EUROPA, L’ECONOMIA RESISTE A GUERRE ED ENERGIA. MA LE BANCHE CHIEDONO UN MERCATO PIÙ INTEGRATO

I dati di settembre mostrano un’economia europea più resistente delle aspettative. L’EBA avverte però: la frammentazione finanziaria limita la capacità dell’Unione di finanziare la propria crescita

L’economia europea continua a muoversi in un contesto internazionale difficilissimo, segnato da tensioni geopolitiche, costi energetici e incertezza sui mercati. Eppure gli ultimi indicatori congiunturali hanno offerto un quadro più resistente rispetto alle aspettative.

Le rilevazioni PMI pubblicate questa settimana hanno mostrato un inatteso miglioramento dell’attività economica dell’Eurozona nel mese di settembre nonostante gli effetti dei conflitti in corso sui mercati dell’energia. Il dato non significa che le difficoltà siano superate, ma segnala una capacità di tenuta del sistema produttivo europeo superiore alle previsioni più pessimistiche.

Industria e servizi continuano infatti a confrontarsi con condizioni differenti nei diversi Paesi. Il costo dell’energia rimane una variabile determinante, così come l’andamento dei tassi, della domanda internazionale e dell’inflazione.

A questo scenario si aggiunge oggi un altro tema strategico: la dimensione del sistema bancario europeo.

Il presidente dell’Autorità bancaria europea ha sottolineato il 24 settembre come la frammentazione del mercato finanziario europeo impedisca alle banche del continente di raggiungere dimensioni sufficienti per sostenere pienamente gli enormi investimenti necessari nei prossimi anni.

Difesa, transizione energetica, infrastrutture, digitalizzazione e intelligenza artificiale richiederanno infatti capitali straordinari.

Il problema europeo è conosciuto da anni: l’Unione dispone di un grande mercato economico, ma il sistema finanziario continua a essere in parte suddiviso lungo confini nazionali. Le regole comuni hanno fatto molti passi avanti, ma non esiste ancora un mercato dei capitali completamente integrato paragonabile a quello statunitense.

Questo significa che le imprese europee, soprattutto quelle che devono crescere rapidamente, incontrano spesso maggiori difficoltà nel reperire capitali.

La questione riguarda direttamente anche l’Italia.

Il nostro Paese deve contemporaneamente sostenere investimenti pubblici, crescita delle imprese e una delle masse di debito pubblico più elevate dell’area euro. Il ministro dell’Economia italiano ha recentemente richiamato l’attenzione sull’aumento del costo del servizio del debito, collegato anche alle tensioni geopolitiche e finanziarie internazionali.

La partita europea si gioca quindi su due livelli.

Il primo riguarda la capacità dell’economia reale di resistere agli shock esterni. Il secondo consiste nella costruzione di una struttura finanziaria capace di finanziare la trasformazione industriale del continente.

L’Europa dispone di aziende, competenze, risparmio privato e capacità tecnologiche. La sfida è riuscire a trasformare queste risorse in investimenti sufficientemente grandi e rapidi.

Ed è proprio qui che il tema dell’unione bancaria e del mercato unico dei capitali torna ad assumere una dimensione non più soltanto tecnica.

Nel nuovo ordine economico globale, la dimensione finanziaria rappresenta infatti una componente della competitività.