Trump sente Putin e Zelensky, riparte il dialogo

Trump sente Putin e Zelensky dopo la missione di Witkoff e Kushner. Parigi segnala una nuova apertura russa, mentre sale la tensione con Berlino.

Donald Trump dovrebbe sentire telefonicamente Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky nelle prossime ore, al termine della missione diplomatica condotta a Mosca e Kiev dagli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner. Il nuovo intervento diretto del presidente americano potrebbe riaprire uno spazio negoziale nel conflitto ucraino, mentre dall’Eliseo arriva l’indicazione di una presunta disponibilità russa a tornare al tavolo dopo le elezioni della Duma.

La cautela, tuttavia, resta necessaria. I segnali raccolti nelle ultime ore descrivono un movimento diplomatico ancora fragile, nel quale le dichiarazioni di apertura convivono con profonde divergenze politiche e territoriali. Nessun accordo è stato annunciato e non sono stati definiti né il luogo né la data di eventuali nuovi colloqui trilaterali tra Stati Uniti, Russia e Ucraina.

Secondo quanto riferito dal Kyiv Independent, Trump dovrebbe parlare prima con Putin e successivamente con Zelensky, dopo essere stato aggiornato dai due emissari americani sull’esito degli incontri. Le telefonate, previste per il 7 settembre, rappresenterebbero il tentativo della Casa Bianca di tradurre i contatti esplorativi del fine settimana in una nuova iniziativa politica.

Trump sente Putin e Zelensky dopo la missione Usa

Steve Witkoff e Jared Kushner hanno incontrato sabato il presidente russo a Mosca, per poi raggiungere Kiev e confrontarsi con Zelensky e con alcuni rappresentanti europei. Una sequenza diplomatica costruita per raccogliere direttamente le posizioni delle parti e verificare l’esistenza di condizioni sufficienti per riattivare un confronto rimasto a lungo bloccato.

Al termine della missione, Witkoff ha parlato di «progressi sostanziali», citando passi avanti nella programmazione di ulteriori incontri trilaterali. L’inviato ha inoltre ribadito che Trump sta lavorando intensamente per fermare le uccisioni e raggiungere una pace stabile e duratura.

Le parole scelte dalla delegazione americana comunicano ottimismo, ma non consentono ancora di individuare risultati concreti. La distanza tra l’apertura di un canale e la definizione di un’intesa resta ampia, soprattutto sulle questioni territoriali e sulle garanzie di sicurezza richieste dall’Ucraina. Il dato politicamente rilevante è comunque la ripresa del movimento diplomatico: Washington punta a riportare nella stessa cornice negoziale Mosca e Kiev, assumendo un ruolo diretto di mediazione.

Zelensky ha confermato che il confronto ha riguardato il possibile rilancio dei negoziati e ha sottolineato l’importanza del coinvolgimento dei partner europei. Per Kiev, qualsiasi percorso dovrà condurre a una pace equa, accompagnata da garanzie capaci di impedire nuove aggressioni.

L’Eliseo e l’apertura russa dopo le elezioni

Un ulteriore elemento è emerso da Parigi. Durante un briefing con i giornalisti, l’Eliseo ha riferito che i negoziatori statunitensi avrebbero riscontrato una «rinnovata disponibilità al negoziato» da parte della Russia dopo le elezioni della Duma, previste dal 18 al 20 settembre.

«Gli americani ci hanno detto che, dopo le elezioni della Duma, la Russia mostrerebbe una rinnovata disponibilità ai negoziati e che, in questo contesto, dobbiamo prepararci a un nuovo avvio delle trattative», ha spiegato la presidenza francese. La dichiarazione attribuisce agli Stati Uniti la valutazione sull’atteggiamento di Mosca e non costituisce, di per sé, un impegno formale del Cremlino.

Il riferimento alla consultazione elettorale russa introduce anche una variabile politica interna. L’eventuale ripresa dei colloqui potrebbe essere collocata dopo un passaggio istituzionale rilevante per Mosca, ma resta da comprendere se tale indicazione corrisponda a una scelta strategica già maturata oppure a una disponibilità ancora preliminare.

Per l’Europa, prepararsi a un nuovo negoziato significa evitare che le principali decisioni sulla sicurezza continentale vengano assunte senza un adeguato coinvolgimento dei Paesi maggiormente esposti alle conseguenze della guerra. Francia e altri governi europei seguono quindi con attenzione la mediazione americana, sostenendo l’Ucraina e chiedendo che ogni intesa sia duratura, verificabile e rispettosa della sua sovranità.

Il Cremlino non esclude una telefonata Putin-Trump

Anche da Mosca sono giunti segnali prudentemente favorevoli. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha dichiarato che non viene esclusa una telefonata tra Putin e Trump dopo la missione degli inviati statunitensi.

Peskov ha però precisato che la Russia non disponeva ancora di informazioni complete sull’esito degli incontri avvenuti a Kiev. Il Cremlino ha definito la missione di Witkoff e Kushner «un piccolo passo verso la pace», riconoscendo il valore del tentativo americano senza attribuirgli il significato di una svolta definitiva.

Mosca non esclude neppure la ripresa dei colloqui trilaterali con Ucraina e Stati Uniti. Secondo quanto riportato da Reuters, è però ancora prematuro discutere date e sede dell’eventuale confronto, mentre restano riservati i contenuti delle proposte presentate dagli emissari americani.

Questa prudenza riflette la complessità del dossier. Una trattativa credibile dovrà affrontare temi che incidono direttamente sull’assetto futuro dell’Ucraina e sulla sicurezza europea: territori, garanzie internazionali, cessazione delle ostilità e condizioni necessarie per impedire una nuova escalation.

Mosca chiude il consolato tedesco a San Pietroburgo

Mentre si tenta di riaprire il dialogo sulla guerra, i rapporti tra Russia e Germania registrano un ulteriore deterioramento. Il ministero degli Esteri russo ha revocato il consenso all’attività del Consolato generale tedesco a San Pietroburgo, ordinandone la chiusura entro il 18 settembre 2026. Tutto il personale dovrà lasciare il territorio della Federazione Russa entro la stessa data.

Mosca ha presentato il provvedimento come una misura di ritorsione per la decisione di Berlino di chiudere il consolato russo a Bonn e il centro culturale Russian House nella capitale tedesca. Le autorità russe hanno inoltre confermato la cessazione delle attività dei centri Goethe-Institut presenti nel Paese, con l’obbligo per il personale di partire entro il 13 settembre.

La crisi diplomatica tra Berlino e Mosca costituisce il contrappunto più duro alle caute aperture negoziali. Mostra come, accanto ai tentativi di mediazione, continui ad ampliarsi la frattura politica tra la Russia e una parte significativa dell’Europa.

La possibile ripresa dei colloqui si sviluppa dunque in uno scenario attraversato da spinte opposte: da un lato la diplomazia americana cerca di ricostruire un tavolo comune; dall’altro le tensioni bilaterali, le operazioni militari e le questioni territoriali mantengono elevato il rischio di un nuovo irrigidimento.

Le telefonate attese acquistano per questo un valore che supera la dimensione protocollare. Trump sente Putin e Zelensky nel momento in cui una minima apertura sembra tornare visibile, ma il suo peso potrà essere misurato soltanto dalle decisioni successive. La pace non nasce dalle formule diplomatiche, bensì dalla capacità di trasformare un contatto in impegni verificabili. Il dialogo può ricominciare; resta ancora da capire se le parti siano davvero pronte a percorrerlo.