Ponte Morandi, otto anni dopo: Genova ricorda le 43 vittime

GENOVA – Sono trascorsi otto anni da quel tragico 14 agosto 2018 che cambiò per sempre il volto di Genova e segnò profondamente l’Italia. Alle 11.36 una parte del viadotto Polcevera, conosciuto da tutti come Ponte Morandi, crollò improvvisamente durante una giornata di pioggia, provocando la morte di 43 persone.

Oggi, 14 agosto 2026, Genova torna a fermarsi per ricordare le vittime e le loro famiglie. Le iniziative commemorative promosse dalla città sono iniziate già il 13 agosto e culminano oggi alla Radura della Memoria, luogo simbolo nato nell’area interessata dalla tragedia.

Quarantatré nomi che, a distanza di otto anni, continuano a rappresentare una ferita aperta non soltanto per Genova, ma per l’intero Paese. Il crollo causò anche lo sfollamento di centinaia di residenti e sconvolse la viabilità e la vita economica di una delle principali città portuali italiane.

Il ricordo oltre la ricostruzione

Dal punto di vista infrastrutturale Genova ha reagito rapidamente. Al posto del Morandi è stato costruito il Ponte Genova San Giorgio, progettato dall’architetto Renzo Piano e inaugurato il 3 agosto 2020.

Ma ricostruire un ponte non significa cancellare ciò che è accaduto.

L’area del disastro è diventata nel tempo anche un luogo della memoria, affinché quella tragedia continui a interrogare il Paese sui temi della sicurezza delle infrastrutture, della manutenzione e della responsabilità nella gestione delle grandi opere.

La commemorazione del 2026

Il Comune di Genova ha organizzato per l’ottavo anniversario un programma specificamente dedicato alle 43 vittime, con iniziative iniziate giovedì 13 agosto a Palazzo Tursi attraverso una mostra fotografica, un’installazione video e uno spettacolo. La giornata del 14 agosto è invece dedicata alla commemorazione presso la Radura della Memoria.

È un anniversario che va oltre il semplice calendario. Ogni 14 agosto Genova torna infatti a chiedere che il ricordo sia accompagnato dalla ricerca della verità e dall’assunzione delle responsabilità.

Un monito per tutta l’Italia

Il Ponte Morandi è diventato uno dei simboli più dolorosi della storia italiana recente.

Otto anni dopo, la domanda fondamentale rimane la stessa: una tragedia simile poteva essere evitata?

È proprio per questo che ricordare le 43 vittime significa anche trasformare la memoria in responsabilità. Controlli, manutenzione, prevenzione e sicurezza delle infrastrutture non possono essere considerate questioni puramente tecniche: riguardano direttamente la vita delle persone.

Oggi Genova ricorda. E con Genova ricorda tutta l’Italia.

Perché dietro il numero 43 ci sono altrettante vite, famiglie, progetti e storie interrotte in pochi istanti.

E perché il modo più autentico per onorare quelle vittime è fare in modo che una tragedia come quella del 14 agosto 2018 non possa ripetersi.