La Turchia guarda all’allargamento del Patto della Mecca: per Hakan Fidan l’Egitto potrebbe essere il prossimo Paese a entrare nell’alleanza con Arabia Saudita e Pakistan.
ISTANBUL – Il Patto della Mecca potrebbe presto superare i confini dell’intesa trilaterale tra Turchia, Arabia Saudita e Pakistan. Ankara guarda già alla fase successiva e indica nell’Egitto il candidato naturale per un possibile allargamento dell’accordo di difesa. A delineare lo scenario è il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan, secondo il quale l’alleanza firmata venerdì non sarebbe stata concepita come una struttura chiusa, ma come il possibile nucleo di una cooperazione più ampia tra Paesi della regione.

Le parole del capo della diplomazia turca, pronunciate in un’intervista all’agenzia statale Anadolu, spostano immediatamente l’attenzione dal significato dell’accordo appena sottoscritto alle sue possibili evoluzioni. Se l’ingresso del Cairo dovesse concretizzarsi, infatti, il patto assumerebbe una dimensione politica e strategica ancora più rilevante.
«L’Egitto è già il nostro partner naturale su tutte le questioni», ha affermato Fidan. «Penso che nella prossima fase anche l’Egitto sarà con noi nell’alleanza».
Non si tratta, almeno per ora, dell’annuncio di un’adesione formalmente definita. È piuttosto l’indicazione della direzione nella quale Ankara vorrebbe accompagnare il nuovo sistema di cooperazione. Una prospettiva che lo stesso ministro turco ha collegato direttamente alla visione del presidente della Turchia.
Patto della Mecca, l’Egitto nel progetto di Ankara
Il messaggio lanciato da Fidan è chiaro: il Patto della Mecca non dovrebbe necessariamente fermarsi ai tre Paesi fondatori. Turchia, Arabia Saudita e Pakistan rappresentano il punto di partenza di un progetto che Ankara immagina potenzialmente più esteso.
«Secondo la visione del nostro presidente, non dovremmo limitarci a tre Paesi. Dobbiamo espanderci e, se necessario, riunire tutti i Paesi sotto un unico tetto», ha dichiarato il ministro.
Un passaggio significativo perché introduce il tema dell’allargamento quando l’accordo è ancora nella sua fase iniziale. L’obiettivo prospettato dalla diplomazia turca sembra dunque andare oltre una semplice intesa circoscritta tra Ankara, Riad e Islamabad.
Fidan ha inoltre rivelato che altri Stati avrebbero già manifestato interesse per una possibile adesione. Non ne ha però indicato i nomi, precisando che alcuni dei Paesi interessati avrebbero espressamente chiesto di non essere identificati.
È un dettaglio che suggerisce l’esistenza di contatti ancora riservati e, soprattutto, conferma come l’eventuale ampliamento richieda una fase di confronto tra i membri fondatori. Prima di accogliere nuovi partner sarà infatti necessario stabilire modalità, condizioni e criteri attraverso i quali gestire l’espansione.
Una clausola di mutua difesa al centro dell’accordo
Il cuore del Patto della Mecca è rappresentato dalla clausola di mutua difesa che lega Arabia Saudita, Pakistan e Turchia. L’intesa è stata descritta come ispirata, sotto questo profilo, al principio che caratterizza la NATO: la sicurezza di un membro viene considerata una questione che riguarda anche gli altri partecipanti.
Si tratta di un elemento destinato inevitabilmente ad attribuire all’accordo un peso che va oltre la normale cooperazione diplomatica.
I tre firmatari sono Paesi a maggioranza sunnita e dispongono di un significativo peso politico e strategico nei rispettivi contesti regionali. Proprio per questo l’eventuale ingresso dell’Egitto amplierebbe ulteriormente la portata geografica dell’intesa.
Fidan ha spiegato che il progetto non nasce nelle ultime settimane. Secondo quanto dichiarato dal ministro degli Esteri, l’accordo sarebbe infatti in preparazione da oltre due anni. Una precisazione importante per comprendere come la firma alla Mecca rappresenti l’esito di un percorso diplomatico precedente e non una decisione maturata improvvisamente.
Ankara: «Nessuna controversia finché non saremo attaccati»
Nel presentare la natura dell’intesa, il ministro turco ha cercato anche di delimitarne il significato politico. Fidan ha assicurato che «l’alleanza non avrà controversie con nessun Paese finché non verrà attaccata».
La formulazione scelta da Ankara punta quindi a rappresentare il nuovo patto come uno strumento essenzialmente difensivo, costruito attorno al principio della deterrenza e della risposta comune in caso di aggressione.
È un chiarimento rilevante, soprattutto considerando l’ipotesi di una futura espansione. Più aumenterà il numero degli eventuali aderenti, infatti, maggiore sarà la necessità di definire con precisione finalità, meccanismi decisionali e perimetro dell’accordo.
Al momento, le dichiarazioni di Fidan indicano una volontà politica, ma lasciano ancora aperte diverse questioni relative alle modalità concrete con cui l’allargamento potrebbe essere realizzato. Lo stesso ministro ha riconosciuto che i tre fondatori dovranno confrontarsi sul modo in cui gestire le nuove richieste.
Il rapporto con la NATO
Un altro punto centrale riguarda la posizione della Turchia all’interno della NATO. Ankara è infatti membro dell’Alleanza Atlantica e la nascita di un nuovo accordo basato sulla mutua difesa rende inevitabile la questione della compatibilità tra i diversi impegni.
Fidan ha respinto l’idea che possa esistere una contraddizione, ribadendo che il Patto della Mecca non è in «conflitto» con gli obblighi assunti dalla Turchia nei confronti della NATO.
La precisazione appare particolarmente importante nella lettura internazionale dell’accordo. Ankara intende presentare la nuova intesa non come un’alternativa alla propria appartenenza atlantica, ma come un ulteriore livello di cooperazione in materia di sicurezza.
Resta da comprendere come questa impostazione si tradurrà nella pratica, soprattutto qualora l’alleanza dovesse realmente estendersi a nuovi Stati. L’architettura immaginata dalla Turchia, almeno nelle dichiarazioni di Fidan, sembra infatti destinata a svilupparsi progressivamente.
Il Cairo possibile snodo della nuova fase
L’Egitto occupa, nelle parole del ministro turco, una posizione diversa rispetto agli altri Paesi che avrebbero manifestato interesse. Mentre questi ultimi restano anonimi, il Cairo viene indicato pubblicamente come «partner naturale» e possibile protagonista della «prossima fase».
È una distinzione politicamente significativa.
Non equivale a una conferma da parte egiziana e non consente di considerare l’adesione già acquisita. Mostra però quale sia l’aspettativa di Ankara e quale ruolo la diplomazia turca attribuisca all’Egitto nel possibile sviluppo dell’intesa.
L’eventuale passaggio da tre a quattro membri avrebbe inoltre un valore che non sarebbe soltanto numerico. Segnerebbe il primo vero allargamento del patto e potrebbe costituire il precedente attraverso il quale definire le procedure per ulteriori adesioni.
Proprio per questo le prossime decisioni dei Paesi fondatori saranno decisive. La disponibilità manifestata da altri governi, secondo quanto riferito da Fidan, pone già sul tavolo il problema della futura struttura dell’alleanza.
Un progetto ancora in costruzione
La firma alla Mecca apre dunque una fase che appare tutt’altro che conclusa. Dopo oltre due anni di preparazione, Arabia Saudita, Pakistan e Turchia hanno dato forma a un accordo di mutua difesa che Ankara considera suscettibile di ampliamento.
Le dichiarazioni di Hakan Fidan mostrano un’ambizione precisa: trasformare l’intesa iniziale in un contenitore capace di accogliere altri partner. Ma tra la volontà politica e la costruzione di una struttura più ampia rimangono passaggi diplomatici che dovranno essere affrontati dai tre fondatori.
L’Egitto è oggi il nome indicato pubblicamente dalla Turchia. Gli altri restano dietro le quinte.
Sarà quindi l’eventuale adesione del Cairo a rappresentare il primo banco di prova della capacità del Patto della Mecca di evolvere da accordo trilaterale a sistema più esteso di cooperazione difensiva. Per il momento esiste l’apertura di Ankara; il prossimo capitolo dipenderà dalle decisioni dell’Egitto e dal confronto tra i Paesi firmatari.
