Ceuta, crisi migratoria senza precedenti: decine di vittime e scontro nell’Unione europea

Migliaia di persone hanno raggiunto l’exclave spagnola dal Marocco. Meloni e altri leader europei chiedono una risposta comune, mentre torna il dibattito sui controlli alle frontiere Schengen

CEUTA – Resta altissima la tensione nell’exclave spagnola di Ceuta, sulla costa nordafricana, dopo l’arrivo improvviso di decine di migliaia di migranti provenienti dal vicino Marocco. Una crisi umanitaria e politica di dimensioni eccezionali, segnata da numerose vittime, persone disperse in mare e fortissime divisioni tra i governi dell’Unione europea.

Le prime stime delle autorità spagnole avevano indicato almeno 67 morti, successivamente saliti a 84 con il recupero di altri corpi nelle acque marocchine. L’Associazione marocchina per i diritti umani ha però fornito un bilancio ancora più grave, parlando di circa 130 vittime e di decine di dispersi. I dati rimangono pertanto in fase di verifica. 

Secondo le ricostruzioni disponibili, tra 50.000 e 60.000 persone avrebbero attraversato il confine terrestre o tentato di raggiungere Ceuta a nuoto nell’arco di poche ore. Molti migranti sarebbero stati spinti a partire da informazioni diffuse attraverso social network e reti legate ai trafficanti, secondo le quali sarebbe stato possibile entrare liberamente nel territorio spagnolo. 

Migliaia di migranti rientrati in Marocco

Madrid ha schierato esercito, Guardia Civil e Policía Nacional per ripristinare il controllo del territorio. La Spagna ha inoltre installato una barriera galleggiante di circa 500 metri lungo il confine marittimo, con l’obiettivo di impedire nuovi attraversamenti a nuoto e agevolare l’intervento delle unità di pattugliamento.

Più di 48.000 persone sarebbero già rientrate in Marocco, spontaneamente o attraverso le procedure attivate dalle autorità. A Ceuta resterebbero tuttavia migliaia di migranti, compresi minori non accompagnati e persone bisognose di assistenza sanitaria. 

Il presidente del governo spagnolo Pedro Sánchez – e non Giorgia Meloni, che è presidente del Consiglio italiano – ha difeso l’azione di Madrid, sostenendo che nessuno dei nuovi arrivati avrebbe raggiunto la Spagna continentale. Sánchez ha inoltre respinto le accuse secondo cui le politiche spagnole di regolarizzazione avrebbero favorito l’assalto alla frontiera. 

Meloni e altri 21 leader chiedono un vertice urgente

La crisi ha rapidamente assunto una dimensione europea. La presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni, insieme ai rappresentanti di altri 21 Paesi, ha chiesto una riunione urgente per discutere il rafforzamento delle frontiere esterne e una risposta coordinata dell’Unione.

È stato quindi convocato per martedì un incontro straordinario dei ministri dell’Interno europei. Al centro del confronto figurano la gestione dei rimpatri, il contrasto ai trafficanti, la collaborazione con il Marocco e l’eventuale reintroduzione temporanea dei controlli alle frontiere interne. 

L’Italia ha temporaneamente ripristinato i controlli sui collegamenti provenienti dalla Spagna, sospendendo per un mese la libera circolazione prevista da Schengen nei rapporti con Madrid. Anche altri governi europei starebbero valutando misure analoghe, alimentando un duro confronto politico con il governo Sánchez. 

Un nuovo banco di prova per l’Europa

La tragedia di Ceuta riapre il tema della protezione delle frontiere esterne dell’Unione e della distribuzione delle responsabilità tra gli Stati membri. Da una parte alcuni governi chiedono controlli più rigidi e accordi operativi con i Paesi di partenza; dall’altra viene sottolineata la necessità di garantire soccorso, tutela dei minori e rispetto del diritto internazionale.

Mentre la situazione nell’exclave sembra gradualmente tornare sotto controllo, resta drammatico il bilancio umano. La priorità immediata è ora individuare i dispersi, assistere i sopravvissuti e impedire che nuove partenze mettano in pericolo altre vite.