Dal 17 marzo al 10 maggio, la Galleria Borghese apre al pubblico due nuove “mostre dossier” che riportano l’attenzione su figure fondamentali ma poco note della storia dell’arte: Giovan Francesco Penni, collaboratore diretto di Raffaello, e Marcello Provenzale da Cento, protagonista della rinascita del mosaico barocco a Roma.
Le esposizioni, intitolate “Ritorno alla Galleria Borghese. Giovan Francesco Penni e la bottega di Raffaello” e “Marcello Provenzale da Cento. Un genio del mosaico barocco nella Roma dei Borghese”, offrono al visitatore un’occasione preziosa per riscoprire non solo due artisti di grande rilievo storico, ma anche momenti cruciali nella formazione e nell’evoluzione della collezione borghesiana.
Si tratta di mostre di dimensioni contenute ma di grande densità scientifica, come sottolinea la direttrice Francesca Cappelletti: due percorsi di studio nati da circostanze diverse ma ugualmente significative, capaci di gettare nuova luce su attribuzioni, acquisizioni e riletture critiche.
Penni e la bottega di Raffaello
La mostra dedicata a Giovan Francesco Penni è allestita nella Sala di Raffaello e nasce da una recente acquisizione: l’Allegoria della Buona Speranza, entrata nelle collezioni grazie al lavoro del Dipartimento acquisizioni e donazioni. A questa è stato affiancato il suo pendant, l’Allegoria della Carità, proveniente da una collezione privata.

Le due opere, tavolette centinate probabilmente destinate a un contesto d’arredo di alto livello, erano già presenti negli antichi cataloghi della Galleria Borghese fino al Settecento, quando le difficoltà economiche legate al periodo napoleonico portarono alla dispersione di molte opere. Solo di recente è stata recuperata la corretta interpretazione iconografica della Carità, inizialmente identificata come una Madonna con Bambino e San Giovannino: la figura rappresenta invece Latona con Apollo e Diana.
Accanto a queste opere è esposto anche il tondo Adorazione del Bambino con San Giuseppe e San Giovannino, una delle poche opere certe attribuite a Penni, affiancato da dipinti di Giulio Romano e del Vignola, a testimonianza delle dinamiche collaborative all’interno della bottega raffaellesca.
La mostra diventa così anche un’occasione per riflettere sulla figura di Penni: artista celebrato da Vasari e protagonista della bottega di Raffaello dopo la morte del maestro, ma ancora oggi difficile da definire con precisione, quasi “evanescente” nella ricostruzione critica del suo catalogo.
Provenzale e il mosaico barocco
Di segno diverso ma altrettanto significativa è la mostra dedicata a Marcello Provenzale da Cento, figura chiave nella rinascita dell’arte musiva nella Roma di papa Paolo V Borghese.
La Galleria Borghese conserva tre opere dell’artista, ma il progetto espositivo si avvale anche della collaborazione della Pinacoteca Civica di Cento, città natale del Guercino, dove la mostra si trasferirà da ottobre 2026 a gennaio 2027, in occasione del 450° anniversario della nascita di Provenzale.

Artista “intimamente barocco”, come lo definisce Giovanni Sassu, Provenzale legò la sua carriera alla committenza dei Borghese. Fu autore di importanti incarichi, tra cui la realizzazione dello stemma di famiglia nella basilica di San Pietro, e si distinse come innovatore nella tecnica del mosaico filato. Non solo artista, ma anche consulente per gli acquisti della collezione Borghese, arrivò persino a commissionare opere al Guercino.
Un doppio sguardo sulla collezione Borghese
Le due mostre, pur nella loro dimensione raccolta, offrono uno sguardo complementare sulla storia della Galleria Borghese: da un lato la complessità della bottega rinascimentale di Raffaello, dall’altro la vitalità del barocco romano e delle sue sperimentazioni tecniche.
In entrambe emerge il ruolo decisivo della famiglia Borghese, e in particolare del cardinale Scipione, nel costruire una collezione che ancora oggi rappresenta uno dei vertici del patrimonio artistico europeo.
Con queste esposizioni, la Galleria conferma la propria vocazione non solo come luogo di conservazione, ma anche come laboratorio di ricerca e riscoperta, capace di restituire visibilità a protagonisti meno noti ma fondamentali della storia dell’arte.
