Educare alla libertà: a Milano un incontro per ripensare la scuola e la formazione dell’uomo

Sabato 6 giugno 2026, dalle 17:00 alle 19:30, presso il Circolo ACLI di Lambrate, in via Conte Rosso 5 a Milano, si terrà l’incontro pubblico “Educare alla libertà – No alla distruzione della scuola, sì a una nuova paideia!”. L’iniziativa, a ingresso libero, intende proporre una riflessione ampia e profonda sul significato dell’educazione, sul ruolo della scuola e sulla necessità di restituire centralità alla formazione integrale della persona.

Il titolo dell’evento pone immediatamente una questione decisiva: educare non significa semplicemente istruire. La scuola, infatti, non può essere ridotta a un luogo di addestramento tecnico, di trasmissione meccanica di competenze o di semplice preparazione al mondo del lavoro. Educare significa accompagnare la crescita dell’essere umano nella sua interezza: intelligenza, coscienza, libertà, responsabilità, capacità di giudizio, apertura alla verità e al bene comune.

Da qui il richiamo alla paideia, parola della tradizione greca che indicava un ideale educativo molto più ricco della semplice istruzione. La paideia era formazione dell’uomo, costruzione del carattere, educazione alla virtù, alla bellezza, al pensiero, alla partecipazione alla vita della comunità. Parlare oggi di una “nuova paideia” significa dunque interrogarsi su quale modello umano e culturale la scuola contemporanea stia proponendo alle nuove generazioni.

L’incontro milanese nasce proprio da questa urgenza: chiedersi se l’attuale sistema educativo sia ancora in grado di formare persone libere, mature e consapevoli, oppure se rischi di produrre individui sempre più fragili, disorientati e privi di solide radici culturali. In un tempo segnato da rapidi cambiamenti sociali, tecnologici e antropologici, il tema dell’educazione torna a essere centrale. La scuola non è soltanto uno spazio istituzionale: è uno dei luoghi in cui si decide il futuro di una civiltà.

La locandina dell’evento richiama significativamente La Scuola di Atene, celebre affresco di Raffaello che rappresenta alcuni tra i più grandi filosofi dell’antichità. L’immagine non è casuale: rimanda a un’idea di sapere fondata sul dialogo, sulla ricerca della verità, sul confronto tra maestri e discepoli, sulla trasmissione viva della cultura. In quella scena simbolica, il sapere non appare come un insieme sterile di informazioni, ma come un cammino comunitario, una tensione verso il vero, una formazione dell’anima e dell’intelletto.

A intervenire saranno il prof. Martino Mora, saggista e docente di Storia e Filosofia al Liceo Scientifico Bottoni di Milano, e il dott. Francesco Marabotti, dottorando in Filosofia all’Università di Salerno e formatore dei gruppi Darsi Pace. Due voci che porteranno prospettive filosofiche, culturali ed educative su un tema oggi particolarmente sentito da famiglie, insegnanti, studenti e cittadini.

Il prof. Mora, forte della sua esperienza di docente e studioso, potrà offrire uno sguardo critico sulla trasformazione della scuola italiana, sul rapporto tra cultura classica e modernità, sulla crisi dell’autorità educativa e sulla progressiva perdita del senso profondo dell’insegnamento. Il suo contributo si inserisce in una riflessione più generale sul valore delle discipline umanistiche, della storia, della filosofia e della letteratura come strumenti essenziali per formare il pensiero critico.

Il dott. Marabotti, impegnato nel campo filosofico e formativo, porterà invece un contributo legato al rapporto tra educazione, coscienza personale e ricerca di senso. In un’epoca in cui i giovani sono spesso sottoposti a pressioni ideologiche, comunicative e sociali molto forti, torna indispensabile educare alla libertà interiore, alla capacità di discernimento e alla responsabilità delle proprie scelte.

L’espressione “No alla distruzione della scuola” suggerisce una denuncia netta: la scuola rischia di smarrire la propria missione se rinuncia alla sua dimensione culturale, morale e spirituale. Una scuola impoverita, piegata soltanto a criteri burocratici, tecnologici o utilitaristici, non è più in grado di generare autentica libertà. Al contrario, può diventare un luogo in cui si accumulano informazioni senza comprendere, si apprendono procedure senza maturare giudizio, si acquisiscono competenze senza formare la coscienza.

Dire “sì a una nuova paideia” significa invece proporre una via costruttiva. Non basta criticare l’esistente: occorre immaginare e costruire un modello educativo capace di rimettere al centro la persona. Una scuola veramente libera dovrebbe aiutare i giovani a porsi domande fondamentali: chi sono? Che cosa è vero? Che cosa è giusto? Quale senso ha la vita? Quale contributo posso offrire alla comunità? Senza queste domande, l’educazione si riduce a tecnica; con queste domande, torna a essere formazione umana.

Il tema è particolarmente attuale anche alla luce delle trasformazioni introdotte dalla digitalizzazione, dall’intelligenza artificiale, dalla comunicazione permanente e dalla crescente esposizione dei più giovani a modelli culturali spesso frammentari. Mai come oggi gli studenti hanno accesso a una quantità enorme di informazioni; eppure, proprio per questo, hanno bisogno di guide, criteri, maestri e strumenti per distinguere ciò che è vero da ciò che è falso, ciò che è essenziale da ciò che è superficiale.

Educare alla libertà non significa lasciare l’individuo privo di riferimenti. Al contrario, la libertà autentica nasce dall’incontro con una tradizione, con una cultura, con adulti capaci di testimoniare un senso. Non si diventa liberi nel vuoto, ma attraverso un percorso di formazione, disciplina, studio, dialogo e confronto. La libertà non è semplice spontaneità: è capacità di scegliere il bene dopo aver imparato a riconoscerlo.

In questa prospettiva, la scuola dovrebbe tornare a essere un luogo di vera relazione educativa. Il rapporto tra docente e studente non può essere sostituito da piattaforme, procedure o protocolli. L’insegnante non è soltanto un facilitatore o un erogatore di contenuti: è una figura adulta che introduce alla realtà, alla cultura, alla complessità del pensiero. Senza maestri, la scuola perde anima; senza studenti considerati come persone, l’educazione diventa amministrazione.

L’incontro del 6 giugno vuole quindi offrire uno spazio di riflessione pubblica su un nodo cruciale: quale scuola vogliamo per il futuro? Una scuola che si limita ad adattare i giovani al sistema esistente, oppure una scuola che li renda capaci di giudicare, creare, resistere alle mode, cercare la verità e costruire comunità? Una scuola che appiattisce o una scuola che eleva? Una scuola che istruisce soltanto o una scuola che educa davvero?

L’appuntamento si rivolge non solo agli addetti ai lavori, ma a tutti coloro che avvertono la necessità di riaprire un dibattito serio sull’educazione. Genitori, insegnanti, studenti, educatori, formatori e cittadini sono chiamati a confrontarsi su una questione che riguarda l’intera società. La crisi educativa, infatti, non è un problema settoriale: coinvolge la famiglia, la scuola, la politica, la cultura, i media e le comunità locali.

L’ingresso all’incontro sarà libero, ma i posti sono limitati. Per questo è consigliata la prenotazione ai numeri indicati dagli organizzatori: 334 6536100 e 389 4889559.

L’evento “Educare alla libertà” si presenta dunque come un’occasione per tornare a pensare la scuola non come semplice apparato, ma come luogo decisivo di formazione dell’uomo. In un tempo in cui l’educazione appare spesso ridotta a funzionalità, efficienza e adattamento, il richiamo a una nuova paideia rappresenta una sfida culturale forte: restituire alla scuola il compito di formare persone libere, responsabili e capaci di cercare il vero.

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