Uno studio dell’Università Austral del Cile lancia l’allarme: le collisioni con le imbarcazioni dell’industria del salmone stanno mettendo in pericolo una delle ultime popolazioni di balenottera azzurra del Pacifico meridionale.
La balenottera azzurra, il più grande animale mai esistito sulla Terra, torna a essere al centro delle preoccupazioni della comunità scientifica internazionale. Dopo aver superato il rischio di estinzione causato dalla caccia intensiva del XIX e XX secolo, il gigantesco cetaceo si trova oggi ad affrontare una nuova e insidiosa minaccia: il traffico marittimo legato all’industria della pesca e dell’acquacoltura.
L’allarme arriva da uno studio condotto dai ricercatori dell’Universidad Austral de Chile di Valdivia e pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Nature, secondo cui le collisioni con le imbarcazioni impegnate nell’allevamento del salmone stanno mettendo seriamente a rischio la sopravvivenza della popolazione di balenottere azzurre che vive lungo le coste della Patagonia cilena.

Un santuario naturale trasformato in una rotta industriale
L’area interessata si estende tra l’isola di Chiloé, la penisola di Taitao e il Canale di Moraleda, un territorio caratterizzato da fiordi, stretti e arcipelaghi che per secoli ha rappresentato uno degli ecosistemi più incontaminati del pianeta.
Questa regione, celebrata anche nelle opere dello scrittore cileno Francisco Coloane, è oggi attraversata quotidianamente da una fitta rete di traffico marittimo. Secondo i dati raccolti dal gruppo di ricerca guidato da Luis Bedriñana-Romano, almeno mille imbarcazioni solcano ogni giorno queste acque.
L’83% delle navi presenti nell’area risulta direttamente collegato alle attività di pesca e, soprattutto, all’industria dell’allevamento del salmone, uno dei settori economici più rilevanti del Cile meridionale.
Il pericolo invisibile delle collisioni
Le balenottere azzurre frequentano queste acque perché particolarmente ricche di krill, piccoli crostacei che costituiscono la base della loro alimentazione. Seguendo i banchi di questi minuscoli organismi, i cetacei si addentrano nei fiordi e nei canali interni, entrando inevitabilmente in contatto con le rotte percorse dalle navi.
Il rischio di collisione è elevatissimo. Quando si alimentano, infatti, le balenottere nuotano lentamente, spesso a circa 5 chilometri orari, concentrandosi esclusivamente sulla ricerca del cibo. Questa condizione le rende particolarmente vulnerabili agli impatti con gli scafi e alle ferite provocate dalle eliche.
Molti degli esemplari colpiti non muoiono immediatamente, ma riportano lesioni gravissime che conducono a una lunga agonia prima del decesso.
Secondo i ricercatori, gli incidenti registrati negli ultimi anni rappresentano soltanto una parte del problema reale, poiché numerose collisioni avvengono lontano dagli osservatori e non vengono documentate.

Una popolazione sempre più fragile
La situazione è particolarmente critica perché la popolazione locale di balenottere azzurre è numericamente molto ridotta.
«Sappiamo dove si trovano i cetacei e sappiamo anche che il loro numero è limitato in questa area», ha spiegato Luis Bedriñana-Romano in un’intervista al quotidiano britannico The Guardian.
Le stime indicano che nella regione potrebbero sopravvivere soltanto tra i 200 e i 700 esemplari. Numeri estremamente bassi per garantire una ripresa stabile della popolazione.
Le collisioni mortali documentate nel 2009, nel 2014 e nel 2017 dimostrano che il fenomeno è tutt’altro che occasionale. A questi episodi si aggiungono i casi di intrappolamento negli impianti di acquacoltura registrati nel 2007 e nel 2020.
Ogni perdita rappresenta dunque un colpo durissimo per la conservazione della specie.
Le aree più critiche della Patagonia cilena
Grazie all’utilizzo di sistemi di monitoraggio satellitare e all’analisi dei dati GPS forniti dal servizio nazionale cileno della pesca Sernapesca, gli studiosi sono riusciti a individuare le zone dove il rischio di collisione è maggiore.
Tra le aree più pericolose figurano:
- Golfo di Ancud
- Stretto di Reloncaví
- Golfo di Corcovado
- Canale di Moraleda
Si tratta di zone caratterizzate da una forte presenza di krill e quindi particolarmente attrattive per le balenottere.
Le collisioni risultano più frequenti durante le ore notturne, quando la visibilità diminuisce e gli animali emergono in superficie per nutrirsi.
Dalla caccia commerciale alle minacce moderne
Per gran parte del Novecento la balenottera azzurra è stata vittima della caccia industriale alle balene.
L’intensa attività baleniera portò la specie sull’orlo dell’estinzione, causando un crollo drammatico della popolazione mondiale. Soltanto grazie alle campagne ambientaliste e all’introduzione di rigorose norme internazionali di tutela la situazione aveva iniziato lentamente a migliorare.
Oggi si stima che la popolazione globale della Balaenoptera musculus oscilli tra 10.000 e 25.000 individui. Sebbene questi numeri siano superiori a quelli registrati nel secolo scorso, la specie continua a essere considerata vulnerabile e soggetta a molteplici minacce, tra cui cambiamenti climatici, inquinamento acustico e traffico navale.

Il più grande animale mai vissuto sulla Terra
La balenottera azzurra rimane uno degli esseri viventi più straordinari mai comparsi sul nostro pianeta.
Può raggiungere e superare i 30 metri di lunghezza e arrivare a pesare fino a 180 tonnellate. Il suo cuore, il più grande del regno animale, può pesare circa 180 chilogrammi.
Per sostenere un organismo di tali dimensioni, questo cetaceo deve consumare ogni giorno fino a 3.600 chilogrammi di cibo, principalmente krill.
Appartiene al gruppo dei Misticeti, le cosiddette balene con i fanoni. Al posto dei denti possiede infatti lunghe strutture cornee che funzionano come filtri naturali, trattenendo piccoli crostacei, plancton, meduse e molluschi durante l’alimentazione.
I fanoni possono raggiungere una lunghezza di oltre tre metri e mezzo e pesare complessivamente circa 250 chilogrammi in un esemplare adulto.
Quando emerge in superficie per respirare, il getto d’acqua espulso dagli sfiatatoi può raggiungere i nove metri di altezza, uno spettacolo impressionante che rende facilmente riconoscibile la specie.
La richiesta degli scienziati: proteggere i cetacei per salvare gli oceani
Gli autori dello studio sottolineano che la tutela della balenottera azzurra non rappresenta soltanto una questione etica o naturalistica, ma riguarda direttamente l’equilibrio degli ecosistemi marini.
I grandi cetacei svolgono infatti un ruolo fondamentale nella catena alimentare e nei cicli biologici degli oceani. La loro presenza contribuisce al mantenimento della biodiversità e alla salute complessiva degli ambienti marini.
Per questo motivo gli scienziati chiedono una maggiore collaborazione da parte dell’industria della pesca e dell’acquacoltura, con l’introduzione di corridoi marittimi sicuri, limitazioni alla velocità delle imbarcazioni nelle aree sensibili e sistemi avanzati di monitoraggio dei cetacei.
La sopravvivenza della balenottera azzurra dipenderà dalla capacità dell’uomo di conciliare sviluppo economico e tutela ambientale. Una sfida cruciale per il futuro degli oceani e per la conservazione di una delle specie più iconiche del pianeta.
