Il nuovo Codice della strada punta sulle targhe polacche: per i veicoli esteri registrati al REVE prevista una Rc Auto italiana o autorizzata in Italia.
Il fenomeno delle targhe polacche potrebbe essere vicino a una svolta decisiva. Nel testo-base delle nuove modifiche al Codice della strada compare infatti una misura destinata a incidere direttamente sull’utilizzo stabile in Italia dei veicoli immatricolati all’estero: dopo l’iscrizione al REVE, la copertura assicurativa dovrebbe essere stipulata con un’impresa italiana oppure con una compagnia autorizzata a operare nel nostro Paese. Una stretta che punta a ridurre il ricorso alle cosiddette “esterovestizioni” dei veicoli, diventate particolarmente diffuse nelle aree dove il costo della Rc Auto è più elevato.

È importante, tuttavia, distinguere ciò che è già legge da ciò che è ancora in fase di definizione. La disposizione sull’assicurazione rappresenta al momento una proposta contenuta nel testo-base sul quale stanno lavorando le associazioni di settore, chiamate a presentare osservazioni e proposte entro il 13 settembre 2026. Non si tratta dunque, allo stato attuale, di un obbligo già definitivamente entrato in vigore.
Targhe polacche, perché il fenomeno è cresciuto
Dietro la presenza sempre più visibile di automobili con targa polacca sulle strade italiane esiste soprattutto una questione economica. Il fenomeno ha assunto particolare rilevanza in Campania e nell’area napoletana, territori nei quali il costo dell’assicurazione automobilistica può risultare sensibilmente più elevato rispetto ad altre zone d’Italia.
Il meccanismo può prevedere l’immatricolazione del mezzo all’estero e il successivo utilizzo in Italia attraverso formule contrattuali che consentono al conducente residente nel nostro Paese di disporre del veicolo. Il vantaggio ricercato è principalmente quello di abbattere alcune voci di costo, a partire dall’assicurazione; a questo si aggiunge il tentativo, nei casi irregolari, di rendere più complessa l’identificazione del responsabile e la riscossione delle sanzioni amministrative.
Secondo i dati ACI riportati dalla Gazzetta dello Sport, sarebbero oltre 68 mila i veicoli tra auto e motocicli con targa polacca circolanti in Italia, con una presenza significativa proprio nell’area di Napoli e della Campania.
Il problema, quindi, va ben oltre il colore o la nazionalità di una targa. Al centro vi è la necessità di distinguere la legittima circolazione transfrontaliera – principio fondamentale all’interno dell’Unione europea – dall’impiego di costruzioni formali finalizzate principalmente ad aggirare costi e obblighi collegati alla stabile utilizzazione di un’automobile in Italia.
Cosa prevede oggi la legge sui veicoli esteri
Il legislatore italiano è già intervenuto più volte sulla materia. Dopo le disposizioni introdotte nel 2018, il quadro è stato profondamente modificato dalla legge 238 del 2021, che ha inserito nel Codice della strada l’articolo 93-bis, dedicato alla circolazione dei veicoli immatricolati all’estero e utilizzati da residenti in Italia.
La regola generale stabilisce che chi acquisisce la residenza anagrafica in Italia e possiede un veicolo già immatricolato all’estero debba provvedere alla sua immatricolazione italiana entro tre mesi, fatte salve le eccezioni previste dalla normativa.
Diverso è il caso nel quale il residente italiano utilizzi un mezzo straniero intestato a un altro soggetto. Il conducente deve avere a bordo un documento con data certa dal quale risultino il titolo e la durata della disponibilità del veicolo.
Quando questa disponibilità supera 30 giorni nell’anno solare, anche non consecutivi, scatta l’obbligo di registrazione nel REVE, Registro dei Veicoli Esteri, presente nel sistema informativo del Pubblico Registro Automobilistico e gestito dall’ACI. L’obbligo di registrazione è operativo dal 21 marzo 2022.
È proprio su questo sistema che la nuova proposta normativa intende innestare un ulteriore tassello.
Rc Auto italiana dopo l’iscrizione al REVE
La novità più rilevante contenuta nel testo-base riguarda infatti l’assicurazione. Una volta effettuata l’iscrizione del veicolo straniero al REVE, l’obbligo assicurativo dovrebbe essere assolto attraverso un contratto sottoscritto con un’impresa di assicurazione italiana oppure con una compagnia autorizzata a operare in Italia.
La distinzione è sostanziale. Non significa che la compagnia debba necessariamente avere sede in Italia. Nell’ambito delle regole europee potrà trattarsi anche di un’impresa stabilita in un altro Stato membro, purché regolarmente autorizzata a operare nel mercato italiano.
A essere ridimensionato sarebbe invece il vantaggio derivante dall’utilizzo di una polizza sottoscritta esclusivamente nel Paese di immatricolazione con una compagnia che non opera sul mercato italiano, sfruttandone condizioni economiche differenti.
In sostanza, la targa straniera non diventerebbe illegale. La misura non punta a vietare indiscriminatamente la circolazione dei veicoli esteri, ma a intervenire quando questi vengono utilizzati stabilmente in Italia e ricadono negli obblighi di registrazione previsti dalla normativa.
Ed è questo uno degli aspetti centrali del provvedimento: evitare di trasformare una misura anti-elusione in un ostacolo alla normale mobilità europea.
Controlli in tempo reale tra Italia e Polonia
Parallelamente alla possibile modifica legislativa, sul fronte dei controlli è già arrivata una novità significativa.
Dal 13 agosto 2026, secondo quanto riportato da Quattroruote e ripreso dall’ANSA, il Ministero dell’Interno ha messo a disposizione delle autorità italiane la possibilità di consultare i portali governativi polacchi per verificare in tempo reale informazioni relative ai documenti di circolazione, alle assicurazioni Rc Auto e alle patenti rilasciate in Polonia.
Per le forze dell’ordine significa poter effettuare verifiche più rapide durante i controlli su strada, confrontando quanto dichiarato o mostrato dal conducente con le informazioni presenti nelle banche dati del Paese di immatricolazione.
La tecnologia diventa così una componente essenziale della strategia di contrasto. Una norma, infatti, può risultare efficace soltanto quando gli organismi incaricati dei controlli dispongono degli strumenti necessari per verificarne concretamente il rispetto.
Il nodo dei costi assicurativi resta aperto
La stretta sulle targhe polacche affronta però soltanto una parte del problema. Dietro il ricorso alle immatricolazioni straniere esiste anche una questione sociale ed economica che non può essere ignorata: la forte differenza territoriale dei premi Rc Auto.
Contrastare eventuali comportamenti elusivi è necessario per garantire equità tra automobilisti e certezza delle responsabilità in caso di incidente. Ma allo stesso tempo il fenomeno segnala una difficoltà concreta vissuta da molti cittadini nelle aree caratterizzate dalle tariffe assicurative più onerose.
Il rischio sarebbe altrimenti quello di intervenire sull’effetto senza interrogarsi sufficientemente sulle cause che hanno contribuito alla sua diffusione.
Legalità e sostenibilità economica non dovrebbero essere considerate obiettivi contrapposti. Un sistema assicurativo efficace deve garantire tutela alle vittime degli incidenti, responsabilità certa dei conducenti e contrasto alle frodi, ma deve anche cercare di evitare squilibri territoriali tali da rendere la copertura obbligatoria un peso sproporzionato per alcune famiglie.
Targhe polacche, verso una nuova fase dei controlli
Il percorso normativo non è ancora concluso e sarà quindi necessario attendere l’esito del confronto con le associazioni di settore e la formulazione definitiva delle modifiche. Parlare oggi di obbligo già operativo sarebbe prematuro: la novità assicurativa è contenuta in una proposta ancora in fase di elaborazione.
La direzione, tuttavia, appare chiara. Con l’obbligo prospettato di una copertura assicurativa italiana o autorizzata in Italia per i mezzi registrati al REVE e con l’accesso diretto alle banche dati polacche, il margine per utilizzare le targhe polacche esclusivamente come strumento di convenienza potrebbe restringersi sensibilmente.
Resta sullo sfondo una domanda che supera il Codice della strada: se migliaia di automobilisti cercano soluzioni oltreconfine per ridurre il costo della propria vettura, la risposta non può limitarsi ai controlli. Accanto alla tutela della legalità servirà continuare a interrogarsi sulle ragioni economiche che hanno trasformato una targa straniera in un fenomeno nazionale.
