Roma chiede di accedere al programma SAFE. Il finanziamento riapre il confronto sulle priorità economiche del Paese
Il Governo italiano ha chiesto formalmente all’Unione europea 8 miliardi di euro nell’ambito del programma SAFE, lo strumento comunitario creato per finanziare il rafforzamento delle capacità difensive degli Stati membri.
L’Italia avrebbe potuto richiedere fino a 14,9 miliardi, all’interno di un programma europeo dal valore complessivo massimo di 150 miliardi. Roma ha quindi scelto, almeno in questa fase, di limitare la propria domanda a poco più della metà della somma disponibile.

SAFE non prevede semplicemente contributi a fondo perduto: si tratta di finanziamenti sostenuti dal bilancio europeo, pensati per consentire agli Stati di realizzare investimenti militari a condizioni potenzialmente più favorevoli rispetto a quelle offerte direttamente dai mercati.
La richiesta italiana arriva dopo mesi di confronto all’interno della maggioranza. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha sostenuto la necessità di utilizzare lo strumento, mentre la Lega aveva espresso ripetutamente perplessità sull’ulteriore aumento della spesa militare.
La questione è destinata a provocare anche uno scontro con le opposizioni. L’aumento dei costi energetici e dei carburanti sta infatti alimentando la richiesta di destinare le risorse disponibili al sostegno delle famiglie e delle imprese.

Il punto politico non riguarda soltanto la difesa. Riguarda la scelta delle priorità nazionali in una fase nella quale l’Italia deve contemporaneamente finanziare sicurezza, welfare, sanità, politica industriale e misure contro il caro energia.
La domanda presentata a Bruxelles apre quindi un confronto più ampio: gli investimenti nella sicurezza rappresentano un costo da contenere oppure una componente ormai indispensabile della politica industriale e strategica europea?
