L’ENERGIA TORNA UNA BOMBA: «GLI AMMORTIZZATORI DEL MERCATO SI STANNO ESAURENDO»

Petrolio verso i 110 dollari e gas sotto pressione: Shell ed Equinor lanciano l’allarme sul prossimo inverno

Non è soltanto il prezzo del petrolio a preoccupare. Il dato forse più importante arriva da chi opera direttamente sui grandi mercati energetici mondiali: secondo dirigenti di Shell ed Equinor, i meccanismi che negli ultimi mesi hanno consentito al sistema di compensare le interruzioni delle forniture stanno diventando progressivamente meno efficaci.

Gli attacchi alle petroliere in Medio Oriente hanno contribuito a spingere questa settimana il greggio verso i 110 dollari al barile, mentre alcuni prodotti raffinati, diesel in particolare, hanno raggiunto livelli record. 

La dimensione della perdita di approvvigionamenti è impressionante. Secondo i calcoli illustrati dall’economista capo di Shell Trading Adam Ritchie, dall’inizio della crisi sono venute meno circa 36 milioni di tonnellate di gas naturale liquefatto, una quantità paragonabile alle importazioni annuali combinate di Regno Unito e Francia, insieme a circa 1,6 miliardi di barili di petrolio greggio e condensati

Finora il mercato è riuscito a reagire grazie a diversi fattori: domanda cinese più debole, ricorso alle scorte, maggiore flessibilità nei trasporti marittimi, capacità disponibile nei gasdotti e crescita della produzione nelle Americhe. Ma, secondo Shell, questi “shock absorbers”, gli ammortizzatori del sistema, stanno progressivamente perdendo efficacia. 

Per l’Europa il passaggio è particolarmente delicato. Le scorte di gas risultano inferiori alle normali medie stagionali alla vigilia dell’inverno e l’andamento dei prezzi dipenderà anche dai flussi di GNL, dalle condizioni meteorologiche e dalla concorrenza dell’Asia per aggiudicarsi le stesse navi di gas liquefatto. 

C’è inoltre un altro elemento da non sottovalutare: anche una normalizzazione geopolitica non produrrebbe necessariamente un immediato ritorno alla situazione precedente. Colli di bottiglia nella navigazione, nella produzione e nelle catene logistiche potrebbero trascinare gli effetti della crisi nel 2027.

La vera notizia, quindi, non è semplicemente un nuovo rialzo del petrolio. È che la capacità del sistema globale di assorbire ulteriori shock energetici potrebbe essere molto inferiore rispetto a pochi mesi fa.