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24 Ott 2026, Sab

Etiopia, il Tigray torna a bruciare: Mekelle nuovamente nelle mani delle forze governative

Il ritorno della guerra nel Tigray rischia di riaprire una delle ferite più profonde dell’Africa contemporanea. Le forze federali etiopi e le milizie alleate hanno ripreso il controllo di Mekelle, capitale regionale e principale centro politico del Tigray, dopo il ritiro delle forze legate al TPLF. 

La conquista della città rappresenta un colpo importante per il movimento tigrino, ma non significa affatto la conclusione delle operazioni militari.

Nelle ore successive sono stati segnalati attacchi aerei e bombardamenti in diverse zone dell’Etiopia settentrionale. Fonti umanitarie citate da Reuters riferiscono di almeno 17 vittime in attacchi avvenuti nell’area circostante Mekelle. 

Il timore principale è il ritorno a uno scenario simile a quello della guerra combattuta tra il 2020 e il 2022, uno dei conflitti più sanguinosi degli ultimi decenni africani.

La crisi attuale presenta però una caratteristica ancora più pericolosa: rischia di coinvolgere progressivamente altri Paesi della regione.

Addis Abeba ha accusato Eritrea, Sudan ed Egitto di sostenere le forze ribelli. Tutti hanno negato. Contemporaneamente Etiopia ed Eritrea hanno interrotto le relazioni diplomatiche, aumentando ulteriormente la tensione. 

Sul fondo resta inoltre la delicatissima questione dell’accesso etiope al Mar Rosso. L’Etiopia, con oltre cento milioni di abitanti, non dispone di uno sbocco diretto al mare e considera l’accesso alle infrastrutture portuali una questione strategica.

Per l’Eritrea, invece, qualsiasi ipotesi di pressione etiope sull’area di Assab rappresenta una potenziale minaccia.

Il rischio è dunque che una nuova guerra interna possa trasformarsi in una crisi regionale nel Corno d’Africa.

Per la popolazione civile, intanto, il pericolo è quello già conosciuto: nuove migrazioni, interruzione dei servizi, difficoltà nell’arrivo degli aiuti e distruzione delle infrastrutture.