l’ultimo grande democristiano della Prima Repubblica
Napoli perde una delle sue figure politiche più emblematiche del Novecento. Si è spento all’età di 86 anni Paolo Cirino Pomicino, protagonista indiscusso della Prima Repubblica e volto storico della Democrazia Cristiana. Dopo una lunga malattia, la notizia della sua scomparsa ha colpito profondamente il capoluogo partenopeo, dove era conosciuto e riconosciuto da tutti come “’o Ministro”, soprannome guadagnato grazie ai numerosi incarichi governativi ricoperti nel corso della sua carriera.
Figura centrale della politica italiana tra gli anni Ottanta e i primi Novanta, Pomicino è stato uno degli ultimi testimoni diretti di una stagione ormai consegnata alla storia: quella della Prima Repubblica, con i suoi equilibri complessi, le sue correnti interne e un sistema politico dominato da partiti fortemente strutturati.

Un protagonista della stagione democristiana
Legato a doppio filo alla Democrazia Cristiana, Pomicino fu espressione di una delle correnti più influenti del partito, la cosiddetta “Primavera”, contribuendo in modo significativo alla definizione delle strategie politiche del tempo. La sua ascesa si consolidò soprattutto grazie al rapporto con Ciriaco De Mita, di cui fu stretto collaboratore.
Nel governo guidato da De Mita tra il 1988 e il 1989, Pomicino ricoprì il ruolo di ministro per la Funzione Pubblica, distinguendosi per una visione amministrativa orientata al rafforzamento dell’apparato statale. Tuttavia, fu negli anni immediatamente successivi che raggiunse l’apice della sua carriera politica.
Gli anni con Andreotti e il peso economico
Il periodo più significativo resta quello compreso tra il 1989 e il 1992, durante i governi guidati da Giulio Andreotti. In quegli anni, Pomicino fu ministro del Bilancio e della Programmazione Economica, incarico cruciale in una fase storica segnata da profonde trasformazioni economiche e da crescenti tensioni sul debito pubblico.
La sua azione politica si inseriva in un contesto internazionale complesso, alla vigilia della fine della Guerra Fredda e in un’Europa che si preparava a nuove integrazioni economiche. In questo scenario, Pomicino rappresentò una delle figure chiave nella gestione delle politiche economiche italiane, contribuendo alla definizione di strategie di spesa e programmazione che avrebbero inciso a lungo sul sistema paese.
Tra luci e ombre della Prima Repubblica
Come molti protagonisti della sua epoca, anche la carriera di Pomicino fu attraversata da momenti controversi, legati alle inchieste giudiziarie che segnarono la fine della Prima Repubblica. Il suo nome emerse durante la stagione di Tangentopoli, simbolo di un sistema politico destinato a crollare sotto il peso delle indagini e del mutamento del clima politico.
Nonostante ciò, Pomicino non abbandonò mai completamente la scena pubblica, continuando negli anni successivi a intervenire nel dibattito politico e a offrire una lettura diretta di quella stagione storica, spesso difendendone le logiche e le dinamiche.
Napoli lo saluta
Con la sua scomparsa, Napoli perde non solo un politico, ma un pezzo della propria identità civile e istituzionale. Figura divisiva ma indubbiamente centrale, Pomicino ha incarnato per decenni il legame tra la politica nazionale e il territorio partenopeo, contribuendo a rendere Napoli uno dei poli più influenti della Democrazia Cristiana.
Oggi la città lo ricorda con rispetto e memoria, consapevole che con lui se ne va uno degli ultimi grandi protagonisti di un’epoca irripetibile della storia italiana. Un’epoca fatta di grandi personalità, di visioni politiche forti e di un sistema che, nel bene e nel male, ha segnato profondamente il Paese.
