ELECTROLUX, MILLE LAVORATORI IN PIAZZA: 1.450 ESUBERI E LA CHIUSURA DI CERRETO D’ESI ACCENDONO LO SCONTRO

La vertenza Electrolux entra in una delle sue giornate più difficili. Martedì 15 settembre i lavoratori degli stabilimenti italiani del gruppo hanno incrociato le braccia per otto ore, mentre circa un migliaio di persone si sono ritrovate a Cerreto d’Esi, nelle Marche, per la manifestazione nazionale contro il piano industriale della multinazionale svedese.

Da Porcia, Susegana, Solaro e Forlì sono partiti pullman e delegazioni dirette verso lo stabilimento marchigiano. È proprio Cerreto d’Esi a rappresentare il punto più critico della vertenza: il sito, che occupa circa 170 lavoratori, è destinato alla chiusura secondo il piano attualmente sul tavolo. Complessivamente i sindacati parlano oggi di 1.450 esuberi in Italia

La mobilitazione coinvolge però l’intera geografia industriale Electrolux. A Susegana, nel Trevigiano, gli esuberi indicati sono 420; a Forlì la situazione riguarda circa 300 posti secondo l’ultimo aggiornamento della TGR Emilia-Romagna. Fim, Fiom e Uilm chiedono il ritiro o una profonda revisione del piano e un nuovo confronto al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. 

La vicenda va oltre il destino di una singola fabbrica. Electrolux rappresenta uno dei grandi nomi della manifattura europea e la crisi dei suoi siti italiani riapre una questione più ampia: quanta produzione industriale riuscirà l’Italia a mantenere nei prossimi anni?

Il confronto tra azienda, Governo e organizzazioni sindacali sarà dunque decisivo. Per i lavoratori il messaggio partito da Cerreto d’Esi è chiaro: la ristrutturazione non può tradursi semplicemente nella perdita di migliaia di posti e nell’abbandono di territori che hanno costruito per decenni la storia industriale del gruppo.