L’Europa potrebbe essere vicina a una delle più profonde revisioni delle regole sull’accesso dei minori al mondo digitale.
Secondo una bozza visionata da Reuters, la Commissione europea sta preparando un “EU Kids Act” destinato a intervenire sull’accesso dei ragazzi a social network, piattaforme video, videogiochi online e chatbot basati sull’intelligenza artificiale.
Il punto centrale è l’età. La bozza prevede un sistema graduato: protezioni estremamente stringenti per i bambini più piccoli, ambienti controllati dai genitori nella fascia dell’infanzia e limitazioni forti fino ai 14 anni. Dai 15 anni diventerebbe invece possibile una maggiore autonomia digitale.

La proposta non riguarda soltanto TikTok, Instagram o Facebook. L’obiettivo europeo sarebbe affrontare più in generale i servizi digitali caratterizzati da meccanismi potenzialmente coinvolgenti o compulsivi, includendo video sharing, gaming e chatbot AI.
Tra le ipotesi figurano sistemi più robusti di verifica dell’età, parental control, strumenti per segnalare contenuti nocivi e vincoli sul cosiddetto addictive design. Paesi come Spagna e Paesi Bassi stanno già spingendo per un limite armonizzato a livello europeo anziché una frammentazione di norme nazionali.
C’è però un passaggio fondamentale: non è ancora una legge in vigore. Si tratta di una proposta in preparazione e i dettagli possono ancora cambiare; un eventuale testo dovrà poi affrontare il negoziato tra istituzioni europee e Stati membri.

La partita sarà complessa perché dovrà conciliare tre principi: tutela dei minori, diritto alla privacy e libertà di accesso all’informazione.
Una cosa appare ormai chiara: dopo anni in cui il dibattito europeo si è concentrato soprattutto sulla protezione dei dati, la prossima grande battaglia digitale potrebbe riguardare direttamente l’età alla quale iniziamo a vivere online.
