Il vostro cane sa quando siete felici o spaventati? La scienza entra nella mente del nostro migliore amico

Non è soltanto una sensazione dei proprietari: i cani sembrano realmente capaci di distinguere alcune emozioni osservando il volto umano. Un nuovo studio pubblicato su iScience ha utilizzato la risonanza magnetica per osservare cosa accade nel loro cervello davanti a sorrisi, paura, rabbia e tristezza. I risultati raccontano qualcosa di straordinario sul rapporto costruito in migliaia di anni tra uomo e cane.

Chi vive con un cane probabilmente lo ha pensato almeno una volta. Ci sono giornate in cui basta rientrare a casa perché lui sembri capire immediatamente che qualcosa non va. Altre volte un sorriso, un tono allegro o semplicemente uno sguardo sembrano sufficienti a provocare una reazione.

Per molto tempo abbiamo interpretato questi comportamenti attraverso l’esperienza personale e l’affetto che lega proprietario e animale. Adesso la scienza sta cercando di capire quanto ci sia di realmente misurabile dietro quella sensazione.

Una ricerca coordinata da studiosi dell’Università di Vienna, insieme a ricercatori della National Autonomous University of Mexico e della Eötvös Loránd University, ha fornito nuove evidenze sul modo in cui il cervello dei cani elabora le espressioni del volto umano.

Dodici cani dentro una risonanza magnetica

L’esperimento ha coinvolto 12 cani da compagnia, addestrati a rimanere immobili durante una scansione di risonanza magnetica funzionale, la tecnica che permette agli scienziati di osservare quali regioni cerebrali diventano maggiormente attive in risposta a determinati stimoli.

Agli animali sono state mostrate immagini di volti umani con differenti espressioni: felicità, paura, rabbia e tristezza.

Il punto non era semplicemente verificare se il cane guardasse più a lungo un volto sorridente rispetto a uno arrabbiato. I ricercatori volevano osservare direttamente se il cervello dell’animale elaborasse quelle immagini in maniera differente.

Ed è qui che lo studio diventa particolarmente interessante.

Il sorriso umano sembra avere un significato speciale

Quando i cani osservavano un volto felice, si attivavano determinate aree cerebrali, tra cui la corteccia temporale e il nucleo caudato, regioni associate rispettivamente a processi cognitivi e al sistema della ricompensa.

In termini semplici, il sorriso dell’uomo sembra avere per il cane una rilevanza particolare.

Non significa necessariamente che il cane pensi: “Il mio proprietario è felice” nello stesso modo in cui interpreterebbe la situazione un essere umano. È una distinzione importante che gli stessi studiosi sottolineano.

Significa però che il suo cervello non tratta tutte le nostre espressioni allo stesso modo.

E questo è già un risultato notevole.

Paura, rabbia e tristezza non sono tutte uguali

La parte forse più sorprendente arriva osservando le emozioni negative.

Grazie anche a tecniche di analisi basate sul machine learning, i ricercatori hanno individuato configurazioni differenti dell’attività cerebrale quando gli animali osservavano alcune espressioni negative. In particolare, i cani sembravano riuscire a distinguere meglio un volto impaurito da uno triste o arrabbiato.

La distinzione tra rabbia e tristezza, invece, risultava meno netta.

Una possibile interpretazione è che la paura rappresenti per il cane un’informazione socialmente particolarmente significativa: percepire rapidamente che l’individuo che ha davanti è spaventato potrebbe avere conseguenze immediate sul comportamento dell’animale. Si tratta però di un’ipotesi interpretativa, non della dimostrazione che il cane comprenda l’emozione umana esattamente come noi.

Migliaia di anni trascorsi a osservarci

Dietro questa capacità potrebbe esserci qualcosa di ancora più affascinante: la lunghissima storia condivisa tra Homo sapiens e cane.

Generazioni di cani hanno vissuto accanto agli esseri umani, dipendendo almeno in parte dalla capacità di interpretarli.

Capire se una persona rappresentasse una minaccia, se fosse disponibile al contatto oppure se stesse manifestando un comportamento positivo poteva avere un evidente valore adattativo. Gli studiosi ritengono quindi che domesticazione e convivenza possano avere contribuito alla straordinaria sensibilità dei cani verso i segnali sociali umani.

Quello che oggi osserviamo sul divano di casa potrebbe essere quindi il risultato di una relazione costruita attraverso migliaia di anni di evoluzione condivisa.

Ma il cane non guarda soltanto il nostro viso

Naturalmente un rapporto reale è molto più complesso di una fotografia mostrata durante un esperimento.

Quando un cane ci incontra dispone contemporaneamente di molti segnali: espressione facciale, voce, postura, movimenti del corpo e odori.

La stessa responsabile dello studio, Laura Cuaya, ha indicato tra le direzioni future della ricerca proprio l’analisi di questi ulteriori elementi della comunicazione uomo-cane.

Il volto è quindi soltanto una parte di un sistema comunicativo molto più sofisticato.

Attenzione a non trasformare i cani in piccoli esseri umani

La ricerca suggerisce qualcosa di affascinante, ma richiede anche prudenza.

Lo studio coinvolge un numero limitato di animali e molti dei soggetti appartenevano a razze particolarmente abituate alla collaborazione con l’uomo. Inoltre osservare fotografie all’interno di una risonanza magnetica è molto diverso dall’interagire con una persona in un ambiente naturale.

Soprattutto, distinguere due espressioni non significa necessariamente comprendere pienamente l’emozione che rappresentano.

È la differenza tra riconoscere che qualcosa è cambiato nel nostro volto e possedere il nostro stesso concetto psicologico di tristezza, paura o felicità.

La scienza, almeno per ora, non dice questo.

Quel rapporto speciale che ora possiamo osservare nel cervello

Ed è forse proprio evitando di umanizzarli eccessivamente che la scoperta diventa ancora più interessante.

Il cane non deve necessariamente provare o interpretare le emozioni esattamente come noi per avere sviluppato una capacità eccezionale di leggerci.

Per millenni ci ha osservati.

Ha imparato i nostri gesti, i nostri movimenti e probabilmente anche le nostre espressioni.

Oggi, grazie alla tecnologia, possiamo osservare per la prima volta con sempre maggiore precisione cosa accade nel suo cervello mentre è lui a osservare noi.

E la prossima volta che rientreremo a casa dopo una giornata difficile e il nostro cane ci guarderà per qualche secondo prima di avvicinarsi, probabilmente continueremo a domandarci la stessa cosa:

ha davvero capito come mi sento?

La risposta scientificamente più corretta, oggi, è forse la più affascinante: non sappiamo ancora quanto comprenda, ma sappiamo che il nostro volto gli dice molto più di quanto immaginassimo