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24 Ott 2026, Sab

Francia, la rivolta degli studenti scuote il Paese: oltre 250mila in piazza, tensione con la polizia

Dai licei alle grandi città: manifestazioni in tutta la Francia per chiedere più risorse alla scuola. A Parigi 56mila persone. Il movimento diventa una nuova emergenza politica per il governo

La Francia torna a fare i conti con una protesta di massa. Questa volta, però, al centro della mobilitazione ci sono soprattutto gli studenti, capaci nel giro di poche settimane di trasformare vertenze nate all’interno di alcuni istituti scolastici in un movimento nazionale che oggi, 6 ottobre, ha portato in piazza oltre 250mila persone.

Secondo le stime diffuse dal ministero dell’Interno francese, i partecipanti alle manifestazioni sarebbero stati circa 256mila in tutto il Paese, di cui 56mila nella sola Parigi. Cortei e proteste sono stati segnalati anche a Marsiglia, Strasburgo, Lille e in numerose altre città. Una mobilitazione che, pur rimanendo prevalentemente pacifica, ha registrato momenti di forte tensione con le forze dell’ordine. A Parigi e in altre località la polizia antisommossa ha fatto ricorso ai lacrimogeni durante alcuni scontri con gruppi di manifestanti. 

La protesta è nata a metà settembre nella regione parigina, inizialmente intorno alla situazione di alcuni licei. In poche settimane, però, le rivendicazioni si sono allargate. Gli studenti denunciano una condizione della scuola pubblica considerata sempre più difficile: carenza di personale, edifici degradati, classi sovraffollate, strutture che durante l’estate diventano estremamente calde e che in inverno presentano problemi opposti. In alcuni istituti sono stati denunciati persino soffitti danneggiati, infiltrazioni e presenza di roditori. 

Il malcontento coinvolge anche l’organizzazione didattica. Molti studenti contestano giornate scolastiche particolarmente lunghe e un carico di lavoro che ritengono eccessivo. Il movimento insiste soprattutto su un concetto: non è possibile parlare dei giovani come del futuro della Francia senza garantire loro condizioni adeguate per studiare.

La situazione è diventata ancora più delicata per il governo dopo l’intensificarsi dell’intervento delle forze dell’ordine. In poco più di due settimane le autorità francesi hanno effettuato oltre 6.100 arresti, in larga parte riguardanti minorenni. Particolarmente grave il caso di un quindicenne che, secondo quanto riferito da Associated Press, ha perso una mano in un incidente legato all’esplosione di una granata stordente della polizia. Il ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha difeso l’operato delle forze dell’ordine, sostenendo che nella grande maggioranza dei casi la risposta sia stata proporzionata e ricordando che centinaia di agenti sono rimasti feriti. 

Anche il primo ministro Sébastien Lecornu ha riconosciuto pubblicamente la necessità di ascoltare le richieste degli studenti, pur condannando gli episodi di violenza verificatisi attorno ad alcune scuole. Nel tentativo di riaprire un canale di dialogo, il ministero dell’Istruzione ha creato anche una piattaforma online attraverso la quale gli studenti possono segnalare problemi e avanzare proposte.

Il punto politico, tuttavia, va ben oltre la scuola. La protesta arriva mentre la Francia entra progressivamente nel clima delle prossime presidenziali e mentre Emmanuel Macron, che non potrà concorrere per un terzo mandato consecutivo, affronta l’ultima fase della sua lunga stagione all’Eliseo.

La mobilitazione studentesca rischia così di diventare il contenitore di un malessere sociale più ampio: disuguaglianze, riduzione del potere d’acquisto, difficoltà dei servizi pubblici e crescente distanza tra una parte della popolazione e le istituzioni.

La domanda che ora attraversa Parigi è semplice: la protesta resterà concentrata sulla scuola oppure diventerà il punto di partenza di una mobilitazione ancora più grande? La giornata di oggi dimostra almeno una cosa: il movimento non può più essere considerato marginale.