Huawei e il 5G europeo: quanto costa davvero cambiare una rete telefonica?

Quando utilizziamo uno smartphone, vediamo soltanto una piccola icona nell’angolo superiore dello schermo: 4G oppure 5G.

Dietro quel simbolo esiste però una gigantesca infrastruttura composta da antenne, server, software, fibra, apparati radio e migliaia di siti distribuiti sul territorio.

Sostituire una parte significativa di questa infrastruttura non significa quindi semplicemente cambiare qualche antenna.

Significa intervenire su uno dei sistemi tecnologici più complessi di un Paese.

È questo il nodo al centro del confronto europeo sugli apparati provenienti da fornitori classificati come ad alto rischio, tra i quali viene generalmente indicata Huawei.

Secondo una bozza visionata da Reuters, i governi europei stanno valutando maggiore flessibilità rispetto all’ipotesi iniziale di un termine uniforme di 36 mesi per la sostituzione di determinati apparati. Il nuovo approccio potrebbe tenere conto del livello di rischio, del ciclo di vita delle apparecchiature, dell’interoperabilità e della disponibilità di fornitori alternativi. La proposta dovrà comunque affrontare ulteriori negoziati nel processo legislativo europeo. Reuters

Il motivo della cautela è anche economico.

Gli operatori telefonici hanno avvertito che una sostituzione rapida potrebbe richiedere investimenti enormi. Reuters riporta stime del settore che arrivano complessivamente nell’ordine di decine di miliardi di euro. Reuters

E qui emerge il dilemma.

Da una parte esiste la necessità di proteggere infrastrutture considerate strategiche.

Dall’altra ogni miliardo utilizzato per sostituire un apparato ancora funzionante è un miliardo che non può essere impiegato nello sviluppo di nuove reti.

Fibra, 5G avanzato e futuro 6G necessitano di investimenti giganteschi.

La questione assume particolare rilevanza in Paesi come Germania, Italia e Spagna, dove alcuni operatori hanno fatto ampio ricorso nel tempo a tecnologie Huawei.

L’azienda cinese ha ripetutamente respinto le accuse secondo cui le proprie apparecchiature rappresenterebbero una minaccia alla sicurezza. Le autorità occidentali che sostengono restrizioni evidenziano invece i rischi legati alla dipendenza da fornitori considerati strategicamente sensibili. Reuters

Il confronto dimostra come le telecomunicazioni siano diventate geopolitica.

Una rete mobile non è più soltanto il sistema attraverso cui telefoniamo.

Attraverso le reti passeranno automobili connesse, fabbriche automatizzate, servizi pubblici, infrastrutture sanitarie e miliardi di dispositivi.

Nel prossimo decennio la rete sarà quindi una sorta di sistema nervoso delle economie moderne.

Chi fornisce quella tecnologia assume inevitabilmente un ruolo strategico.

L’altra grande questione riguarda la capacità europea di produrre autonomamente tecnologie critiche.

L’Europa possiede aziende importanti nel settore delle infrastrutture di telecomunicazione, ma la competizione internazionale è fortissima e gli investimenti necessari per sviluppare nuove generazioni tecnologiche sono enormi.

Il problema Huawei diventa quindi anche la fotografia di una domanda più ampia: quanta sovranità tecnologica può permettersi l’Europa e quanto è disposta a spendere per ottenerla?

La risposta non sarà semplice.

Eliminare rapidamente un fornitore può aumentare i costi.

Non intervenire può creare dipendenze.

Rallentare troppo potrebbe ritardare l’innovazione.

Correre troppo potrebbe invece sottrarre risorse alle reti del futuro.

È questa la vera sfida europea: trovare un equilibrio tra sicurezza, concorrenza e sviluppo.

Perché dietro quella piccola scritta “5G” sul telefono si sta combattendo una delle più importanti battaglie industriali del nostro tempo.