(estratto dal volume IL NUOVO ORDINE MONDIALE Idea per un Secondo Rinascimento Italiano)
Se i presidenti degli Stati Uniti sono solo i “portavoce”, allora chi è l’autorità superiore che governa il mondo? Normalmente, è denominata “Poteri Forti”. Chi sono? La risposta è semplice: è una élite che detiene il potere finanziario globale.
Per comprendere l’evoluzione del potere finanziario nella storia moderna, è utile confrontare tre modelli emblematici che rappresentano epoche diverse: i Medici nel Rinascimento, i Rothschild tra il XIX e XX secolo e BlackRock nell’era contemporanea. Ognuno di essi riflette una trasformazione radicale nel modo in cui il “denaro” si è legato al potere politico, sociale ed economico.
Nel XV secolo, il Banco dei Medici fu la banca più importante d’Europa. La loro strategia non consisteva nel controllare i governanti dall’esterno, ma nel diventare direttamente il potere politico. Usando i profitti del commercio e della finanza, Cosimo e Lorenzo de’ Medici comprarono influenza, manipolarono le istituzioni della Repubblica fiorentina e inserirono i propri membri nei massimi livelli della Chiesa cattolica, esprimendo papi e cardinali. Il banchiere e il sovrano coincidevano.
Con la rivoluzione industriale e la nascita degli Stati-nazione moderni, il modello cambia. I Rothschild (Amschel Mayer Rothschild e i suoi figli) non governano direttamente le nazioni, ma creano la prima rete bancaria multinazionale moderna, sfruttando i collegamenti familiari di Londra, Parigi, Francoforte, Vienna e Napoli. Il loro potere derivava dal finanziamento delle guerre e dei debiti pubblici dei governi europei (famose le obbligazioni emesse durante le guerre napoleoniche). In tal modo, riuscivano e condizionare le scelte geopolitiche dei monarchi e dei governi facendo leva sulla fiducia dei mercati: se un paese perdeva il credito dei Rothschild, perdeva la capacità di finanziarsi e quindi di fare la guerra o sostenersi.
Oggi il paradigma è ulteriormente mutato. BlackRock (fondata nel 1988 da Larry Fink e altri) non è una banca di famiglia e non possiede direttamente tutto il denaro che amministra (che ammonta a trilioni di dollari). È una società di gestione degli investimenti (asset management).
A differenza dei Medici o dei Rothschild, che prestavano il proprio denaro o quello della loro dinastia, BlackRock gestisce i risparmi di milioni di persone comuni (tramite fondi pensione, assicurazioni e fondi d’investimento).
Il suo potere non nasce dal prestare soldi ai re o dai segreti familiari, ma dal controllo dei diritti di voto legati alle azioni che detiene per conto dei suoi clienti. Essendo spesso il principale azionista di quasi tutte le grandi aziende del mondo (dalle Big Tech alle banche, dalle compagnie energetiche alle case farmaceutiche e alle armi), BlackRock siede virtualmente nei consigli di amministrazione di gran parte dell’economia globale, influenzandone le strategie industriali, i criteri ambientali e di governance.
In conclusione, i Medici usavano la banca per conquistare il potere politico in prima persona, I Rothschild usavano la banca per condizionare i governi dall’esterno attraverso il credito sovrano, BlackRock usa la tecnologia e i mercati finanziari globali per amministrare e indirizzare i flussi di capitale dell’intera economia planetaria, agendo come un’infrastruttura sistemica insostituibile per il capitalismo moderno.
Per comprendere il “potere forte” della BlackRock, è sufficiente esaminare i suoi principali settori d’investimento. Gestendo oltre 15.000 miliardi di dollari (Assets under Management), BlackRock non sceglie i settori in base a un’ideologia o a un’iniziativa personale, ma replica e investe nei principali indici azionari e obbligazionari mondiali. Di conseguenza, il suo portafoglio è fortemente concentrato nei seguenti comparti trainanti dell’economia globale.
Tecnologia e Innovazione. È storicamente e attualmente il settore con il peso maggiore nei portafogli azionari di BlackRock, che gli dà il diritto di partecipare come socio di maggioranza alle seguenti società: Nvidia, Apple, Microsoft, Amazon, Alphabet (Google), Meta e Broadcom. Questa esposizione comprende lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, il cloud computing, l’hardware e i semiconduttori.
Settore finanziario. Le banche, le società di gestione del risparmio, i circuiti di pagamento e le compagnie assicurative costituiscono una quota fondamentale degli investimenti di BlackRock, che partecipa come socio maggioritario e privilegiato a società come JPMorgan Chase Bank, Bank of America, Visa Mastercard, Goldman Sachs e Morgan Stanley. Questo settore non solo rappresenta un pilastro dei mercati azionari tradizionali, ma costituisce l’infrastruttura operativa con cui BlackRock stessa si interfaccia quotidianamente.
Salute e Farmaceutica. Il settore medico, biotecnologico e farmaceutico è un altro pilastro di crescita all’interno dei portafogli gestiti. BlackRock ha una partecipazione privilegiata con società come Eli Lilly, Johnson & Johnson, UnitedHealth Group, Merck e Pfizer. È considerato un settore resiliente, caratterizzato da una domanda costante legata all’invecchiamento della popolazione e all’innovazione terapeutica.
Beni di Consumo e Retail. BlackRock detiene enormi quote nei grandi marchi che riflettono i consumi quotidiani delle famiglie e il commercio globale. Le sue principali partecipazioni riguardano società come Walmart, Costco, Procter & Gamble, Coca-Cola, PepsiCo e McDonald’s, che garantiscono flussi di cassa stabili e costanti nel tempo, rappresentando la spina dorsale dei fondi pensione e dei portafogli previdenziali.
Energia e Risorse Naturali. Nonostante il forte impegno pubblico di BlackRock sui temi della sostenibilità e della transizione energetica, la società detiene enormi investimenti nei colossi tradizionali dell’energia fossile. La BlackRock partecipa a società come ExxonMobil, Chevron e altre compagnie energetiche globali. La motivazione è che le aziende energetiche tradizionali continuano a pesare in modo significativo sugli indici globali e sui fondi indicizzati. Il ruolo di BlackRock qui si scontra spesso con le critiche contrapposte: da un lato viene accusata di investire troppo nei combustibili fossili, dall’altro di penalizzarli eccessivamente con le sue politiche climatiche.
Debito Sovrano e Obbligazioni. Oltre al mercato azionario, una fetta gigantesca dei capitali gestiti da BlackRock non è investita in aziende, ma in titoli di Stato (statunitensi, europei, ecc.) e obbligazioni corporate. Attraverso i fondi obbligazionari, BlackRock è uno dei maggiori acquirenti di debito pubblico al mondo, finanziando direttamente i bilanci degli Stati.
Difesa e Produzione degli Armamenti. Questo settore rappresenta un capitolo cruciale e particolarmente discusso all’interno delle attività dei grandi gestori patrimoniali come BlackRock. Sebbene non sia il settore economicamente più grande in termini assoluti (anche se lo sta diventando), riveste un ruolo strategico e di primo piano.
Tramite i suoi fondi comuni e i suoi ETF (in particolare la linea prodotti iShares focalizzata sull’industria aerospaziale e della difesa, come l’iShares U.S. Aerospace & Defense ETF), BlackRock risulta regolarmente tra i maggiori azionisti istituzionali delle principali aziende militari del mondo.
Tra i colossi in cui detiene quote rilevanti figurano: Lockheed Martin (uno dei principali appaltatori militari al mondo che produce caccia F-35, missili, sistemi aerospaziali), RTX Corporation (specializzata in sistemi di difesa missilistica, radar e componentistica avionica), Northop Grumman General Dynamics (giganti della difesa coinvolti nella produzione di sottomarini, veicoli corazzati, armamenti pesanti e tecnologia aerospaziale), Boeing ed Airbus (anche se legate fortemente al mercato civile, mantengono divisioni militari e contratti governativi imponenti).
È importante chiarire la meccanica di questi investimenti, che spesso genera confusione. La stragrande maggioranza del capitale gestito da BlackRock non viene allocata in base a una scelta politica o militare autonoma dell’azienda di Larry Fink. Se un fondo pensione o un investitore acquista un EFT che replica l’indice generale della Borsa americana o l’indice globale della difesa, BlackRock ha il “dovere fiduciario” di acquistare le azioni che compongono quell’indice in modo proporzionale.
Con l’aumento delle tensioni geopolitiche internazionali e la crescita dei Budget militari da parte dei governi di tutto il mondo (specialmente dopo il 2022 e con il consolidamento del settore in Europa e in America), i fondi specializzati nella difesa hanno registrato afflussi di capitali notevoli, spingendo BlackRock a espandere ulteriormente i prodotti finanziari dedicati al settore.
Il settore della difesa è al centro di forti polemiche che mettono in luce i limiti e le contraddizioni della finanza globale. Molte associazioni pacifiste, movimenti ecologisti e organizzazioni di etica finanziaria criticano aspramente i grandi gestori come BlackRock, Vanguard e State Street perché, attraverso i loro fondi, canalizzano miliardi di dollari verso la produzione di armi, missili e persino armamenti nucleari o controversi.
Tutto ciò è in contrasto con i criteri (ESG) mediante cui per anni BlackRock ha spinto molto su tali parametri (ambientali, sociali e di governance), chiedendo alle aziende di rispettare rigidi standard di sostenibilità. Tuttavia, di fronte alle critiche sulla sicurezza nazionale e alle pressioni dei mercati, la stessa finanza globale ha dovuto riconoscere che la difesa è un settore “essenziale” per la stabilità geopolitica, portando a un ammorbidimento o una ridefinizione di ciò che è eticamente “investibile” nei periodi di crisi internazionale. Anche se tale aspetto della finanza globale potesse avere una certa plausibilità, allora come si accorda con la democrazia e con i valori morali?
Il rapporto tra il potere dei grandi gestori patrimoniali globali (come BlackRock) e la democrazia rappresenta uno dei dilemmi politici e filosofici più acuti del nostro tempo. Questo conflitto tocca il cuore stesso di come funzionano le nostre società e si articola su diversi nodi critici.
La democrazia si basa sul principio della sovranità popolare (“una testa, un voto”), dove i governi rispondono ai cittadini attraverso le elezioni. Il mercato finanziario globale, invece, si basa sulla sovranità del capitale (“un dollaro, un voto”), dove le risorse e le decisioni seguono la logica del profitto e dell’efficienza economica.
Quando fondi come BlackRock amministra capitali superiori al PIL di molte nazioni, i governi democraticamente eletti si trovano spesso a dover negoziare o sottostare alle aspettative dei mercati. Se la politica economica non piace alla finanza globale, quel paese rischia la fuga dei capitali, l’innalzamento dei tassi sui titoli di Stato e la crisi.
Se le cose stanno così, allora di chi è la responsabilità morale? BlackRock gestisce i risparmi di maestri di scuola, pompieri, infermieri e fondi pensione pubblici di tutto il mondo. Se un fondo pensione statale investe in aziende di armamenti o combustibili fossili per garantire una rendita futura ai suoi pensionati, il gestore ha l’obbligo legale di massimizzare quel rendimento. Si crea, così, un circolo vizioso: il cittadino comune affida i risparmi per la vecchiaia a un fondo; il fondo investe in settori controversi per garantire il profitto; il cittadino si ritrova, inconsapevolmente, a finanziare industrie (armi, inquinamento) che moralmente combatte o disapprova.
Sul piano strettamente morale, il sistema economico globale dimostra che la realpolitik economica prevale quasi sempre sui principi etici universali. Si investe nelle armi perché la geopolitica internazionale torna a essere dominata dai conflitti e dalla deterrenza militare. Si investe nei combustibili fossili perché la transizione energetica è lenta e le economie collasserebbero senza energia a basso costo. Si investe nelle Big Tech e nei colossi del consumo perché sono gli unici in grado di garantire la crescita finanziaria richiesta dai mercati.
La democrazia rischia così di ridursi a una procedura in cui i cittadini scelgono chi gestisce l’amministrazione ordinaria di uno Stato, mentre i binari fondameli dello sviluppo economico, tecnologico e geopolitico vengono tracciati da infrastrutture finanziarie globali che non rispondono a nessun elettorato.
Da queste premesse, si arriva alla conclusione: allora la democrazia è un’illusione? Per rispondere in maniera adeguata, è necessario approfondire ulteriormente l’argomento.
Storicamente, la democrazia nasce per arginare il potere arbitrario del denaro e dei privilegi ereditari (i re, i feudatari, i grandi mercanti). Tuttavia, nel corso del Novecento e del XXI secolo, il capitalismo finanziario globale ha sviluppato strumenti di influenza transnazionale molto più rapidi e potenti dei confini statali. Il vero nodo critico non è chiedersi se la democrazia sia un’illusione, ma se gli strumenti della democrazia tradizionale siano ancora sufficienti per governare un mondo dominato da poteri economici globali e digitali che non hanno una patria, un volto o un’urna elettorale a cui rendere conto.
Si è voluto dare un nome a questo potere ignoto identificando BlackRock con l’ebraismo e il sionismo. Non v’è dubbio che tale relazione esiste, come attesta il fondatore Larry Fink, ma il vero problema consiste nello stabilire quanto esso sia forte e, sotto certi aspetti, vincolante. Proprio a causa delle origini ebraiche di Fink e di alcuni dei cofondatori storici di BlackRock, la società viene spesso citata all’interno di retoriche che tendono a sovrastimare o a personalizzare il potere finanziario globale legandolo a specifiche identità etniche o religiose.
Sul piano economico, BlackRock intrattiene normali relazioni con lo Stato di Israele, analogamente a quanto fa con qualsiasi altra economia avanzata del pianeta. È presente formalmente in Israele da diversi anni per offrire servizi d’investimento, fondi pensioni e soluzioni finanziarie sia alle istituzioni locali sia ai cittadini israeliani che desiderano investire nei mercati globali. Attraverso i suoi ETF e fondi indicizzati globali, BlackRock detiene quote di portafoglio in aziende israeliane (specialmente nel settore high-tech e della cybersecurity) e acquista titoli di Stato israeliani, inserendoli nei panieri di investimento internazionali sulla base di criteri puramente finanziari di rischio/rendimento.
L’accostamento dei vertici di BlackRock al sionismo si fonda sul fatto che alcuni suoi fondatori e dirigenti storici (a partire da Larry Fink) appartengono culturalmente alla comunità ebraica e intrattengono legami di vicinanza emotiva o istituzionale con Israele. Tuttavia, sul piano strutturale ed economico, il motore che muove BlackRock non è il sionismo o un’ideologia politica, ma la logica impersonale del capitalismo finanziario globale, che investe ovunque vi sia profitto, indipendentemente dai governi, dalle religioni o dai confini territoriali.
Ciò, però, non esclude il dubbio sul fatto che le convinzioni personali, le origini e la sensibilità dei singoli amministratori possano influenzare le decisioni strategiche di una grande corporation. Da una prospettiva di sociologia del potere e di economia politica, si possono individuare due letture differenti di questa dinamica.
Chi sostiene che i vertici di una società possono orientare le scelte aziendali in base alla propria visione del mondo o alle proprie appartenenze (sia essa il sionismo, il nazionalismo o una specifica fede) parte da un assunto realista: i manager non sono robot neutri. I vertici di una grande azienda non sono algoritmi senz’anima, ma individui in carne e ossa, con una storia personale, una rete di relazioni sociali, convinzioni politiche e appartenenze culturali o religiose.
Sebbene BlackRock sia una società di gestione patrimoniale e non un’azienda a conduzione familiare, i suoi massimi dirigenti detengono un enorme potere decisionale su linee guida generali, priorità di voto assembleare, politiche di ingaggio aziendale e relazioni istituzionali globali. Figure di spicco di BlackRock partecipano a think-tank, fondazioni, circuiti diplomatici e consessi internazionali (come il Council on Foreign Relations o il World Economic Forum), dove le visioni geopolitiche si intrecciano inevitabilmente con le strategie economiche. In questo contesto, simpatie o antipatie ideologiche verso cause geopolitiche (come il sostegno a Israele) possono trovare sponda nelle decisioni di vertice.
Diversamente, analisti finanziari e strutturali tendono a ridimensionare l’impatto delle ideologie personali dei singoli manager, spiegando che la logica del sistema capitalistico globale tende a neutralizzare o a vincolare drasticamente le opinioni individuali.
La realtà economica, politica e sociale si muove probabilmente in una zona grigia tra queste due posizioni opposte, tra le regole oggettive del capitalismo e le scelte soggettive e ideologiche dei manager. Quella “zona grigia” rappresenta lo spazio esatto in cui le fredde leggi del profitto e della matematica finanziaria si fondono con la discrezionalità umana, le visioni del mondo e le ambizioni di chi siede nei centri del potere.
Da un lato, vi sono le regole oggettive del sistema: algoritmi, tassi d’interesse, bilanci, doveri fiduciari e la spietata necessità di remunerare il capitale. Dall’altro, vi sono le scelte soggettive: la decisione di premiare un settore anziché un altro, la vicinanza a determinati circuiti politici, l’adesione a visioni geopolitiche, climatiche o culturali, e la capacità di esercitare una forte pressione (lobbying) sui governi per indirizzare le leggi.
È proprio in questo margine di manovra (la zona grigia) che il capitalismo globale cessa di essere una macchina puramente automatica e neutrale, diventando uno strumento di indirizzo politico e sociale guidato da ristrette catene di comando (i cosiddetti “poteri forti”).
In tutto questo non vi è nulla di occulto, magico o cospirativo. È il funzionamento reale, per quanto opaco e concentrato, del potere economico e politico moderno. Si tratta di dinamiche di classe, di oligarchie finanziarie e di conflitti di interesse che si muovono alla luce del sole, codificati da leggi scritte, approvati dai parlamenti e legittimati dalle regole del diritto commerciale e internazionale. Riconoscere che il potere risiede in queste strutture visibili, anziché in oscure cabine di regia o trame segrete, sposta l’analisi dal terreno del mistero a quello della realtà politica, economica e sociale.
Se l’occulto è fumo negli occhi che impedisce di vedere le cose così come stanno, allora esso si può debellare con l’istruzione. L’istruzione, il pensiero critico e la conoscenza approfondita dei meccanismi economici, storici e politici sono gli unici veri antidoti sia contro le derive cospirazioniste (che cercano spiegazioni magiche o segrete dove invece operano logiche di potere reali) sia contro la rassegnazione di fronte alle disuguaglianze sistemiche.
Capire come funzionano i mercati, le istituzioni e i flussi di capitale sposta il focus dalle ombre del mistero alla luce della responsabilità civile. È solo conoscendo la realtà per quella che è (complessa, strutturata e visibile) che diventa possibile immaginare e costruire forme efficaci di controllo pubblico, giustizia sociale e partecipazione democratica.
La conoscenza è l’atto fondante di ogni vera emancipazione, perché squarcia il velo dell’opacità, smonta le narrazioni manipolatorie (la propaganda) e restituisce ai cittadini la capacità di comprendere il mondo per poterlo trasformare.
La realizzazione di ciò richiede, tuttavia, l’esistenza di Maestri intesi non come semplici trasmettitori di nozioni, ma come custodi e generatori di luce, pensiero critico e consapevolezza. Dai filosofi dell’antica Grecia ai grandi pensatori, scienziati, poeti e spirituali della storia, i maestri sono coloro che hanno insegnato agli uomini a pensare con la propria testa, a mettere in discussione il dogma e a cercare la verità oltre le apparenze. Nel mondo contemporaneo, dominato dalla velocità, dalla sovrabbondanza di informazioni frammentate e dall’omologazione, la ricerca di punti di riferimento autorevoli e illuminanti diventa ancora più urgente. La vera conoscenza ha bisogno di guide che sappiano indicare la direzione, restituendo profondità e senso al cammino dell’uomo verso la libertà.
