenza. Alice parla di un “non tutta io”, una tensione verso qualcosa che supera la personalità individuale. Un’intuizione maturata anche durante un’esperienza presso il santuario di Montserrat, luogo simbolico di spiritualità e contemplazione.
Alla base del suo lavoro si delinea una convinzione: l’inconscio non è solo un deposito di contenuti rimossi, ma anche un possibile canale di comunicazione bidirezionale, capace di mettere in relazione dimensioni diverse dell’esperienza umana. Le sue tele diventano così tentativi di rendere visibile l’invisibile, di dare forma a ciò che normalmente sfugge.
Il riferimento a Sant’Agostino appare significativo: “La fede è credere in ciò che non si vede; la ricompensa della fede è vedere ciò a cui si crede.” Una citazione che sintetizza efficacemente il cuore della sua ricerca.
Oggi, il percorso di Alice è tutt’altro che concluso. Nuove indagini, incentrate sulla preghiera e sull’abbandono a Dio, stanno prendendo forma sulla tela, con un linguaggio sempre più personale. Un cammino che non nasconde le difficoltà, ma che si configura come un’avventura aperta, ancora tutta da esplorare.
Il resto, come spesso accade nei percorsi autentici, è ancora in divenire.

Ho letto l”articolo e devo dire che rappresenta perfettamente l’artista, che ho il piacere di conoscere. Niente giri strani, voli pindarici o altro: semplicemente la verità.
Faccio i complimenti per la serietà e la profondità di quanto è stato colto e faccio gli auguri ad Alice per il suo futuro e la sua ricerca personale di senso.
Il destino artistico era già segnato nel tuo cammino cara Alice!
Con l’augurio che il tuo talento ti porti infinite gioie e ti sorprenda sempre…
Vento in poppa