A Capri nasce il secondo museo dello scultore: un luogo dove il marmo incontra il mistero, la bellezza e la forza inesauribile dell’immaginazione
Ci sono artisti che abitano gli spazi. E poi ci sono artisti che li trasformano. Jago appartiene alla seconda categoria. Non si limita a occupare un luogo: lo assorbe, lo interpreta, lo rende parte integrante del proprio linguaggio creativo. È ciò che accade a Capri, dove lo scultore ciociaro ha scelto di realizzare il suo nuovo laboratorio e il suo secondo museo, dopo l’esperienza napoletana.

Per raggiungere Villa Lysis, dimora simbolo dell’isola e nuova casa artistica di Jago, bisogna conquistarsela. Nessuna scorciatoia, nessun mezzo. Si sale a piedi lungo il Monte Tiberio, tra il profumo della macchia mediterranea e il silenzio interrotto soltanto dal vento e dal mare. È un pellegrinaggio contemporaneo verso uno dei luoghi più suggestivi dell’arte italiana.
Dall’alto, Capri appare come un mosaico di pietra e luce. La celebre Piazzetta diventa un piccolo punto nel paesaggio e il mare si trasforma in un immenso specchio azzurro che riflette il cielo. È qui, sospeso tra la terra e l’infinito, che Jago ha deciso di costruire il proprio nuovo universo creativo.
Un laboratorio dove le idee prendono forma
Entrare nel laboratorio di Jago significa entrare nel momento più intimo dell’arte: quello in cui l’idea non è ancora opera, ma possibilità.
Argille, gessi, bozzetti e modelli occupano lo spazio come frammenti di un pensiero in continua evoluzione. Non c’è nulla di museale in questo luogo. È una fucina viva, pulsante, dove ogni oggetto racconta un processo creativo ancora aperto.
Seduto su una cassa di legno che fino a poche ore prima custodiva una sua scultura, l’artista osserva le forme che lo circondano. Figure femminili emergono dall’argilla come apparizioni. Sono le protagoniste di una nuova ricerca dedicata alla bellezza araba.
Volti velati, corpi nascosti, identità suggerite più che rivelate.
Dietro di lui campeggia uno dei progetti più affascinanti della nuova stagione artistica: la “David Velata”, opera che reinterpreta uno dei simboli assoluti della storia dell’arte occidentale attraverso il linguaggio del mistero.

La poetica del velo
Se Michelangelo scolpiva la perfezione della forma, Jago sembra voler scolpire il dubbio.
Il velo diventa così uno strumento concettuale prima ancora che estetico.
L’artista non nasconde la figura, ma invita l’osservatore a completarla attraverso l’immaginazione. È una sfida intellettuale che richiama la grande tradizione dell’arte classica e, allo stesso tempo, dialoga con la sensibilità contemporanea.
La velatura non è censura. È partecipazione.
Lo spettatore è chiamato a entrare nell’opera, a immaginare ciò che non vede, a costruire il significato attraverso la propria esperienza personale.
È qui che emerge uno degli aspetti più interessanti della poetica di Jago: la convinzione che l’opera appartenga davvero soltanto a chi la osserva.
Un principio che ribalta la concezione tradizionale dell’arte come oggetto concluso e la trasforma in un’esperienza aperta, mutevole e profondamente umana.

Capri come musa contemporanea
La storia dell’arte è costellata di luoghi che hanno influenzato i grandi creatori.
Arles per Van Gogh. Giverny per Monet. Tahiti per Gauguin.
Oggi Capri sembra assumere un ruolo analogo per Jago.
L’isola entra nelle sue opere non come semplice sfondo, ma come elemento generatore di idee. Il percorso che conduce a Villa Lysis, il silenzio delle sue stanze, la luce che attraversa le finestre affacciate sul Golfo di Napoli diventano parte integrante del processo creativo.
Lo stesso artista riconosce come il luogo e le persone che lo abitano stiano modificando il suo modo di pensare e di lavorare.
Non è soltanto una questione paesaggistica. È una condizione mentale.
Capri diventa uno stato dell’anima.
Il nuovo Jago Museum Capri
Dal 20 giugno il pubblico potrà attraversare quel sentiero e raggiungere il nuovo Jago Museum Capri, il secondo spazio museale dedicato all’artista in Campania.
Un progetto che va oltre il concetto tradizionale di museo.
Qui il visitatore non troverà soltanto opere finite, ma entrerà nel cuore stesso della creazione artistica. Potrà osservare il dialogo continuo tra intuizione e materia, tra pensiero e forma.
In un’epoca dominata dalla velocità e dalla produzione seriale delle immagini, Jago sceglie la lentezza del marmo.
Una scelta controcorrente che restituisce dignità al tempo della creazione.
Tra il mito e l’attualità
Tra i modelli presenti nel laboratorio emergono già le tracce dei futuri progetti.
Uno di essi è dedicato a Ciparisso, figura della mitologia greca amata da Apollo e trasformata in cipresso dopo la morte. Un racconto antico che parla di dolore, trasformazione e memoria.
Accanto al mito compare però anche il presente.
Jago lavora infatti a una nuova opera ispirata all’attualità, ancora avvolta dal massimo riserbo. Una scelta che conferma la sua capacità di utilizzare il linguaggio della scultura classica per affrontare questioni contemporanee.
È lo stesso percorso che ha portato alla nascita di opere ormai iconiche come il ritratto di Papa Benedetto XVI spogliato delle insegne del potere, una delle immagini più potenti dell’arte italiana del XXI secolo.
La nuova frontiera della scultura italiana
Osservando il lavoro di Jago si comprende come la sua ricerca abbia ormai superato la semplice dimensione tecnica.
La sua straordinaria abilità nel trattare il marmo è solo il punto di partenza.
Ciò che rende la sua opera rilevante è la capacità di restituire alla scultura una funzione culturale, filosofica e sociale.
In un mondo dominato dalla superficialità dell’immagine digitale, Jago riporta l’attenzione sulla materia, sul gesto, sul pensiero.
Le sue opere non chiedono di essere guardate velocemente.
Pretendono tempo.
Pretendono riflessione.
Pretendono partecipazione.
Il mare, il marmo e il futuro
Per tutta l’estate Capri sarà il suo rifugio creativo.
Tra il riflesso del mare sulle vetrate di Villa Lysis e il silenzio delle stanze che ospitano i suoi bozzetti, Jago continuerà a costruire il proprio universo artistico.
Poi tornerà a Napoli, dove lo attende uno dei progetti più ambiziosi della sua carriera: la monumentale David di marmo, una sorta di moderna tela di Penelope destinata a rappresentare un nuovo capitolo della sua ricerca.
Nel frattempo, Capri diventa il teatro di una sfida artistica affascinante: trasformare un luogo già leggendario in uno spazio di creazione contemporanea.
Perché l’arte autentica non nasce mai soltanto dalle mani.
Nasce da una visione.
E oggi quella visione guarda il mare dalla vetta del Monte Tiberio.
