Valerio Bispuri, Cuba tra crisi e orgoglio a Roma

Valerio Bispuri porta alla Sala Santa Rita 33 fotografie di Cuba: dal 9 al 27 settembre, un viaggio tra difficoltà quotidiane e appartenenza.

La crisi entra nelle case, occupa le strade, modifica le abitudini. L’appartenenza rimane, anche quando diventa difficile spiegarla. Valerio Bispuri racconta questa tensione in Patria o Muerte – Voci da un’isola che resiste, la mostra fotografica che dal 9 al 27 settembre 2026 porterà alla Sala Santa Rita di Roma trentatré immagini della Cuba contemporanea. Un percorso nel quale le condizioni materiali dell’esistenza si intrecciano con la memoria collettiva e con il rapporto, tenace e contraddittorio, tra le persone e la propria terra.

Curata dall’associazione Tempi Moderni, l’esposizione nasce da un recente viaggio del fotoreporter nell’isola. Al centro del racconto ci sono gli abitanti: i loro gesti, gli ambienti domestici, il modo di attraversare giornate segnate dalle difficoltà. La dimensione politica accompagna le immagini attraverso le conseguenze della storia sulla vita quotidiana.

Valerio Bispuri racconta Cuba attraverso le persone

Il reportage attraversa l’Avana, raggiunge Santiago de Cuba e prosegue verso le regioni orientali. Questo movimento geografico permette di ampliare la prospettiva oltre la capitale, mettendo in relazione luoghi differenti e aspetti di una stessa realtà sociale.

Le fotografie sono organizzate in quattro sezioni narrative. Il percorso conduce dalle strade della città alle difficoltà del presente, fino ai territori dell’Oriente cubano e al tema dell’orgoglio identitario. La successione offre una chiave di lettura: comprendere il Paese attraverso gli spazi abitati e, soprattutto, attraverso chi continua a viverli.

Nelle scene descritte dal reportage compaiono bambini che giocano nelle strade dell’Avana invase dai rifiuti, interni poveri, paesaggi più aspri. Sono elementi concreti, che riportano l’attenzione sulle condizioni dell’esistenza. Il gioco infantile accanto al degrado urbano rende particolarmente evidente la convivenza tra vulnerabilità e continuità della vita.

Davanti a queste situazioni, la fotografia pone anche una questione di responsabilità dello sguardo. Raccontare la povertà richiede precisione, misura e attenzione alle persone, perché la forza di un’immagine non finisca per esaurirsi nell’impatto della prima impressione.

Il significato di «Patria o muerte»

Il titolo richiama una delle espressioni più riconoscibili della Cuba rivoluzionaria. Per decenni, «Patria o muerte» ha condensato appartenenza politica, identità nazionale e adesione a una vicenda storica condivisa. Nel progetto di Bispuri, quelle parole vengono interrogate alla luce delle condizioni attuali dell’isola.

La domanda riguarda ciò che resta di un legame collettivo quando la quotidianità si fa più difficile. Quanto pesa la memoria nella percezione del presente? Come convivono l’orgoglio per la propria storia e la fatica di affrontare bisogni essenziali?

È su questo terreno che il titolo acquista una dimensione umana. L’appartenenza può comprendere sentimenti contrastanti: attaccamento e delusione, riconoscimento e sofferenza. Ridurla a una formula univoca significherebbe perdere proprio quella complessità che il reportage cerca di avvicinare.

La chiave proposta dall’esposizione invita quindi a leggere la resistenza come esperienza quotidiana. Una condizione che riguarda la possibilità di adattarsi, conservare dignità e mantenere un rapporto con il proprio mondo mentre quel mondo cambia.

La crisi osservata nella vita quotidiana

Le difficoltà economiche, la scarsità di beni essenziali e le trasformazioni sociali costituiscono lo sfondo del lavoro. Nelle immagini, questi processi assumono la forma di ambienti, presenze e situazioni riconoscibili.

La scelta di concentrarsi sulle persone permette di avvicinare una dimensione che il linguaggio generale della crisi tende talvolta a lasciare indistinta. Dietro una definizione economica esistono giornate da organizzare, necessità da soddisfare, spazi domestici da abitare.

Questo approccio richiede però di tenere insieme due livelli. La capacità individuale di affrontare le difficoltà merita attenzione; le condizioni che rendono necessaria quella capacità restano altrettanto centrali. L’orgoglio non cancella la privazione e la dignità non attenua la gravità dei problemi.

È nell’equilibrio tra questi aspetti che si misura il valore documentario del progetto. Le persone fotografate possono essere osservate nella loro vulnerabilità senza essere ridotte a una condizione di bisogno, conservando individualità e presenza.

Scendere in profondità con la fotografia

«Poter raccontare con la fotografia vuol dire prima di tutto scendere in profondità», spiega Bispuri, collegando il proprio metodo alla comprensione degli sguardi, dei gesti e dei movimenti. La dichiarazione chiarisce il ruolo dell’osservazione nel suo lavoro: fotografare implica cercare un significato dentro ciò che accade.

Questa impostazione trova riscontro nel percorso professionale dell’autore. Nato a Roma e attivo come fotoreporter dal 2001, Bispuri ha dedicato una parte importante della propria ricerca alle persone ai margini, lavorando a lungo in America Latina e scegliendo l’Argentina come seconda patria.

Per dieci anni ha sviluppato Encerrados, un’indagine sulle condizioni di vita nelle carceri sudamericane, diventata nel 2015 un volume pubblicato da Contrasto. A questo lavoro si affiancano Paco, sulla diffusione di una droga e sulle sue conseguenze, e Prigionieri, dedicato agli istituti penitenziari italiani. Sono progetti costruiti attraverso tempi lunghi e un’attenzione costante alle esistenze meno visibili.

Il reportage cubano si colloca in questa continuità di ricerca. Cambiano i luoghi e le circostanze, mentre rimane centrale la relazione tra esperienza individuale e contesto sociale.

La luce come elemento del racconto

Nella presentazione della mostra, la luce assume una funzione narrativa precisa: attraversa il buio delle strade, gli interni domestici e il bagliore di un fuoco improvvisato per cucinare. Accompagna così l’osservazione degli ambienti e delle attività quotidiane.

Il riferimento al fuoco riconduce immediatamente il discorso a un bisogno elementare. Preparare da mangiare appartiene alla normalità dell’esistenza; le condizioni in cui avviene possono raccontare molto del contesto che circonda una famiglia.

Anche il rapporto tra povertà e spiritualità attraversa il progetto. È una compresenza che richiede cautela interpretativa: le immagini possono suggerire domande sul significato dell’appartenenza e sulle risorse interiori delle persone, senza pretendere di riassumere un’intera società in un solo sentimento.

Date, sede e informazioni per visitare la mostra

Patria o Muerte – Voci da un’isola che resiste sarà visitabile alla Sala Santa Rita, in via Montanara 8 a Roma, dal 9 al 27 settembre 2026. L’inaugurazione è prevista mercoledì 9 settembre alle 17; l’ingresso è gratuito e l’orario indicato è tutti i giorni dalle 10 alle 19.

L’iniziativa è promossa e sostenuta da Roma Capitale, attraverso l’Assessorato alla Cultura e il Dipartimento Attività Culturali, in collaborazione con Zètema Progetto Cultura. La realizzazione e la curatela sono affidate all’associazione Tempi Moderni.

Le trentatré fotografie di Valerio Bispuri invitano a interrogarsi sulla distanza tra conoscere un Paese attraverso le sue rappresentazioni più diffuse e avvicinarsi alla vita dei suoi abitanti. Nel rapporto tra crisi e orgoglio rimane una domanda che supera i confini cubani: che cosa significa continuare a riconoscersi nella propria terra quando abitarla richiede una fatica crescente?