Il disegno di legge sulla concorrenza punta a razionalizzare oltre 22 mila distributori italiani, sostenendo la riconversione verso ricarica elettrica, biocarburanti e idrogeno
Il Consiglio dei ministri ha approvato il Disegno di legge annuale 2026 per il mercato e la concorrenza, che contiene una profonda riforma della rete italiana di distribuzione dei carburanti.
Il provvedimento, proposto dal ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, punta a modernizzare un settore considerato strategico, accompagnandolo nella transizione verso nuove forme di mobilità e intervenendo sugli impianti più piccoli, poco efficienti oppure ormai obsoleti.
Una rete molto estesa, ma frammentata
In Italia sono presenti più di 22 mila stazioni di servizio, un numero sensibilmente superiore rispetto alle circa 14 mila della Germania e alle 10 mila della Francia.

Secondo i dati richiamati durante la presentazione della riforma, soltanto il 5% degli impianti italiani supera un’erogazione annua di 3,5 milioni di litri, indicata come riferimento medio per i distributori europei. Il Governo ritiene che una rete composta da strutture più moderne e organizzate possa generare economie di scala, servizi migliori e, potenzialmente, condizioni più competitive per gli automobilisti.
Chiusura o riconversione degli impianti obsoleti
Uno dei punti centrali della riforma è la razionalizzazione della rete. Il testo favorisce la chiusura oppure la trasformazione delle stazioni considerate obsolete o caratterizzate da volumi di vendita particolarmente bassi.
L’obiettivo non è soltanto ridurre il numero degli impianti, ma trasformare le stazioni di servizio in strutture più complete, capaci di offrire carburanti tradizionali insieme a soluzioni energetiche alternative.
La riforma introduce inoltre requisiti più rigorosi e maggiori controlli per i titolari degli impianti, con l’intento di aumentare la trasparenza e contrastare irregolarità e fenomeni illegali nel settore.
Dal 2028 obbligo di un’alimentazione alternativa
A partire dal 2028, i nuovi impianti che richiederanno l’autorizzazione dovranno offrire almeno una forma di alimentazione alternativa ai carburanti fossili.
Le soluzioni potranno comprendere:
- colonnine per la ricarica dei veicoli elettrici;
- distribuzione o produzione di biocarburanti;
- infrastrutture per l’idrogeno.
La misura punta a trasformare progressivamente i distributori tradizionali in veri e propri centri multienergia, capaci di servire automobili con motori differenti.
Un fondo da 120 milioni di euro
Per sostenere la trasformazione della rete, il disegno di legge prevede un fondo complessivo da 120 milioni di euro per il triennio 2028-2030, pari a 40 milioni all’anno.
I titolari degli impianti che scelgono di riconvertire l’attività potranno ottenere un contributo massimo di 60 mila euro, entro il limite del 50% delle spese sostenute.

Gli incentivi potranno essere utilizzati per convertire una stazione tradizionale in un punto di ricarica per veicoli elettrici oppure in una struttura dedicata ai biocarburanti.
Urso: «Una svolta storica»
Il ministro Adolfo Urso ha definito il provvedimento una svolta attesa da anni, sottolineando che la riforma nasce dal confronto con le rappresentanze della filiera.
Secondo il ministro, l’intervento arriva in una fase decisiva per accompagnare il comparto nella trasformazione tecnologica ed energetica, cercando contemporaneamente di preservare la sostenibilità economica degli operatori.
Quali effetti per i gestori
Per molti gestori, la riforma potrà rappresentare un’opportunità di ammodernamento, ma anche una sfida economica e organizzativa.
Gli impianti meno produttivi dovranno valutare se investire nella riconversione, aggregarsi a strutture più grandi oppure interrompere l’attività. La disponibilità degli incentivi sarà quindi determinante, soprattutto per le piccole gestioni indipendenti e per le stazioni situate nelle aree interne.
Un altro punto importante sarà la definizione concreta dei requisiti tecnici, economici ed etici necessari per conservare o ottenere le autorizzazioni.
Cosa potrebbe cambiare per gli automobilisti
Nelle intenzioni del Governo, la riforma dovrebbe produrre stazioni più grandi, moderne e capaci di offrire un numero maggiore di servizi.

Per gli automobilisti questo potrebbe significare:
- maggiore disponibilità di ricarica elettrica;
- diffusione più ampia dei carburanti alternativi;
- stazioni meglio attrezzate e accessibili;
- controlli più severi sugli operatori;
- possibile aumento della concorrenza e dell’efficienza.
Non è tuttavia automatico che la riduzione del numero dei distributori determini un calo immediato dei prezzi. Gli effetti dipenderanno dalla concorrenza locale, dai costi energetici, dalla fiscalità e dalla distribuzione territoriale degli impianti.
Attenzione alle aree interne
La razionalizzazione della rete dovrà tenere conto dei piccoli Comuni, delle zone montane e dei territori rurali, dove una stazione di servizio può rappresentare un presidio essenziale.
La chiusura di un impianto non sufficientemente redditizio potrebbe infatti obbligare cittadini e imprese a percorrere molti chilometri per effettuare un rifornimento. Durante l’iter parlamentare sarà quindi importante evitare che la modernizzazione produca zone prive di servizi adeguati.
Il provvedimento non è ancora legge
Il testo approvato dal Consiglio dei ministri è un disegno di legge. Dovrà ora essere esaminato e approvato dalla Camera e dal Senato nello stesso testo prima di entrare definitivamente in vigore.
Nel corso dell’esame parlamentare potranno essere introdotte modifiche, nuove garanzie per i gestori e ulteriori disposizioni per la tutela dei consumatori.
La direzione indicata è comunque chiara: meno impianti obsoleti, più controlli e una rete progressivamente orientata verso elettrico, biocarburanti e altre fonti energetiche.
