Sofia, naziskin tentano di entrare nell’hotel dei giovani ebrei italiani

Momenti di paura nella capitale bulgara: saluti nazisti, slogan antisemiti e ingressi bloccati. La Comunità ebraica di Roma chiede l’identificazione dei responsabili

Momenti di forte tensione a Sofia, in Bulgaria, dove un gruppo di naziskin ha tentato di introdursi nell’albergo che ospitava decine di adolescenti ebrei, tra i quali diversi ragazzi italiani appartenenti alla Comunità ebraica di Roma.

I giovani si trovavano nella capitale bulgara insieme ai loro educatori, al termine di un campo estivo organizzato dal movimento giovanile ebraico Bene Akiva. Secondo le prime ricostruzioni, alcune persone vestite con magliette nere e simboli riconducibili all’estrema destra si sarebbero radunate davanti alla struttura alberghiera, cercando di forzare l’ingresso.

Durante il raid sarebbero stati ripetuti slogan nazisti, accompagnati dal saluto romano e dalle urla “Sieg Heil”. Un video diffuso sui social documenterebbe alcuni momenti dell’aggressione e la presenza del gruppo davanti all’hotel.

Il ritorno dopo l’intervento della polizia

La polizia bulgara sarebbe intervenuta una prima volta per allontanare i manifestanti e riportare la calma. La situazione, tuttavia, non si sarebbe conclusa immediatamente.

Secondo quanto denunciato dai rappresentanti della Comunità ebraica italiana, alcuni componenti del gruppo sarebbero tornati successivamente davanti all’albergo, bloccando nuovamente gli ingressi e continuando a rivolgere minacce e insulti ai ragazzi.

Per diversi minuti gli adolescenti e gli accompagnatori sarebbero rimasti all’interno della struttura, nell’impossibilità di uscire in sicurezza. Al momento non risultano feriti, ma l’episodio ha provocato paura e preoccupazione tra i giovani e le loro famiglie.

La denuncia della Comunità ebraica di Roma

A rendere pubblico quanto accaduto è stato Victor Fadlun, presidente della Comunità ebraica di Roma, che ha parlato di una grave aggressione antisemita ai danni di adolescenti italiani.

Fadlun ha sottolineato come i giovani ebrei non possano essere costretti a vivere con la paura di subire violenze o intimidazioni mentre viaggiano in un Paese dell’Unione europea.

Il presidente della Comunità romana ha inoltre chiesto alle autorità bulgare di fare piena luce sull’accaduto, identificando e perseguendo i responsabili dell’azione.

La solidarietà dell’Ucei

Sulla vicenda è intervenuta anche l’Unione delle Comunità ebraiche italiane, che ha espresso solidarietà ai ragazzi coinvolti e ai loro educatori.

L’Ucei ha evidenziato come episodi di intimidazione e violenza antisemita continuino a ripetersi con una frequenza sempre più preoccupante in diverse città europee.

L’organizzazione ha annunciato la volontà di promuovere tutte le iniziative possibili affinché la vita delle comunità ebraiche possa continuare a svolgersi in condizioni di sicurezza e tranquillità, sia in Italia sia nel resto d’Europa.

Un episodio che riaccende l’allarme antisemitismo

L’assalto tentato a Sofia riporta al centro dell’attenzione il problema della diffusione di gruppi estremisti e di manifestazioni apertamente antisemite.

Nella capitale bulgara, negli anni, si sono tenute iniziative legate all’estrema destra, tra cui la controversa marcia in memoria del generale Hristo Lukov, esponente di un’organizzazione filofascista bulgara durante la Seconda guerra mondiale. La manifestazione ha attirato in passato militanti neonazisti provenienti anche da altri Paesi europei.

L’episodio dell’hotel appare particolarmente grave perché ha coinvolto ragazzi minorenni, sorpresi durante un’esperienza educativa e comunitaria che avrebbe dovuto svolgersi in un clima di serenità.

Le autorità bulgare sono ora chiamate a ricostruire con precisione la dinamica dell’accaduto, verificare eventuali responsabilità individuali e accertare se l’azione sia stata organizzata in precedenza.

La richiesta di una risposta europea

Quanto avvenuto a Sofia non rappresenta soltanto un problema locale. L’aggressione contro giovani cittadini italiani avvenuta all’interno dell’Unione europea solleva interrogativi sulla capacità delle istituzioni nazionali ed europee di prevenire e contrastare concretamente l’antisemitismo.

La tutela delle minoranze religiose, la sicurezza dei giovani e il rispetto della libertà di circolazione costituiscono principi fondamentali dell’Europa. Per questo le comunità ebraiche chiedono che l’episodio non venga considerato una semplice provocazione, ma un fatto da indagare con la massima attenzione.

La risposta delle autorità dovrà essere rapida e trasparente, affinché i responsabili siano individuati e affinché episodi simili non possano ripetersi.