A Trieste il “Pedocin” supera 106 mila presenze in tre mesi. Un muro divide ancora uomini e donne come ai tempi degli Asburgo. E, sorprendentemente, sono soprattutto le donne a scegliere questo stabilimento unico in Europa
Sembra una scena appartenente a un’altra epoca.
Da una parte gli uomini.
Dall’altra le donne.
Nel mezzo, un muro.
Eppure siamo nell’Italia del 2026 e quella spiaggia non soltanto continua ad esistere, ma sta vivendo una delle stagioni più fortunate della propria storia.
Accade a Trieste, dove il Bagno Marino La Lanterna, conosciuto da tutti come “Pedocin”, ha superato la cifra impressionante di 106.696 ingressi in appena tre mesi, tra maggio e luglio.
Una sorta di paradosso contemporaneo: nell’epoca della società senza confini, una delle spiagge che incuriosisce maggiormente italiani e stranieri è proprio quella dove un confine fisico esiste ancora.

Un muro di 74 metri divide la spiaggia
La caratteristica del Pedocin è impossibile da confondere.
Un muro lungo circa 74 metri separa il settore destinato agli uomini da quello riservato alle donne.
La divisione continua anche verso il mare e rappresenta ormai uno degli elementi identitari più conosciuti dello stabilimento triestino.
Non si tratta di una trovata turistica recente.
La tradizione risale agli inizi del Novecento, quando Trieste apparteneva ancora all’Impero austro-ungarico.
Oggi il Pedocin viene indicato come un caso pressoché unico in Europa.
E invece di scomparire sotto il peso della modernità, continua ad attirare pubblico.
106.696 ingressi in tre mesi
Sono i numeri dell’estate 2026 a rendere la storia ancora più sorprendente.
Tra maggio e luglio sono stati registrati complessivamente 106.696 ingressi, con un incasso vicino ai 120 mila euro.
Il dato più impressionante arriva da luglio.
In appena un mese sono stati staccati 53.610 biglietti.

A maggio gli ingressi erano stati 17.035 e a giugno 36.051.
Il biglietto giornaliero costa appena 1,20 euro, ma sarebbe troppo semplice spiegare il successo soltanto con il prezzo.
A richiamare visitatori è soprattutto l’unicità del luogo.
E sono soprattutto le donne a frequentarlo
C’è poi un elemento che rende ancora più interessante la vicenda.
La parte maggiormente frequentata dello stabilimento è quella femminile.
Una circostanza che contrasta con l’idea immediata secondo cui la separazione potrebbe essere percepita necessariamente come una limitazione.
Per molte frequentatrici, al contrario, quel settore rappresenterebbe uno spazio nel quale trascorrere la giornata in maggiore libertà e tranquillità.
Il Pedocin è infatti da tempo anche un luogo di socialità.
Donne di diverse generazioni si incontrano, conversano, prendono il sole e frequentano lo stabilimento con una continuità che ha trasformato il lido in una sorta di piccola comunità sul mare.
A giugno era scoppiato il caso “Medioevo”
E proprio questa caratteristica aveva prodotto soltanto due mesi fa un episodio destinato a fare discutere tutta Italia.
Il 20 giugno 2026, una coppia di turisti entrò nel settore maschile senza rispettare la separazione prevista dallo stabilimento.
Quando una frequentatrice locale chiese di rispettare le regole, scoppiò una discussione molto accesa.
Secondo quanto riportato dall’ANSA, i turisti definirono quella divisione una pratica da “Medioevo”, accusando la struttura di discriminazione.
La discussione degenerò al punto da richiedere l’intervento degli addetti dello stabilimento.
Il caso finì sui giornali e sui social.
Ma il risultato, almeno osservando i dati successivi, è curioso.
Il Pedocin non ha perso pubblico.
Al contrario, a luglio ha registrato numeri eccezionali.
Il muro che Trieste non vuole abbattere
Da fuori può sembrare difficile comprenderlo.
Per molti triestini, però, quel muro non viene percepito semplicemente come una barriera tra uomini e donne.
È diventato parte della storia della città.
Il Pedocin nasce agli inizi del Novecento e attraversa praticamente tutta la storia contemporanea di Trieste: l’Impero austro-ungarico, le due guerre mondiali, l’annessione all’Italia, il Territorio Libero di Trieste e infine la città moderna.
Sono cambiati governi, confini, costumi e generazioni.
Il muro è rimasto.
Ed è probabilmente proprio questa continuità a renderlo oggi così affascinante.
Dall’Impero austro-ungarico a Instagram
C’è anche un’altra spiegazione del successo.
Ciò che un tempo rappresentava una semplice organizzazione dello stabilimento è diventato oggi una vera curiosità turistica.
Chi arriva a Trieste sente parlare del Pedocin.
Vuole vedere il muro.
Vuole capire come funziona.
Vuole fotografare uno stabilimento che sembra provenire da un’altra epoca ma che continua perfettamente a convivere con la città contemporanea.
La sua stranezza, paradossalmente, è diventata il suo principale elemento di modernità comunicativa.
In un mondo dove le spiagge tendono ad assomigliarsi, il Pedocin è immediatamente riconoscibile.
Una spiaggia diventata fenomeno internazionale
La particolarità del lido ha attirato negli anni anche televisioni, giornalisti e documentaristi stranieri.
Al Pedocin è stato dedicato persino “L’Ultima Spiaggia”, documentario di Thanos Anastopoulos e Davide Del Degan presentato al Festival di Cannes nel 2016.
Perché dietro quel muro apparentemente semplice esiste un piccolo laboratorio sociale.
Ci sono amicizie.
Rituali.
Solitudini.
Discussioni.
Generazioni di triestini che continuano a incontrarsi nello stesso luogo.
E soprattutto esiste una domanda che continua a dividere chi scopre il Pedocin:
quel muro rappresenta una separazione ormai fuori dal tempo oppure uno spazio di libertà che proprio le donne continuano a voler conservare?
Il paradosso dell’estate 2026
I numeri, per il momento, raccontano qualcosa di difficilmente ignorabile.
La spiaggia che potrebbe sembrare anacronistica sta aumentando il proprio pubblico.
Quella contestata perché divide uomini e donne viene frequentata soprattutto dalle donne.
E quello che potrebbe apparire come un limite è diventato contemporaneamente una delle attrazioni più curiose di Trieste.
Più di centoseimila ingressi in tre mesi dicono che il Pedocin è tutt’altro che un pezzo di città destinato a scomparire.
È vivo.
Frequentato.
Discute.
Divide le opinioni.
E probabilmente è proprio per questo che continua ad affascinare.
A oltre un secolo dalla sua nascita, mentre quasi tutto intorno è cambiato, a Trieste esiste ancora una spiaggia dove basta attraversare un ingresso per compiere un piccolo viaggio nel tempo.
E dove, incredibilmente, il muro che divide continua ad attirare sempre più persone.
