Gaza, Uganda e Burundi discutono l’invio di soldati: prende forma una forza internazionale

Si apre un nuovo capitolo nel già complesso scenario della Striscia di Gaza. Rappresentanti militari di Uganda e Burundi hanno visitato Israele nei giorni scorsi per discutere una possibile partecipazione dei loro Paesi a una futura forza internazionale di sicurezza destinata al territorio palestinese.

L’ipotesi rientra nel progetto di una International Stabilization Force, una forza multinazionale collegata al piano promosso dagli Stati Uniti per sostenere il fragile cessate il fuoco e creare le condizioni per una nuova fase politica e di sicurezza a Gaza.

Una forza internazionale da circa 20.000 uomini

Secondo quanto riportato da Associated Press, il progetto punta alla costituzione di una forza di circa 20.000 militari.

I suoi compiti dovrebbero comprendere il controllo del cessate il fuoco, la protezione delle operazioni umanitarie, il sostegno alla sicurezza sul territorio e la formazione delle forze di polizia palestinesi.

L’Uganda avrebbe già ottenuto l’approvazione parlamentare per un contributo di circa 1.200 soldati, mentre il Burundi starebbe ancora valutando concretamente la propria partecipazione.

La presenza dei due Paesi africani non sarebbe casuale: entrambi dispongono infatti di una lunga esperienza nelle missioni internazionali di peacekeeping, in particolare sul continente africano.

Gli Stati Uniti hanno già stanziato oltre 200 milioni di dollari

Il progetto non è soltanto teorico.

Washington ha già destinato oltre 206 milioni di dollari alla futura forza di stabilizzazione. Di questi, circa 200 milioni sarebbero destinati a infrastrutture, equipaggiamenti e operazioni, mentre ulteriori fondi riguarderebbero l’impiego di mezzi corazzati statunitensi.

Il problema principale rimane però politico.

Il piano presuppone una progressiva demilitarizzazione di Gaza, il disarmo di Hamas e un ridimensionamento della presenza militare israeliana. Su questi punti le distanze restano molto profonde.

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha recentemente ribadito che Israele non intende ritirarsi dalle proprie attuali posizioni finché Hamas non sarà completamente disarmato.

Chi governerà Gaza?

Dietro il tema dell’invio dei soldati africani emerge quindi una questione ancora più importante.

Chi garantirà concretamente la sicurezza di Gaza nel futuro?

E soprattutto: quale autorità politica governerà la Striscia?

Dopo anni di guerra, devastazioni e sfollamenti, il futuro di oltre due milioni di palestinesi resta ancora incerto.

L’eventuale arrivo di soldati provenienti da Uganda, Burundi e altri Paesi rappresenterebbe un cambiamento significativo: per la prima volta la gestione della sicurezza potrebbe essere affidata, almeno in parte, a una vera struttura internazionale presente direttamente sul territorio.

Ma la realizzazione del progetto dipenderà da condizioni estremamente difficili: consenso israeliano, disarmo di Hamas, coordinamento con le autorità palestinesi e disponibilità concreta dei Paesi chiamati a fornire uomini e mezzi.

Per ora quindi non esiste ancora una missione ugandese-burundese già operativa a Gaza. Esistono invece colloqui concreti e un progetto internazionale che sta progressivamente prendendo forma.