Un “termometro” vecchio di 66 milioni di anni
Per oltre un secolo il Tyrannosaurus rex è stato rappresentato nell’immaginario collettivo come un enorme rettile: feroce, certamente, ma legato a una fisiologia ancora in parte misteriosa. Una nuova ricerca pubblicata su Science Advances aggiunge ora un tassello sorprendente: il T. rex manteneva una temperatura corporea di circa 36 °C, molto vicina a quella umana e paragonabile a quella dei grandi mammiferi contemporanei.
La scoperta arriva letteralmente dai denti. I ricercatori dell’UCLA hanno analizzato minuscole porzioni dello smalto fossile, studiando il modo in cui particolari isotopi di carbonio e ossigeno si legano tra loro. Quelle combinazioni chimiche dipendono dalla temperatura alla quale lo smalto si forma e possono quindi funzionare come una sorta di termometro rimasto congelato nel tempo. La tecnica è stata perfezionata per anni proprio per ridurre al minimo il materiale fossile necessario.
Il risultato rafforza l’immagine di un animale metabolicamente molto più attivo del grande rettile lento e dipendente dal calore esterno che dominava le vecchie ricostruzioni. Una temperatura interna stabile avrebbe consentito al T. rex di essere operativo anche in ambienti relativamente freddi e potrebbe contribuire a spiegare la sua diffusione in differenti zone climatiche del Nord America.
Il punto interessante, tuttavia, va oltre il dinosauro più famoso del mondo. La tecnica apre la possibilità di misurare con maggiore precisione la temperatura corporea di altre specie estinte e quindi ricostruire non soltanto il loro aspetto, ma persino elementi del loro metabolismo.
È uno degli esempi più affascinanti di ciò che sta accadendo oggi nella paleontologia: reperti scoperti decenni fa possono raccontare storie completamente nuove quando vengono analizzati con strumenti che all’epoca della loro scoperta semplicemente non esistevano.
