Susanna Tamaro: “L’IA cambia la realtà, scrivo a mano”

Susanna Tamaro riceve il Premio La Stele della Ienca e riflette sui rischi dell’intelligenza artificiale, sul valore della scrittura a mano e sulla centralità della famiglia.

L’intelligenza artificiale sta modificando il nostro modo di percepire il mondo, mentre la scrittura a mano continua a rappresentare un presidio di autenticità e riflessione. È questo uno dei messaggi più forti lanciati da Susanna Tamaro, che alla vigilia della consegna del Premio La Stele della Ienca 2026, dedicato a San Giovanni Paolo II, ha condiviso con l’ANSA una serie di riflessioni che spaziano dalla tecnologia all’educazione, dalla letteratura alla propria esperienza personale.

La cerimonia di premiazione si svolgerà il 2 agosto, al Santuario di San Pietro della Ienca, a 1.100 metri di quota sul Gran Sasso, nei pressi di Assergi, in provincia dell’Aquila. Un luogo profondamente legato alla figura di San Giovanni Paolo II e simbolicamente significativo per un riconoscimento che da venticinque anni valorizza personalità capaci di coniugare cultura, spiritualità e impegno civile.

Il Premio La Stele della Ienca e il legame con San Giovanni Paolo II

L’edizione 2026 del Premio assume un valore particolare anche perché si inserisce nel programma di L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026. L’iniziativa fu ideata venticinque anni fa dal giornalista Pasquale Corriere, scomparso nel 2025, che aveva personalmente indicato Susanna Tamaro come destinataria del riconoscimento.

Per la scrittrice il premio rappresenta anche un momento di forte coinvolgimento emotivo. Il suo rapporto con l’Abruzzo affonda infatti le radici in molti anni di frequentazione del territorio.

“È la mia regione di riferimento del cuore”, racconta Tamaro, ricordando le esperienze vissute durante le riprese della trasmissione televisiva Geo, quando visitava il Parco Nazionale d’Abruzzo anche durante l’inverno, percorrendone i sentieri con le ciaspole e conoscendo progressivamente la cultura e le persone del territorio.

A questo legame si unisce quello con San Giovanni Paolo II, che la scrittrice ebbe modo di conoscere personalmente.

“Della sua figura abbiamo nostalgia: del suo coraggio e della sua capacità di parlare con chiarezza. La sua santità manca a questi tempi”, afferma, sottolineando il valore umano e spirituale del Pontefice che aveva scelto proprio la Ienca come luogo privilegiato di raccoglimento.

Susanna Tamaro: “L’intelligenza artificiale cambia la percezione della realtà”

Tra i temi affrontati dall’autrice emerge con forza quello dell’evoluzione tecnologica. Susanna Tamaro guarda all’intelligenza artificiale con attenzione ma anche con evidente preoccupazione, soprattutto per le conseguenze che potrebbe produrre nelle relazioni umane.

Secondo la scrittrice, il problema non riguarda soltanto l’automazione delle attività, ma il rapporto emotivo che sempre più persone potrebbero instaurare con sistemi artificiali progettati per simulare empatia.

“L’intelligenza artificiale risponde con estrema gentilezza e affetto. Una persona sola, un bambino o un anziano potrebbero convincersi di avere davvero un amico”, osserva.

Il rischio, secondo Tamaro, è che venga progressivamente meno la capacità di distinguere ciò che appartiene alla realtà da ciò che è costruito artificialmente.

“Ormai non sappiamo più che cosa sia vero e che cosa non lo sia, e questo crea smarrimento.”

Una riflessione che si inserisce nel più ampio dibattito internazionale sulle implicazioni etiche dell’intelligenza artificiale e sulla necessità di preservare la dimensione autenticamente umana delle relazioni.

La scrittura a mano come gesto di autenticità

Proprio in risposta a questo scenario, Susanna Tamaro rivendica una scelta che accompagna da sempre il suo lavoro di autrice.

“Anche per questo io continuo a scrivere a mano.”

Una dichiarazione che va oltre il semplice metodo di lavoro. La scrittura manuale diventa infatti il simbolo di un rapporto diretto con il pensiero, con il tempo della riflessione e con la costruzione della parola, lontano dalla velocità imposta dalle tecnologie digitali.

In un’epoca dominata dalla comunicazione istantanea, la penna e il foglio assumono così il significato di un gesto controcorrente, capace di restituire profondità al processo creativo.

Il successo mondiale di “Va’ dove ti porta il cuore”

L’intervista offre anche l’occasione per ripercorrere la straordinaria carriera letteraria di Susanna Tamaro.

Il suo romanzo più celebre, “Va’ dove ti porta il cuore”, è stato tradotto in 46 lingue e ha superato i 16 milioni di copie vendute, diventando uno dei maggiori successi dell’editoria italiana contemporanea.

Un traguardo che, tuttavia, non ha impedito alla scrittrice di vivere momenti complessi.

Tamaro ricorda infatti di essere stata “vittima per anni di grandi campagne denigratorie”, che, a suo dire, hanno inciso sia sul percorso professionale sia sulla sfera personale.

Nonostante ciò, afferma di aver sempre trovato forza nella fiducia dei lettori.

“La cosa più importante è l’amore dei lettori, rimasti fedeli nel tempo.”

La scrittrice racconta inoltre di aver rifiutato importanti offerte economiche ricevute dopo il successo editoriale, scegliendo di non piegarsi alle logiche commerciali.

“Dicevo agli editori: vendo libri, non la mia anima.”

Una posizione che testimonia la volontà di mantenere piena libertà creativa senza inseguire necessariamente il successo ottenuto con il bestseller.

La difesa della “famiglia nel bosco”

Nel corso dell’intervista Susanna Tamaro affronta anche il caso della cosiddetta “famiglia nel bosco”, esprimendo una posizione netta.

La scrittrice definisce la vicenda “un grandissimo scandalo”, sostenendo che le incomprensioni linguistiche abbiano contribuito ad aggravare una situazione già complessa.

Secondo Tamaro, dopo quasi dieci mesi di distanza dai genitori, il mancato ricongiungimento dei bambini rappresenta un elemento che suscita interrogativi.

L’autrice evidenzia come, a suo giudizio, la famiglia abbia rispettato le prescrizioni richieste dalle autorità, adeguando l’abitazione e garantendo ai figli la frequenza scolastica.

Tamaro racconta inoltre di aver inizialmente avuto un’impressione diversa della famiglia, cambiata dopo la lettura del libro scritto dalla madre, Catherine.

Da quella lettura, spiega, sarebbe emerso un progetto educativo estremamente strutturato, fondato su una precisa visione pedagogica e su una forte attenzione nei confronti dei figli.

Una voce che continua a interrogare il presente

La consegna del Premio La Stele della Ienca 2026 riconosce non soltanto il valore letterario di Susanna Tamaro, ma anche la capacità di intervenire nel dibattito culturale contemporaneo affrontando temi che coinvolgono tecnologia, educazione, libertà personale e spiritualità.

Le sue parole sull’intelligenza artificiale non rappresentano una condanna della tecnologia, bensì un invito a riflettere sul delicato equilibrio tra innovazione e dimensione umana. Allo stesso modo, la scelta di continuare a scrivere a mano assume il significato di una testimonianza culturale in favore della lentezza, della consapevolezza e dell’autenticità.

In un tempo caratterizzato da trasformazioni sempre più rapide, il messaggio della scrittrice invita a preservare ciò che rende l’essere umano capace di pensare, discernere e costruire relazioni autentiche. È probabilmente questo il filo conduttore che lega la sua opera, il riconoscimento ricevuto alla Ienca e il dialogo aperto con una società chiamata a confrontarsi con le grandi sfide del futuro.