Steve Jobs, all’asta il progetto delle medie

Il progetto delle medie di Steve Jobs arriva all’asta con una stima superiore ai 20 mila dollari: un raro documento degli anni in cui nasceva la sua passione tecnologica.

Ci sono oggetti capaci di raccontare una vita molto prima che quella vita entri nella storia. È il caso del progetto delle medie di Steve Jobs, un manufatto realizzato quando il futuro fondatore di Apple aveva appena tredici anni e oggi proposto all’asta con una stima superiore ai 20.000 dollari. Non un computer rivoluzionario, né un prototipo destinato al mercato, ma un lavoro scolastico costruito per una fiera scientifica: una testimonianza sorprendente degli anni in cui la tecnologia era ancora, per Jobs, soprattutto curiosità, studio e sperimentazione.

Il lotto è inserito da RR Auction nella seconda parte di “Steve Jobs & the Computer Revolution: The Apple 50th Anniversary Auction”, vendita organizzata nell’anno del cinquantesimo anniversario di Apple. La sessione si conclude il 20 agosto 2026 e comprende alcuni reperti significativi della storia dell’informatica personale e della famiglia Jobs.

Il piccolo progetto scolastico assume così un significato che supera il suo valore materiale. È una finestra aperta sull’adolescenza di uno degli uomini che, pochi anni più tardi, avrebbe contribuito a modificare radicalmente il rapporto tra persone e tecnologia.

Il progetto delle medie di Steve Jobs e la passione per l’elettronica

Realizzato nel 1968 durante l’ottavo anno scolastico, il progetto aveva un titolo tecnico: “What is the Silicon-Controlled Rectifier?”, ovvero “Che cos’è il raddrizzatore controllato al silicio?”. Il dispositivo serviva a illustrare il funzionamento di un componente elettronico utilizzato per controllare il passaggio della corrente.

RR Auction identifica il lotto come un progetto costruito personalmente da Jobs per la fiera scientifica dell’ottavo grado e gli attribuisce una stima superiore ai 20.000 dollari. Nelle ore precedenti la conclusione dell’asta, le offerte risultavano ancora molto lontane dalla valutazione indicativa, circostanza che lascia aperto l’esito finale della competizione tra collezionisti.

A rendere il manufatto particolarmente suggestivo è anche una nota lasciata dal giovanissimo Jobs ai giudici della manifestazione. Le indicazioni spiegavano come collegare il circuito all’oscilloscopio e raccomandavano attenzione durante l’utilizzo per evitare danni.

Più che le parole in sé, colpisce ciò che lasciano intravedere: la necessità di controllare il funzionamento dell’esperimento, l’attenzione alle procedure e la volontà di fare in modo che la dimostrazione avvenisse correttamente. Elementi che, osservati con la prudenza necessaria quando si interpreta retrospettivamente la biografia di un personaggio celebre, sembrano comunque anticipare alcuni tratti che sarebbero diventati caratteristici del Jobs adulto.

Non si tratta, naturalmente, di trasformare un compito scolastico in una profezia. Ma quel pannello racconta un ragazzo già profondamente interessato all’elettronica, disposto a comprenderne i meccanismi e a costruire qualcosa con le proprie mani.

Da Hewlett-Packard alla nascita di una vocazione

Gli anni dell’adolescenza di Jobs sono costellati da episodi che testimoniano questa precoce attrazione verso la tecnologia. Tra i più conosciuti figura quello legato a William Hewlett, cofondatore di Hewlett-Packard.

Secondo il racconto più volte ripreso nelle biografie di Jobs, ancora giovanissimo cercò sull’elenco telefonico il numero di Hewlett e lo chiamò perché aveva bisogno di componenti elettronici per costruire un contatore di frequenza. L’iniziativa portò non soltanto all’ottenimento dei pezzi necessari, ma anche a un’esperienza lavorativa estiva presso Hewlett-Packard.

L’episodio aiuta a comprendere l’ambiente nel quale si formò il futuro imprenditore: la California della seconda metà degli anni Sessanta, dove elettronica, semiconduttori e sperimentazione stavano creando il terreno sul quale sarebbe successivamente cresciuta la Silicon Valley.

Jobs non era ancora l’uomo delle presentazioni diventate eventi globali, dell’iPhone o del Macintosh. Era un ragazzo attratto dai circuiti e dalla possibilità di capire come funzionassero gli oggetti tecnologici.

Ed è proprio questa distanza tra il tredicenne del 1968 e l’icona mondiale degli anni successivi a rendere il progetto scolastico particolarmente significativo.

Un cimelio rimasto per decenni nella famiglia Jobs

La provenienza familiare contribuisce al valore storico del reperto. Dopo la morte di Paul Jobs, padre adottivo di Steve, nel 1993, la famiglia procedette alla sistemazione degli oggetti conservati nella casa di Los Altos.

Una parte importante dei materiali dell’infanzia e della giovinezza di Jobs rimase legata all’abitazione familiare. RR Auction ha proposto negli anni diversi oggetti provenienti dalla collezione di John Chovanec, fratellastro di Jobs, descrivendoli come manufatti preservati per decenni all’interno della famiglia.

È un dettaglio essenziale perché nel mercato dei memorabilia la provenienza costituisce uno degli elementi centrali nella ricostruzione del valore storico di un oggetto.

Il pannello scolastico appartiene inoltre a una categoria particolare di cimeli: non documenta il Jobs già celebre, ma quello precedente alla nascita di Apple. Racconta, dunque, non il successo ma la formazione.

Apple compie cinquant’anni: dalle origini alla rivoluzione digitale

La vendita assume un significato ulteriore nel 2026, cinquantesimo anniversario di Apple. La società nacque nel 1976 dall’iniziativa di Steve Jobs, Steve Wozniak e Ronald Wayne, diventando nel corso dei decenni una delle protagoniste della trasformazione tecnologica contemporanea.

RR Auction ha costruito proprio intorno a questo anniversario una vendita articolata in due parti. La seconda comprende, oltre al progetto scolastico, un Apple-1 funzionante, documenti relativi ai primi anni dell’azienda, computer appartenuti alla famiglia Jobs, prototipi e altri oggetti legati alla storia del marchio.

Il fascino esercitato da questi cimeli non dipende esclusivamente dalla rarità. Gli oggetti consentono ai collezionisti di ricostruire materialmente una storia che oggi appartiene alla cultura globale dell’innovazione.

Un foglio, un circuito, una scheda elettronica o un vecchio computer diventano frammenti di un percorso industriale e umano che ha cambiato abitudini quotidiane, comunicazione e modalità di accesso alle informazioni.

Il mercato dei cimeli di Steve Jobs

Il collezionismo legato a Jobs ha già prodotto risultati notevoli. Nel 2022 un paio di sandali Birkenstock Arizona appartenuti e indossati dall’imprenditore è stato venduto da Julien’s Auctions per 218.750 dollari, stabilendo, secondo la casa d’aste, un record mondiale per un paio di sandali battuto all’asta.

Ancora più significativo, per il rapporto diretto con le origini di Apple, è il caso di una bozza pubblicitaria dell’Apple-1 scritta interamente a mano da Jobs nel 1976. Il documento, accompagnato da fotografie Polaroid del prototipo, è stato aggiudicato da RR Auction nel 2023 per 175.759 dollari, premio dell’acquirente compreso, a fronte di una stima iniziale superiore ai 30.000 dollari.

Sono cifre che mostrano quanto il mercato consideri importanti i documenti direttamente riconducibili alla nascita dell’informatica personale. In particolare, manoscritti, firme e oggetti con una provenienza documentata possono trasformarsi in testimonianze storiche ricercate a livello internazionale.

Il valore economico, tuttavia, racconta soltanto una parte della storia.

Prima del mito c’era un ragazzo davanti a un circuito

Il progetto delle medie di Steve Jobs possiede qualcosa che difficilmente può essere misurato attraverso una semplice stima d’asta. Mostra il punto di partenza, quando non esistevano ancora Apple, Macintosh, iPod o iPhone e nessuno avrebbe potuto prevedere quale influenza quel ragazzo avrebbe esercitato sull’industria tecnologica mondiale.

Rimane un oggetto scolastico costruito nel 1968. Ma osservato quasi sessant’anni dopo assume la forza di una fotografia biografica: testimonia un adolescente che studiava circuiti, sperimentava con l’elettronica e si preoccupava persino di lasciare ai giudici istruzioni sufficientemente precise per utilizzare correttamente il suo lavoro.

Nel cinquantesimo anniversario di Apple, quel pannello riporta simbolicamente tutto all’origine. Prima delle aziende miliardarie, delle rivoluzioni industriali e dei prodotti entrati nella vita di miliardi di persone, spesso esistono soltanto curiosità, ostinazione e desiderio di capire.

Ed è forse questa la ragione per cui il progetto delle medie di Steve Jobs, al di là del prezzo che raggiungerà all’asta, conserva un valore storico particolare: non racconta il momento in cui un uomo cambiò la tecnologia, ma quello in cui un ragazzo cominciava a interrogarsi su come funzionasse.