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23 Ott 2026, Ven

In Spagna la casa fa cadere il Parlamento: affitti e sfratti diventano il centro delle elezioni

Pedro Sánchez convoca il voto anticipato per il 29 novembre dopo la bocciatura delle misure sull’abitare. Il deficit potrebbe superare un milione di alloggi entro il 2028 e i giovani sono sempre più esclusi dal mercato.

La casa non è più soltanto una questione sociale. In Spagna è diventata il tema capace di interrompere una legislatura e portare il Paese alle urne. Il presidente del governo Pedro Sánchez ha annunciato elezioni anticipate per il 29 novembre, dopo che il Parlamento ha respinto le misure predisposte dall’esecutivo per affrontare l’emergenza abitativa.

Nella dichiarazione istituzionale del 5 ottobre, Sánchez ha collegato la decisione alla necessità di ottenere una maggioranza più ampia per intervenire sulle disuguaglianze, sui servizi pubblici e sull’accesso alla casa. Il voto si terrà circa otto mesi prima della scadenza naturale e potrebbe ridisegnare gli equilibri politici spagnoli.

La crisi si è trasformata in un’emergenza nazionale perché i prezzi delle abitazioni e degli affitti sono cresciuti molto più rapidamente dei redditi. Secondo i dati richiamati nell’attuale dibattito, nell’ultimo anno il prezzo delle case è aumentato a un ritmo tre volte superiore a quello dei salari. Chi non dispone di un patrimonio familiare fatica ad acquistare, ma anche il mercato della locazione è diventato proibitivo nelle principali città e nelle zone turistiche.

Il Banco de España ha innalzato le proprie valutazioni sul deficit abitativo: mantenendo le tendenze attuali, entro il 2028 potrebbero mancare più di un milione di alloggi rispetto alle esigenze della popolazione. La distanza tra domanda e offerta sta diventando strutturale e non può essere colmata soltanto con misure temporanee.

La vicenda di Maricarmen Abascal, l’ottantasettenne divenuta simbolo delle proteste contro gli sfratti, ha dato un volto umano a una crisi raccontata per anni soprattutto attraverso le statistiche. Le manifestazioni seguite alla sua storia hanno riportato al centro del dibattito la distanza tra il valore economico degli immobili e la funzione sociale della casa.

Il governo ha approvato nuovi decreti per proteggere le persone vulnerabili e ampliare l’offerta di abitazioni accessibili. Le misure prevedono interventi contro la speculazione e modifiche alla normativa sulle locazioni e sulle procedure di sfratto. Il provvedimento riconosce ufficialmente l’insufficienza dell’offerta e definisce l’accesso alla casa come uno dei principali problemi del Paese.

Lo scontro politico resta però molto acceso. La sinistra propone limiti agli affitti, maggiori protezioni per gli inquilini e restrizioni agli acquisti speculativi. Il centrodestra punta invece sull’aumento delle costruzioni, sulla semplificazione urbanistica e sugli incentivi all’offerta privata. Entrambe le strategie incontrano ostacoli: regole troppo rigide possono ridurre le abitazioni disponibili, mentre costruire richiede anni e dipende dalle decisioni delle amministrazioni regionali.

Il problema riguarda soprattutto le nuove generazioni. Salari iniziali contenuti, lavori instabili e canoni elevati costringono molti giovani a restare più a lungo nella famiglia d’origine. La difficoltà di trovare una casa condiziona così natalità, mobilità professionale, formazione di nuove famiglie e fiducia nel futuro.

Quello spagnolo non è un caso isolato. Milano, Roma e numerose città italiane conoscono dinamiche simili, aggravate dagli affitti brevi e dalla scarsità di edilizia accessibile. Per questo il voto del 29 novembre sarà osservato in tutta Europa: potrebbe dimostrare che la casa è ormai uno dei terreni decisivi sul quale si misura la credibilità della politica.