Nel secondo trimestre 2026 l’occupazione record in Italia porta gli addetti a 24 milioni 363 mila. Disoccupazione in lieve aumento al 5,6%.
L’occupazione record in Italia segna un nuovo passaggio nella trasformazione del mercato del lavoro nazionale. Nel secondo trimestre del 2026 il tasso di occupazione delle persone tra i 15 e i 64 anni è salito al 63,1%, con un incremento di 0,4 punti percentuali rispetto ai primi tre mesi dell’anno. È il valore più elevato dall’inizio delle serie storiche, secondo i dati diffusi dall’Istat.

A crescere non è soltanto il tasso, ma anche il numero complessivo degli occupati, arrivato a 24 milioni 363 mila unità. Si tratta del livello più alto registrato dal 2004 e di un risultato che conferma la capacità del sistema produttivo italiano di generare nuovi posti di lavoro, nonostante uno scenario economico caratterizzato da una crescita ancora moderata.
Il quadro presenta, tuttavia, una dinamica apparentemente contraddittoria: mentre aumenta l’occupazione, risale lievemente anche il tasso di disoccupazione, che raggiunge il 5,6%, con una variazione di 0,1 punti percentuali. Le persone in cerca di un impiego sono un milione 440 mila, 31 mila in più rispetto al trimestre precedente.
Non si tratta necessariamente di un segnale di arretramento. La contemporanea crescita dell’occupazione e della disoccupazione può riflettere un maggiore ingresso nel mercato del lavoro da parte di persone che, fino a pochi mesi prima, risultavano inattive. La diminuzione dell’inattività sembra sostenere proprio questa interpretazione.
Occupazione record in Italia: 155 mila addetti in più
Al netto degli effetti stagionali, nel secondo trimestre il numero degli occupati è cresciuto di 155 mila unità rispetto ai primi tre mesi del 2026. L’aumento interessa tutte le principali componenti professionali, con un contributo particolarmente significativo da parte del lavoro dipendente stabile.
I dipendenti a tempo indeterminato sono aumentati di 120 mila unità, pari allo 0,7%. È il dato numericamente più rilevante dell’intero periodo e rappresenta un elemento importante per valutare la qualità della crescita occupazionale. Un’espansione sostenuta dei contratti permanenti può infatti tradursi in maggiore sicurezza economica per le famiglie, continuità dei redditi e una più solida capacità di programmare consumi, investimenti e progetti di vita.
Anche i lavoratori a termine registrano un incremento: sono 18 mila in più rispetto al trimestre precedente, con una crescita dello 0,7%. A questi si aggiungono 17 mila indipendenti, pari a un aumento dello 0,3%. La nuova occupazione, dunque, non deriva da una sola tipologia contrattuale, ma coinvolge tanto il lavoro subordinato quanto quello autonomo.
Il consolidamento dei rapporti a tempo indeterminato costituisce il tratto più significativo. Il dato quantitativo, tuttavia, deve essere letto insieme ad altri aspetti essenziali: livelli retributivi, numero effettivo di ore lavorate, continuità professionale, accesso delle giovani generazioni e partecipazione femminile.
Crescono anche le persone in cerca di lavoro
Nel medesimo trimestre il numero dei disoccupati è salito di 31 mila unità, con un incremento del 2,2% nell’arco di tre mesi. Il tasso di disoccupazione si è così attestato al 5,6%, in lieve rialzo rispetto al periodo precedente.
A prima vista, l’aumento potrebbe apparire incoerente con il nuovo massimo raggiunto dall’occupazione. In realtà, i due fenomeni possono procedere nella stessa direzione quando una parte della popolazione inattiva torna a cercare attivamente un impiego. Chi avvia una ricerca concreta di lavoro entra nelle statistiche della disoccupazione, anche se non ha ancora trovato una collocazione professionale.
Il numero degli inattivi tra i 15 e i 64 anni è diminuito di 185 mila unità, pari all’1,5%. Il relativo tasso è sceso al 33%, con una riduzione di mezzo punto percentuale. È un movimento più ampio rispetto all’aumento delle persone senza impiego e indica una maggiore partecipazione complessiva alla vita economica.
La lettura del dato, quindi, richiede prudenza. La risalita della disoccupazione resta un elemento da monitorare, ma si colloca all’interno di un mercato più dinamico, nel quale aumentano contemporaneamente coloro che lavorano e quanti si attivano per trovare un’occupazione.
Ore lavorate in crescita più del Pil
Un altro indicatore significativo riguarda l’input di lavoro, misurato attraverso le ore lavorate. Nel secondo trimestre è aumentato dello 0,3% rispetto ai tre mesi precedenti e dell’1,3% nel confronto con lo stesso periodo del 2025.
Nello stesso intervallo, il prodotto interno lordo è cresciuto dello 0,2% su base congiunturale e dell’1% in termini tendenziali. Il confronto mostra dunque un’espansione delle ore lavorate leggermente superiore a quella dell’economia.
La differenza tra le due dinamiche richiama il tema della produttività, una delle questioni strutturali più delicate per il Paese. Creare occupazione è fondamentale, ma nel medio periodo occorre accompagnare l’aumento del lavoro con innovazione, formazione, digitalizzazione e investimenti capaci di accrescere il valore prodotto per ogni ora impiegata.
Senza questo passaggio, una crescita fondata soprattutto sull’espansione quantitativa rischia di incontrare limiti. La solidità del mercato occupazionale dipenderà anche dalla capacità delle imprese di competere, innovare e valorizzare le competenze disponibili.
Un risultato importante, ma non definitivo
Il record raggiunto rappresenta un segnale positivo per l’economia italiana. Più persone al lavoro significano una base contributiva più ampia, maggiori entrate per le famiglie e una partecipazione sociale più estesa. Il calo degli inattivi aggiunge un elemento incoraggiante, perché indica il ritorno nel mercato di una parte della popolazione precedentemente distante dalla ricerca di un impiego.
Rimangono aperte diverse questioni decisive. Il dato nazionale non restituisce da solo le differenze tra territori, fasce d’età, generi e livelli di istruzione. Un aumento complessivo può convivere con difficoltà persistenti in alcune aree geografiche o categorie sociali. Per questa ragione, il nuovo massimo deve essere considerato un punto di avanzamento, non un traguardo conclusivo.
Sarà inoltre necessario valutare la durata della tendenza e la capacità dei nuovi posti di offrire stabilità, redditi adeguati e opportunità di crescita professionale. La quantità dell’occupazione assume pieno valore quando procede insieme alla sua qualità.
L’occupazione record in Italia, con un tasso al 63,1% e oltre 24,3 milioni di persone al lavoro, restituisce l’immagine di un Paese più attivo. La sfida dei prossimi mesi sarà trasformare questo primato statistico in un progresso strutturale, capace di unire produttività, inclusione e dignità professionale.
