Una grande offensiva ucraina ha raggiunto la regione della capitale russa e una raffineria di Mosca. Due morti nella regione secondo le autorità russe. Nei giorni precedenti nuovi attacchi russi avevano interessato Kyiv e altre città ucraine. La guerra entra sempre più nell’era delle operazioni a grande profondità.

La distanza dal fronte non è più necessariamente sinonimo di sicurezza. È probabilmente una delle trasformazioni più importanti che la guerra tra Russia e Ucraina sta mostrando nel 2026: la capacità di utilizzare grandi quantità di droni per raggiungere infrastrutture, città e obiettivi collocati centinaia di chilometri oltre le linee di combattimento.
Nelle prime ore di domenica 20 settembre Mosca è stata interessata da quella che il sindaco Sergei Sobyanin ha definito la più grande offensiva con droni mai diretta contro la capitale russa. Secondo Reuters, due persone sono morte nella regione di Mosca e alcuni velivoli senza pilota hanno raggiunto una raffineria della capitale. Le autorità russe hanno inoltre riferito dell’abbattimento di un numero molto elevato di droni. L’Ucraina non aveva immediatamente commentato le specifiche operazioni riportate da Mosca.
Il dato militare è rilevante, ma quello strategico lo è ancora di più.
Le infrastrutture energetiche sono diventate uno dei grandi obiettivi del conflitto. Raffinerie, depositi di carburante, strutture logistiche e reti energetiche costituiscono il sistema circolatorio di una moderna macchina economica e militare. Interromperne anche temporaneamente il funzionamento significa esercitare pressione sulla capacità di rifornimento, sulla distribuzione e, potenzialmente, sui prezzi.
Reuters riferisce che le operazioni ucraine contro la raffinazione russa hanno già contribuito a problemi di approvvigionamento e aumento dei prezzi dei carburanti in alcune aree del Paese.
Sul versante opposto, la Russia continua a utilizzare missili e droni contro città e infrastrutture ucraine. Soltanto il 17 settembre Reuters aveva documentato nuovi bombardamenti contro Kyiv e altri centri ucraini, operazioni che avevano portato anche la Polonia, Paese NATO confinante con l’Ucraina, a far decollare i propri velivoli militari come misura precauzionale.
Quello che emerge è dunque un progressivo allargamento geografico della dimensione operativa della guerra.
Nel conflitto tradizionale la linea del fronte separava in maniera relativamente chiara le zone direttamente coinvolte nei combattimenti da quelle retrostanti. I droni a lungo raggio hanno modificato questa geometria.
Costano generalmente molto meno di un missile da crociera, possono essere utilizzati in quantità elevate e costringono i sistemi di difesa aerea a un difficile problema economico oltre che militare: utilizzare intercettori costosi per neutralizzare mezzi relativamente economici.

È quella che potrebbe essere definita una guerra dei numeri.
Non è necessario che tutti i droni raggiungano il bersaglio. È sufficiente che una parte riesca a superare le difese per produrre danni materiali, interruzioni operative o semplicemente obbligare l’avversario a distribuire le proprie difese su territori enormi.
La conseguenza è un cambiamento anche nella percezione della sicurezza interna.
Mosca dista molte centinaia di chilometri dalla linea del fronte, ma gli attacchi mostrano che la capitale non è completamente isolata dalla dimensione militare della guerra. Allo stesso modo città ucraine molto lontane dai combattimenti terrestri convivono da anni con allarmi aerei e attacchi provenienti dal cielo.
La tecnologia sta quindi cancellando progressivamente la tradizionale distinzione tra “fronte” e “retrovia”.
C’è poi una seconda questione, economica.
Una raffineria non rappresenta semplicemente una struttura industriale. Il petrolio deve essere estratto, trasportato, raffinato e distribuito. Ogni interruzione lungo questa catena può avere conseguenze sulla disponibilità del prodotto finale. Proprio per questo l’energia è diventata uno dei settori maggiormente esposti.
E qui la guerra ucraina incontra altri dossier internazionali. Mentre il Medio Oriente attraversa una nuova fase di instabilità e il petrolio mondiale rimane sopra livelli particolarmente elevati, qualsiasi ulteriore pressione sull’offerta energetica assume una rilevanza che supera i confini dei Paesi direttamente coinvolti.
È uno degli aspetti più difficili da comprendere osservando la guerra soltanto attraverso una carta geografica.
Le operazioni militari del 2026 non rimangono necessariamente circoscritte al territorio sul quale vengono condotte.
Possono riflettersi sul prezzo di un carburante, sui costi assicurativi di una nave, sulla sicurezza di una rotta commerciale e sulle decisioni economiche di Stati che si trovano a migliaia di chilometri dal campo di battaglia.
La guerra dei droni è anche questo: una guerra nella quale la distanza protegge sempre meno e nella quale tecnologia, energia ed economia sono diventate parti dello stesso fronte.
