Giovanni Parma, il marmo che rinasce

Tra Notre-Dame e il Vittoriale, la scultura contemporanea di Giovanni Parma trasforma la memoria in simbolo universale di rinascita

Ci sono artisti che scolpiscono la materia. E poi ci sono artisti che scolpiscono il tempo. Giovanni Parma appartiene a questa seconda categoria. La sua opera non si limita a modellare il marmo: ne libera la memoria, ne risveglia i significati più profondi e lo trasforma in un linguaggio capace di parlare al presente senza tradire il passato.

Attivo sulla scena artistica fin dagli anni Settanta, Parma ha costruito negli anni una ricerca originale e riconoscibile, fondata su un dialogo continuo tra tradizione scultorea e sperimentazione contemporanea. Il marmo di Carrara, materiale nobile e immortale, diventa nelle sue mani uno strumento attraverso cui interrogare la storia, la spiritualità, la fragilità dell’uomo e la sua inesauribile capacità di rinascere.

La sua recente opera “RENAITRE”, presentata nell’ambito del percorso artistico dedicato al Vittoriale degli Italiani, rappresenta probabilmente una delle sintesi più alte della sua poetica. L’opera nasce infatti dall’incontro simbolico tra due luoghi che appartengono all’immaginario europeo: la Cattedrale di Notre-Dame e il Vittoriale degli Italiani. Due monumenti apparentemente lontani, ma accomunati da un’identica vocazione alla memoria e alla resilienza.

L’arte come testimonianza del tempo

Vittorio Sgarbi ha più volte sostenuto che il vero artista non è colui che segue il proprio tempo, ma colui che riesce a superarlo. È proprio questa la sensazione che si prova osservando le opere di Giovanni Parma.

Le sue sculture non rincorrono le mode dell’arte contemporanea, spesso effimere e autoreferenziali. Al contrario, si radicano nella grande tradizione plastica italiana per proiettarla verso una nuova dimensione espressiva. Il suo linguaggio formale attinge a simboli ancestrali, richiami archetipici e forme essenziali che sembrano provenire da una memoria collettiva sedimentata nei secoli.

Parma non cerca l’effetto spettacolare. Cerca il significato.

Per questo motivo le sue opere riescono a stabilire un rapporto immediato con il pubblico. Non chiedono di essere semplicemente osservate, ma vissute. In molti casi persino toccate. La materia diventa esperienza sensoriale, dialogo diretto tra l’uomo e la scultura.

“RENAITRE”: il simbolo della rinascita

L’opera “RENAITRE”, realizzata in marmo di Carrara nel 2024, nasce dalla riflessione sull’incendio che nel 2019 colpì Notre-Dame de Paris e dalla straordinaria ricostruzione che ha restituito al mondo uno dei suoi simboli più amati. Come spiegato nel testo che accompagna l’opera, la rinascita della cattedrale rappresenta la dimostrazione che anche ciò che sembra irrimediabilmente perduto può ritrovare significato e nuova vita.

Nella composizione di Parma il rosone gotico diventa il cuore pulsante della scultura. Non è una semplice citazione architettonica: è un segno che richiama il ciclo eterno della rigenerazione.

Le linee verticali evocano la crescita e l’elevazione spirituale; l’asse orizzontale rappresenta il delicato equilibrio tra memoria e futuro; l’arco aperto suggerisce contemporaneamente il viaggio, il rosone e il continuo processo di trasformazione dell’esistenza.

In questa sintesi formale risiede la forza dell’opera: eliminare il superfluo per lasciare emergere l’essenza.

Il Vittoriale come approdo ideale

Non è casuale che “RENAITRE” trovi una collocazione ideale nel contesto del Vittoriale degli Italiani.

Il complesso monumentale voluto da Gabriele D’Annunzio è uno dei luoghi più straordinari della cultura italiana, dove arte, storia, impresa e visione convivono in un equilibrio irripetibile.

Nel preambolo dedicato all’opera si sottolinea come la Nave Puglia, protesa verso il lago di Garda, rappresenti il coraggio di continuare il viaggio oltre ogni ostacolo, mentre le ali della Vittoria richiamano l’aspirazione dell’uomo a superare i limiti della materia.

Sono gli stessi valori che attraversano la ricerca di Parma: tensione, ascesa, perseveranza e trasformazione.

Un linguaggio che unisce memoria e futuro

Osservando il percorso artistico di Giovanni Parma emerge con chiarezza una caratteristica rara nel panorama contemporaneo: la capacità di coniugare rigore tecnico e profondità filosofica.

Le sue opere non si esauriscono nella perfezione esecutiva. Dietro ogni taglio, ogni curva, ogni vuoto esiste una riflessione sull’identità umana e sul rapporto tra materia e spirito. Come emerge anche dalle descrizioni di altre sue sculture, il marmo diventa movimento, tensione, energia creativa e ricerca di significato.

In un’epoca dominata dalla velocità e dalla frammentazione, Parma sceglie invece la lentezza della pietra. Una scelta controcorrente che restituisce all’arte la sua funzione originaria: essere strumento di conoscenza, meditazione e memoria.

Giovanni Parma, scultore della resilienza

La grandezza di Giovanni Parma risiede proprio nella sua capacità di trasformare il marmo in un racconto universale.

Le sue opere parlano di incendi e ricostruzioni, di cadute e rinascite, di passato e futuro. Parlano dell’uomo.

In “RENAITRE” la storia di Notre-Dame diventa metafora dell’esistenza stessa. Nulla è davvero perduto se esiste la volontà di ricostruire. Nulla è definitivamente spezzato se la memoria continua a vivere.

Ecco perché la scultura di Giovanni Parma non è soltanto un oggetto artistico. È una dichiarazione di fiducia nell’umanità.

Come scrive il filosofo Vito Mancuso nel testo associato all’opera, l’arte è capace di apprendere il proprio tempo e, allo stesso tempo, di superarlo per rimandare all’eterno.

È esattamente ciò che fa Giovanni Parma: scolpire l’eterno nella pietra.