Madrid introduce verifiche per chi arriva dall’Italia dopo le misure decise da Roma. L’Ue richiama Italia e Spagna alla fiducia e alla tutela di Schengen.
Lo scontro Italia-Spagna sui controlli Schengen entra in una fase delicata, trasformando la crisi migratoria di Ceuta in una controversia diplomatica capace di ripercuotersi direttamente sui viaggiatori. Madrid ha deciso di introdurre verifiche a campione sui passeggeri provenienti dall’Italia, rispondendo alle misure adottate da Roma dopo l’emergenza registrata nell’exclave spagnola in Nord Africa.

Non esiste un confine terrestre tra Italia e Spagna sul quale alzare barriere. Il nuovo muro tra Roma e Madrid passa quindi attraverso porti e aeroporti, dove migliaia di persone in viaggio per turismo, lavoro o motivi familiari rischiano di percepire concretamente gli effetti di una tensione politica che investe uno dei principi più significativi dell’integrazione europea: la libera circolazione nello spazio Schengen.
Dopo un ultimatum rimasto senza esito, il governo guidato da Pedro Sánchez ha scelto infatti di rispondere alla decisione italiana di sospendere temporaneamente l’applicazione ordinaria delle regole Schengen alle frontiere aeree e marittime con la Spagna. Alla mezzanotte tra venerdì e sabato sono così entrati in vigore i controlli sui passeggeri provenienti dall’Italia, destinati a rimanere operativi fino al 7 settembre.
Una reciprocità che, al di là delle conseguenze pratiche, certifica la distanza politica maturata tra due Paesi fondatori del progetto europeo contemporaneo e tradizionalmente legati da intensi rapporti economici, culturali e sociali.
Italia-Spagna, i controlli negli aeroporti
Nelle prime ore dall’introduzione delle nuove verifiche non sono stati segnalati gravi disagi nei principali aeroporti spagnoli. I controlli avvengono direttamente allo sbarco e riguardano, secondo le informazioni disponibili, un campione compreso tra il 5 e il 15 per cento dei passeggeri.
La misura interessa un traffico considerevole: circa 250 voli provenienti dall’Italia. Almeno nella fase iniziale, le operazioni di verifica dei documenti si sono svolte con relativa fluidità, senza determinare conseguenze rilevanti sulla normale gestione aeroportuale.
La Farnesina ha comunque rafforzato l’assistenza assicurata attraverso la rete consolare e i propri uffici ai cittadini italiani che dovessero incontrare problemi durante il soggiorno in Spagna o nel corso del viaggio.
Il nodo, tuttavia, va molto oltre le possibili code ai controlli di frontiera. Le misure adottate reciprocamente da Roma e Madrid sono finalizzate soprattutto a verificare la posizione dei cittadini provenienti da Paesi terzi, ma assumono inevitabilmente un significato politico più ampio.
Schengen non rappresenta soltanto un meccanismo tecnico per attraversare le frontiere. È uno dei simboli più riconoscibili dell’Europa unita. Ogni sospensione, seppure temporanea e motivata da esigenze di sicurezza, richiama quindi Bruxelles alla necessità di impedire che una risposta nazionale a una crisi migratoria si trasformi in una progressiva erosione della fiducia reciproca.
Bruxelles prova a ricucire lo strappo
La Commissione europea osserva con particolare attenzione il confronto tra Italia e Spagna. L’obiettivo dichiarato è evitare che la gestione dell’immigrazione irregolare diventi un terreno di contrapposizione permanente tra governi europei.
Il commissario europeo agli Affari interni, Magnus Brunner, è intervenuto direttamente parlando con i ministri dell’Interno Fernando Grande-Marlaska e Matteo Piantedosi.
«La fiducia tra gli Stati membri è la nostra risorsa più preziosa», ha ricordato Brunner, sottolineando come entrambi i governi abbiano confermato il carattere temporaneo dei controlli alle frontiere interne.
Il commissario ha inoltre richiamato i progressi compiuti nella lotta all’immigrazione clandestina. Il messaggio politico proveniente da Bruxelles appare chiaro: la pressione migratoria deve essere considerata una sfida comune, alla quale rispondere attraverso il rafforzamento delle frontiere esterne dell’Unione e una maggiore collaborazione tra gli Stati, non mediante una successione di iniziative reciproche.
È proprio su questo terreno che la vicenda di Ceuta assume una dimensione europea.
La crisi di Ceuta dietro lo scontro Italia-Spagna
Nella comunicazione inviata all’Unione europea per motivare la propria decisione, il governo socialista di Pedro Sánchez ha fatto riferimento alla «crescente pressione migratoria sulla rotta del Mediterraneo centrale che interessa l’Italia» e alle possibili conseguenze sull’«ordine pubblico e sulla sicurezza interna».
Roma, dal canto suo, aveva respinto la richiesta spagnola di ripristinare immediatamente la normale circolazione, mantenendo alta l’attenzione sulla possibilità di nuovi tentativi di ingresso nelle exclave spagnole in Marocco.
Particolare preoccupazione è legata al 15 agosto, data indicata attraverso messaggi circolati sui social come possibile momento per nuovi attraversamenti. Un allarme considerato credibile dagli apparati di sicurezza spagnoli e che contribuisce a mantenere elevata la tensione.
La Commissione europea ha tuttavia evidenziato l’efficacia della collaborazione tra autorità spagnole e marocchine nella gestione della fase successiva agli arrivi.
«Dalle autorità spagnole apprendiamo che gli spostamenti illegali verso la Spagna continentale e l’Europa sono stati finora bloccati con successo», ha affermato un portavoce della Commissione all’ANSA, richiamando contemporaneamente la necessità di prevenire nuovi attraversamenti e altre perdite di vite umane.
I numeri della pressione migratoria
La dimensione della crisi emerge soprattutto dai numeri comunicati dalle autorità.
Secondo Madrid, delle circa 72 mila persone arrivate a nuoto o via terra alla fine di luglio, circa 70 mila sarebbero rientrate in Marocco.
La situazione sul territorio resta però complessa. Il presidente-sindaco di Ceuta, Juan Vivas, esponente del Partido Popular, stima che nell’exclave siano ancora presenti tra 8 mila e 11 mila migranti. Vivas ha chiesto al governo centrale di accelerare i rimpatri e rafforzare la presenza della polizia e della Guardia Civil, con l’obiettivo di impedire un nuovo afflusso di massa.
Differenti sono le valutazioni dell’Associazione marocchina per i diritti umani, secondo la quale sarebbero circa 3.500 le persone ancora nascoste nei quartieri e nelle aree boschive intorno a Ceuta.
Ancora più drammatico è il bilancio delle vittime indicato dall’organizzazione, che parla di 141 morti, considerando i corpi recuperati in mare sui due versanti della costa.
Dietro il confronto diplomatico, dunque, rimane una tragedia umana che rischia di essere oscurata dalla contrapposizione politica.
Schengen davanti a una prova politica
La crisi tra Roma e Madrid pone nuovamente al centro una delle questioni irrisolte dell’Unione europea: come conciliare la tutela delle frontiere, la sicurezza interna, la gestione dei flussi migratori e la libertà di movimento senza lasciare gli Stati maggiormente esposti ad affrontare da soli le emergenze.
Italia e Spagna conoscono bene questa difficoltà. Per la loro posizione geografica rappresentano due delle principali porte meridionali dell’Europa e sono chiamate da anni a confrontarsi con rotte migratorie differenti ma appartenenti allo stesso scenario mediterraneo.
Proprio per questo il muro contro muro assume un valore che supera la controversia bilaterale.
Quando uno Stato ripristina i controlli e un altro risponde adottando una misura analoga, il rischio non riguarda esclusivamente i tempi di attesa negli aeroporti. A essere messo alla prova è il principio di fiducia sul quale si regge un sistema che consente a milioni di cittadini di attraversare quotidianamente le frontiere interne europee.
Bruxelles punta perciò sul rafforzamento delle frontiere esterne, compresa quella di Ceuta, e sulla collaborazione tra governi. Una strategia che dovrà però confrontarsi con le differenti sensibilità politiche nazionali e con una pressione migratoria destinata a rimanere centrale nell’agenda europea.
Lo scontro Italia-Spagna sui controlli Schengen rappresenta così qualcosa di più di una disputa diplomatica estiva. È un banco di prova per la capacità dell’Europa di affrontare insieme una crisi che nessuna capitale può realmente considerare soltanto altrui.
Le verifiche sono temporanee, ma la frattura politica che hanno fatto emergere potrebbe essere più difficile da superare. Perché le frontiere possono essere riaperte con una decisione amministrativa; ricostruire la fiducia tra gli Stati, una volta incrinata, richiede invece responsabilità politica, dialogo e soprattutto la consapevolezza che la sicurezza europea non può essere garantita trasformando i partner in avversari.
