Dall’Ucraina al Medio Oriente, passando per energia, clima e intelligenza artificiale: quasi 130 capi di Stato e di governo convergono a New York. L’81ª Assemblea Generale si apre mentre il sistema internazionale appare attraversato da tensioni che vanno ben oltre i singoli conflitti.
New York torna per alcuni giorni a essere il centro politico e diplomatico del pianeta. L’81ª sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite entra nella sua fase più importante con la High-Level Week e con il dibattito generale previsto dal 22 al 28 settembre. Secondo Reuters, sono attesi quasi 130 capi di Stato e di governo in una fase segnata contemporaneamente dalle guerre in Medio Oriente e Ucraina, dalle tensioni energetiche, dalla competizione tra Stati Uniti e Cina e dall’accelerazione dell’intelligenza artificiale. Il calendario ufficiale delle Nazioni Unite conferma che il dibattito generale inizierà martedì 22 settembre.

Non sarà dunque una tradizionale passerella diplomatica. La cornice scelta per l’81ª sessione, “Restoring trust, managing transformation: A United Nations that delivers for all”, mette direttamente al centro due questioni: la necessità di ricostruire fiducia nelle istituzioni multilaterali e quella di governare una trasformazione globale che procede con una velocità difficilmente immaginabile soltanto pochi anni fa.
Sul primo fronte pesa inevitabilmente la guerra. L’Ucraina continua a essere terreno di un conflitto nel quale droni, infrastrutture energetiche e capacità di colpire in profondità hanno assunto un’importanza crescente. Parallelamente il Medio Oriente rimane caratterizzato da una situazione estremamente instabile, con conseguenze che oltrepassano il piano militare e coinvolgono petrolio, trasporti marittimi e sicurezza internazionale.
È proprio questo uno degli elementi più significativi della settimana newyorkese: oggi una crisi regionale difficilmente rimane soltanto regionale. Un attacco a un’infrastruttura energetica può riflettersi sui prezzi internazionali; una tensione nel Mar Rosso può modificare rotte commerciali che collegano Asia ed Europa; una restrizione all’esportazione di un minerale strategico può incidere sulle fabbriche occidentali.
A New York arriverà quindi un mondo molto più interdipendente, ma allo stesso tempo più frammentato.
Anche l’intelligenza artificiale è ormai entrata a pieno titolo nel dossier della sicurezza internazionale. Il presidente dell’Assemblea Generale Khalilur Rahman ha già indicato la governance multilaterale dell’AI come una delle questioni sulle quali le Nazioni Unite intendono costruire un confronto internazionale, sottolineando come gran parte dei sistemi più avanzati sia oggi sviluppata da un numero molto ristretto di aziende e Paesi.
La questione è enorme. Non riguarda più soltanto ChatGPT, gli assistenti digitali o l’automazione del lavoro. Riguarda la capacità delle macchine di intervenire nell’analisi militare, nella cybersecurity, nella ricerca scientifica, nelle comunicazioni, nelle infrastrutture e nella produzione industriale. Significa parlare di sicurezza nazionale.
Non è un caso che persino il Consiglio di Sicurezza torni a occuparsi dell’argomento.
Accanto alle guerre e all’AI, l’agenda ufficiale della settimana comprende inoltre incontri di alto livello dedicati all’azione climatica, all’innalzamento dei mari, alla prevenzione delle pandemie e al diritto allo sviluppo. Temi molto differenti soltanto in apparenza: tutti richiedono infatti risposte che nessuno Stato, anche il più potente, può costruire completamente da solo.
Ed è probabilmente questa la vera domanda che accompagnerà i lavori del Palazzo di Vetro: quanto spazio resta oggi per il multilateralismo?

L’ONU mantiene una caratteristica unica. Nell’Assemblea Generale siedono tutti i 193 Stati membri e ciascuno dispone formalmente di un voto. Ma la capacità di trasformare il confronto diplomatico in decisioni condivise deve fare i conti con interessi nazionali sempre più divergenti e con il ritorno di una competizione tra grandi potenze.
Stati Uniti e Cina si osservano non soltanto attraverso il prisma delle relazioni diplomatiche, ma su semiconduttori, terre rare, AI, commercio e sicurezza. L’Europa cerca di difendere contemporaneamente competitività economica e sicurezza energetica. Russia e Ucraina continuano il conflitto. Il Medio Oriente rimane uno dei punti più delicati del sistema mondiale.
Dentro questo scenario l’Assemblea Generale rappresenterà per alcuni giorni una fotografia quasi completa del pianeta.
Probabilmente non produrrà soluzioni immediate a tutti i dossier aperti. Ma permetterà di capire quali siano oggi le priorità delle principali potenze e quanto margine esista ancora per costruire compromessi.
Perché nel settembre 2026 la questione non è soltanto capire quale crisi verrà affrontata per prima.
La vera questione è comprendere se il sistema internazionale sia ancora capace di governare più crisi contemporaneamente.
