Ucraina, caccia NATO abbatte un drone sulla Romania: «Sembra russo». Cresce la tensione sul fianco orientale

Un drone entra nello spazio aereo di un Paese NATO e viene abbattuto da un caccia dell’Alleanza. È quanto avvenuto nelle prime ore di domenica 16 agosto in Romania, in un episodio che riporta in primo piano il rischio che la guerra tra Russia e Ucraina possa produrre conseguenze sempre più dirette sui Paesi confinanti appartenenti all’Alleanza Atlantica.

Secondo quanto comunicato dal ministero della Difesa romeno, il velivolo senza pilota è stato individuato mentre entrava nello spazio aereo nazionale provenendo dalla vicina Moldavia, circa 24 chilometri a nord della città romena di Galați, non lontano dal confine con l’Ucraina.

A intervenire è stato un F-18 spagnolo, schierato in Romania nell’ambito della missione NATO di sorveglianza e difesa dello spazio aereo. Il caccia ha stabilito il contatto radar con il drone e, dopo aver ricevuto l’autorizzazione all’ingaggio, lo ha abbattuto alle 5.01 del mattino, ora locale. I frammenti sarebbero caduti in un’area disabitata tra due villaggi, senza conseguenze segnalate per la popolazione.

La NATO: «Il drone sembra essere russo»

L’origine del drone non è stata ancora definitivamente stabilita dalle autorità romene. La NATO, tuttavia, ha fornito una prima indicazione particolarmente significativa.

Il portavoce del quartier generale militare dell’Alleanza, il colonnello statunitense Martin O’Donnell, ha spiegato che gli accertamenti sull’incidente sono ancora in corso, ma che dalle prime informazioni il drone sembra essere di origine russa.

L’Alleanza ha inoltre ribadito di essere costantemente in allerta e pronta a difendere il territorio dei Paesi membri da eventuali minacce.

È proprio questo l’elemento che rende l’episodio particolarmente delicato: la Romania non è soltanto uno Stato confinante con l’Ucraina, ma è membro della NATO e dell’Unione Europea. Una violazione del suo spazio aereo interessa quindi direttamente il sistema di sicurezza dell’Alleanza Atlantica.

Non è un episodio isolato

Quanto accaduto il 16 agosto non rappresenta un caso isolato. La Romania ha registrato ripetute intrusioni di droni dall’inizio della guerra in Ucraina, soprattutto in concomitanza con gli attacchi russi contro obiettivi ucraini situati lungo il Danubio e nelle aree prossime al confine romeno.

Soltanto nel luglio scorso, caccia F-16 romeni avevano abbattuto tre droni entrati nello spazio aereo nazionale nell’arco di pochi giorni. Il presidente romeno Nicușor Dan aveva definito quelle violazioni «inammissibili e intollerabili», sottolineando che lo spazio aereo romeno è contemporaneamente spazio NATO ed europeo.

Con l’episodio di oggi salgono quindi a quattro nel 2026 i droni abbattuti sopra il territorio romeno, secondo quanto riferito dalle autorità.

La situazione è ulteriormente complicata dalla presenza nel Mar Nero di droni e ordigni provenienti dal teatro di guerra. L’11 agosto l’esercito romeno aveva distrutto due droni di tipo Gerbera trovati alla deriva nelle vicinanze del progetto energetico offshore Neptun Deep. La loro provenienza non era stata accertata, mentre Kiev aveva comunicato che non appartenevano alle forze ucraine.

Una notte di attacchi tra Russia e Ucraina

L’incidente in Romania si inserisce in una notte particolarmente intensa sul fronte della guerra.

La Russia ha condotto nuovi attacchi contro diverse zone dell’Ucraina. A Kryvyi Rih, città natale del presidente Volodymyr Zelensky, sono stati colpiti anche impianti della grande acciaieria ArcelorMittal. Gli attacchi russi hanno provocato vittime e feriti in diverse aree del Paese.

Contemporaneamente l’Ucraina ha lanciato una vasta offensiva con droni contro il territorio russo, interessando anche la regione di Mosca. Secondo le autorità russe, un uomo di 83 anni è morto durante gli attacchi e un grande magazzino di Wildberries è stato interessato da un incendio.

Il quadro mostra dunque una guerra sempre più caratterizzata da operazioni aeree a lunga distanza e dall’utilizzo massiccio di droni, con conseguenze che possono estendersi ben oltre la linea del fronte.

Perché l’episodio romeno è importante

L’abbattimento non significa automaticamente che la NATO sia entrata direttamente nella guerra contro la Russia.

La missione svolta dall’F-18 spagnolo rientra infatti nelle attività di Air Policing, con le quali l’Alleanza sorveglia e protegge lo spazio aereo dei propri membri. La NATO ha progressivamente rafforzato queste attività sul fianco orientale proprio in risposta alle crescenti violazioni dello spazio aereo da parte di droni e velivoli russi.

Tuttavia, la frequenza degli episodi aumenta il rischio di errori di valutazione o incidenti più gravi.

Ogni drone che attraversa involontariamente o intenzionalmente un confine NATO costringe infatti le autorità militari a stabilire in pochi minuti la natura della minaccia, la sua traiettoria e l’eventuale necessità di abbatterlo.

E proprio il ripetersi di simili episodi ha portato il Consiglio Nord Atlantico, soltanto pochi giorni fa, il 12 agosto, a discutere specificamente delle violazioni dello spazio aereo registrate in Romania e Polonia e degli incidenti legati ai droni. Gli alleati hanno espresso piena solidarietà ai Paesi coinvolti.

Il confine tra guerra e territorio NATO diventa sempre più sottile

La Romania condivide centinaia di chilometri di frontiera terrestre con l’Ucraina e si affaccia sul Mar Nero, una delle aree strategicamente più sensibili dell’attuale conflitto.

Gli attacchi russi contro i porti ucraini sul Danubio avvengono in alcuni casi a pochissima distanza dal territorio romeno. Di conseguenza, droni fuori rotta, sistemi disturbati dalla guerra elettronica o frammenti di velivoli abbattuti possono raggiungere un Paese dell’Alleanza.

Il punto centrale non è quindi soltanto stabilire se il drone abbattuto domenica fosse effettivamente russo. Il vero elemento politico e militare è che un caccia NATO ha dovuto aprire il fuoco per difendere lo spazio aereo di uno Stato membro.

Per ora l’episodio resta circoscritto e le autorità stanno completando gli accertamenti sui resti del velivolo. Ma la successione degli incidenti dimostra quanto il fronte orientale della NATO sia ormai direttamente esposto agli effetti della guerra.

E più questi episodi diventano frequenti, maggiore diventa il rischio che una futura incursione possa avere conseguenze ben più difficili da contenere.